Mediterraneo sempre più saturo di rifiuti, lanciano l’allarme i Verdi della provincia di Agrigento

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Mediterraneo sempre più saturo di rifiuti, lanciano l’allarme i Verdi della provincia di Agrigento

di Redazione
Pubblicato il Lug 10, 2017
Mediterraneo sempre più saturo di rifiuti, lanciano l’allarme i Verdi della provincia di Agrigento

Il Mar Mediterraneo, preziosa risorsa ambientale ed ecologica vede la sua salute messa a rischio da tonnellate di rifiuti di ogni genere che minano l’ecosistema.

Le acque sempre più inquinate, materiali plastici vari mettono a repentaglio la salute delle persone, della fauna e flora marina con delle conseguenze disastrose.

Verdi di Agrigento lanciano questo allarme cercando di sensibilizzare le amministrazioni verso una nuova ottica che preservi quello che gli antichi romani chiamavano Mare Nostrum.

“L’Italia con i suoi 7500 chilometri di sviluppo costiero – scrive in una nota Alberto Crapanzano, responsabile della Federazione provinciale dei Verdi – è la nazione proporzionalmente più danneggiata ed anche le coste agrigentine manifestano palesemente il fenomeno di inquinamento del mare, è sotto gli occhi di tutti, basta farsi un giro lungo le coste. Secondo il report dell’Agenzia Ambientale delle Nazioni Unite, ogni giorno finiscono nel mare Mediterraneo 731 tonnellate di rifiuti plastici.

L’Italia nonostante il suo enorme sviluppo costiero e la sua vocazione turistica è il terzo Stato inquinatore tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo con una produzione di circa 90 mila chili di rifiuti giornalieri. Un dato enorme e sconfortante che potrebbe raddoppiare nel giro di pochi anni se non si adottano provvedimenti di riduzione dei rifiuti”.

“E l’Italia pare essere sorda e insensibile alla questione ambientale, – prosegue Crapanzano – soprattutto in Sicilia ad esempio i sistemi di depurazione delle acque reflue sono obsoleti e mal funzionanti.

I danni che si provocano all’economia, al turismo, all’ambiente, alla fauna ed alla flora marina, sono seri. Tartarughe marine, uccelli e mammiferi marini rimangono vittime innocenti in seguito all’ingestione di buste di plastica scambiate per cibo. Inoltre le microplastiche presenti nelle acque marine vengono ingerite dai pesci, molluschi e crostacei e di conseguenza arrivano anche all’uomo che se ne ciba”.

“Bisogna lavorare – aggiunge l’ambientalista – per sensibilizzare la cittadinanza sulle emergenze ambientali del territorio,per creare le condizioni affinché da tutti venga percepita l’urgenza di indirizzare economia e società verso una dimensione di necessario rispetto dell’ambiente.

Le nuove sfide locali e assieme globali per salvare il pianeta, tutelare la salute, fermare i cambiamenti climatici sono la lente attraverso cui dobbiamo immaginare un modo diverso di governare i territori, di concepire le relazioni economiche e sociali. Dobbiamo collaborare tutti per immaginare e costruire paradigmi alternativi fondati sulla giustizia sociale ed ambientale.

Al centro delle politica, a partire proprio da quella locale, devono tornare prepotentemente queste tematiche, ormai espulse dal dibattito pubblico”.


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