E se l’omicidio di Paolo Vivacqua fosse stato filmato?




Ulteriori sviluppi e retroscena nell’ambito dell’inchiesta “metal connection” che ha decapitato una banda che emetteva fatture false ed evaso il fisco con operazioni inesistenti per un valore di oltre seicento milioni di euro. Un gruppo criminale, secondo l’accusa, organizzato da Paolo Vivacqua, l’imprenditore di Ravanusa (AG) trapiantato in Brianza, ucciso nel novembre scorso a Desio all’interno del suo ufficio. Un delitto ancora non risolto ma che, tenuto conto delle attività di intercettazione svelate adesso dall’operazione “Metal connection” potrebbe giungere ad una svolta ed arrivare così ad individuare mandanti e sicari. E’ lecito pensare – a questo punto – che anche l’ufficio di Paolo Vivacqua fosse sottoposto ad intercettazione audio-video perché da tempo l’uomo era nel mirino dell’autorità giudiziaria. Questo dato, frutto di un ragionamento piuttosto che da una precisa indicazione investigativa, non va sottovalutato. E potrebbe portare a clamorose sorprese. Intanto, con l’arresto dei tre figli di paolo Vivacqua, Davide, Gaetano e Antonino nonché con la cattura ovvero la denuncia di numerosi “prestanome” tutti originari dell’agrigentino, comincia a delinearsi un quadro sempre più marcato. Complessivamente gli arrestati sono 13 (tra carcere e domiciliari); sette indagati sottoposti ad obbligo di firma, ventisei le persone iscritte nel registro degli indagati. Le accuse, a vario titolo mosse dalla Procura di Milano, sono - di associazione per delinquere, frode fiscale, emissione ed utilizzo di fatture false e riciclaggio di denaro. Le perquisizioni hanno coinvolto 30 società, tutte attive nel commercio di rottami metallici, distribuite nel territorio del Nord Italia, principalmente in Lombardia. Fra queste molte le aziende anche della Brianza e del Milanese.
Le indagini, iniziate un anno fa relative ad altra inchiesta che potrebbe avere connessione con quella a carico di Vivacqua, hanno preso il via a seguito della scoperta di una società di Castano Primo, la Metalbland, che, a fronte di un volume d’affari di svariati milioni, presentava una operatività praticamente inconsistente. Sono così partiti gli approfondimenti sui soci (pregiudicati che dichiaravano al Fisco poche migliaia di euro), ma che conducevano un tenore di vita elevatissimo: case lussuose, auto di grossa cilindrata e vacanze costose hanno fatto scoprire quale fosse la loro reale attività, quella cioè di gestire società di comodo utilizzate per fornire ai loro clienti fatture false per attestare e giustificare contabilmente acquisti e trasporti effettuati in nero presso altre ditte che si prestavano a farsi pagare in contanti il materiale di scarto delle lavorazioni. Anche le fatture false hanno un prezzo: per ogni documento i gestori delle cartiere trattenevano, quale compenso, una percentuale del 4% sugli importi che venivano bonificati dai clienti a saldo degli acquisti ‘fittizi’ e che successivamente riconsegnavano nelle mani degli stessi imprenditori da cui erano partiti. A loro volta i clienti, rientrati in possesso del denaro, lo utilizzavano per acquistare nuovo rottame in nero a prezzi vantaggiosi per poi rivenderlo alle fonderie con regolare fattura a prezzi di mercato, curandosi infine di far quadrare la contabilità al centesimo, attraverso fatture gonfiate degli acquisti in nero, in modo da chiudere il cerchio e dimostrare un margine di guadagno minimo sul quale poi, finalmente, pagare le tasse. Il sistema permetteva inoltre di riciclare enormi quantità di denaro che andava ad arricchire i componenti del sodalizio che li investivano in case e terreni intestati a prestanome, orologi di pregio oppure li occultavano in ingegnosi nascondigli nelle proprie case o automobili o, più prudentemente, li custodivano in cassette di sicurezza in banca (solo in 4 cassette di sicurezza sono stati rinvenuti contanti per oltre 700mila euro). Le perquisizioni hanno portato al sequestro di 63 conti correnti per una disponibilità di oltre 2,1 milioni di euro, 11 autovetture (tra cui una Ferrari cabrio e Audi A8 munita di doppiofondo idraulico per nascondere il denaro), 2 abitazioni, 2 box, due terreni e un autolavaggio, svariati preziosi fra orologi, gioielli e lingotti d’argento e denaro contante per 1,4 milioni di euro come si può vedere dal videohttp://www.cittaoggi.tv/video/magenta-operazione e
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=W0j_nfYejjI . Le indagini delle Fiamme Gialle milanesi proseguono per capire quali siano le reali proporzioni del fenomeno, attraverso l’analisi della contabilità delle società utilizzatrici delle fatture false, che hanno alimentato per molti anni un sistema criminale che ha arrecato enormi danni all’Economia reale del Paese.
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=W0j_nfYejjI
http://www.cittaoggi.tv/video/magenta-operazione







