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Mafia: spot discoteche in Sicilia con video ispirato al Padrino e alla “famigghia”

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La musica del padrino, la “famigghia”, la protezione della Mafia, la forza dell’intimidazione e gli abiti del piu’ famoso don Vito Corleone. E’ un mix di sub cultura mafiosa quella che spopola sul web, per pubblicizzare – in questo caso – le “notti brave” dei giovani siciliani. Un video diventato virale in rete e tramite i social che, per il sabato sera, propone “l’anno della famigghia, perche’ – recita – la famigghia e’ importante, non si tocca”. E se non bastasse, la frase inneggiante all’intimidazione “questo anno voi con me dovete stare, per il vostro bene lo dico” perche’ se sabato sera state con noi “protetti siete”. Insomma, tutti, ma proprio tutti, gli ingredienti su cui si poggia la forza delle mafie. Un promo per alcune discoteche, promosso da una societa’ di comunicazione, che rispecchia un fenomeno di marketing insopportabile, realizzato a colpi di “coppola e lupara”, di “onore e rispetto”, di “protezione della famiglia”. Una spettacolarizzazione della cultura malavitosa, a colpi di stereotipi, che e’ tanto pericolosa quanto offensiva, nei confronti di chi, per combatterla, ne e’ rimasto vittima. Un fenomeno virale che, a colpi di click, entusiasma i giovani che passano – piu’ o meno inconsapevolmente – dall’inneggiare sui social alle organizzazioni criminali, alle fiction televisive, fino alle magliette targate “Mafia “, a quelle con la coppola o con la lupara. O ancora, come dimenticare i gadget che campeggiano in bella mostra su tante bancarelle del sud, con prodotti “tipici” che non sono quelli ottimi della Terra locale, bensi’ la statuetta di Toto’ ‘u mafiusu, la tazza con l’immagine del Padrino o il pupazzo con la lupara fumante. E’ un qualcosa che parte da lontano, basti pensare che una recente ricerca della Coldiretti ha messo in luce come, l’agricoltura (soprattutto del sud Italia), sia diventata un “set cinematografico che inneggia alla Mafia, utilizzando vini, liquori, paste e tanti altri prodotti”. Perfino l’Europa se ne e’ accorta e, dopo la battaglia condotta dalla Commissione Antimafia e dalla sua presidente, Rosy Bindi, ha proibito che il vocabolo “Mafia” e la sua rappresentazione possa campeggiare nei prodotti e nei ristoranti stranieri (in Spagna vi era una vera e propria moda). Proprio nei luoghi in cui quei disvalori hanno provocato sofferenza e morte per tanti servitori dello Stato, per tante famiglie (quelle si’!), per tante vittime inconsapevoli, quando riusciremo a respingere queste insane celebrazioni? Perche’ cosi’, se da un lato si organizzano le marce per la legalita’, nelle giornate della memoria e del ricordo, dall’altro si rischia di fare un favore alle mafie, inneggiando ai loro valori e non scimmiottandoli. “Business is business”, ma a che prezzo?.

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