Il “Mandamento della Montagna”, tra vecchie conoscenze e incensurati: la frontiera dei centri di accoglienza e dei video-poker

Giuseppe Castaldo

Agrigento

Il “Mandamento della Montagna”, tra vecchie conoscenze e incensurati: la frontiera dei centri di accoglienza e dei video-poker

Maxi blitz antimafia all’alba contro le cosche agrigentine: disarticolate 16 famiglie mafiose, smantellati i mandamenti della montagna e di Sciacca: al vertice c’era Francesco Fragapane, figlio dello storico boss Salvatore. In manette anche il sindaco di San Biagio Platani, Santino Sabella, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa
Pubblicato il Gen 22, 2018
Il “Mandamento della Montagna”, tra vecchie conoscenze e incensurati: la frontiera dei centri di accoglienza e dei video-poker

Un colpo durissimo quello messo a segno dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Agrigento che – su richiesta della DDA di Palermo – ha eseguito alle prime luci dell’alba 56 arresti di cui 44 in carcere e 12 agli arresti domiciliari. Gli inquirenti – con un’attività di indagine durata oltre due anni – hanno di fatto azzerato il mandamento di Santa Elisabetta e quello di Sciacca, disarticolando 16 famiglie mafiose operanti nella provincia di Agrigento.

Sotto la lente di ingrandimento dei carabinieri è finito il cosiddetto Mandamento della Montagna, voluto e retto da Francesco Fragapane, 39 anni di Santa Elisabetta, figlio del boss ergastolano Salvatore, pezzo da 90 della mafia agrigentina: sarebbe stato lui a nominare e confermare personaggi a capo delle consorterie mafiose agrigentine. In manette finisce anche il sindaco di San Biagio Platani, paese della montagna finito nel mirino degli inquirenti per una notevole concentrazione di appalti e cantieri : si tratta di Santino Sabella, eletto nel 2014 , accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. L’indagine ha permesso di ricostruire e azzerare l’intera geografia mafiosa in provincia di Agrigento, individuando i capi e i gregari. Mafia agrigentina che, oltre alle collusioni con le pubbliche amministrazioni, controllava capillarmente il territorio attraverso le estorsioni documentate dalle intercettazioni: nel mirino delle cosche è finito anche un centro di accoglienza per migranti di Cammarata a cui veniva puntualmente imposto il pizzo. Ma non soltanto. Estorsioni a tappeto per commercianti e ditte ma anche investimenti sul mercato delle scommesse online e dei video poker. Luce anche sul traffico di droga, che gli inquirenti definiscono in calo rispetto al passato, ma comunque sempre presente e ben articolato soprattutto a Favara.

Dopo le operazioni Cupola e Nuova Cupola la mafia agrigentina si stava riorganizzando: se in alcuni casi riemergevano personalità legata alla vecchia Cosa Nostra, come il boss di Sciacca Salvatore Di Gangi finito in manette questa notte, dall’altra vi era in atto una vera e propria metamorfosi con l’immissione nei ruoli di vertice delle famiglie anche di persone incensurate come nel caso di Giuseppe Nugara, considerato il boss di San Biagio Platani.

Una fotografia puntuale e chiara, quella che ci consegnano oggi le forze dell’ordine, da cui emergono contatti tra i clan agrigentini e le ndrine calabresi, come quelli avvenuti tra i Fragapane di Santa Elisabetta e i Bellocco di Rosarno. Una mafia, quella agrigentina, che gli stessi indagano, intercettati, definiscono “fiore all’occhiello” di Cosa Nostra siciliana, anche più di quella palermitana.


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