Mafia, via D’Amelio: “Scarantino torturato da banditi per confessare”

Mafia, via D’Amelio: “Scarantino torturato da banditi per confessare”

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Il falso pentito Vincenzo Scarantino in una foto d'archivio

“Le torture a Vincenzo Scarantino per convincerlo a confessare il suo ruolo nella strage di via D’Amelio rappresentano uno sforzo criminale, portato avanti da uomini dello Stato. Ma quelli non sono uomini dello Stato, sono banditi”. Cosi’ ha parlato l’avvocato Fabio Repici, legale di parte civile di Salvatore Borsellino durante la sua arringa nel quarto processo per la strage di via D’Amelio, parlando del depistaggio sulle prime indagini. A questo proposito l’avv. Repici ha puntato il dito contro l’ex capo della Mobile Arnaldo La Barbera, definendolo “il principe del depistaggio”, e sottolineando le condotte dei poliziotti Mario Bo, Lorenzo Narracci e Salvatore La Barbera, che quando vennero chiamati a deporre nel Borsellino quater si avvalsero della facolta’ di non rispondere. Una stoccata il legale l’ha riservata anche al magistrato Ilda Boccassini, che aveva deposto a CALTANISSETTA: “La dott. Boccassini, in questo processo ci ha detto che la falsita’ di Scarantino emergeva dalla sua stessa confessione. Ma nel luglio ’94, in una conferenza stampa insieme all’ex procuratore capo diCALTANISSETTA Giovanni Tinebra aveva osannato il lavoro svolto dagli investigatori e lo stesso Scarantino”.

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