Il ministro Orlando e l’on. Berlinguer ad Agrigento per il “si”

Il ministro Orlando e l’on. Berlinguer ad Agrigento per il “si”

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Convegno con ministro Orlando

Convegno con ministro Orlando
Convegno con ministro Orlando

Ma chi l’ha scritto che il ministro Andrea Orlando era considerato il “turco” più freddo verso l’attuale segreteria e poco impegnato nella campagna per il Sì?

Forse perché tempo fa  non era  sfuggito a molti il feeling tra Pierluigi Bersani e Graziano Delrio. Oggi sfumati i rumors sui nomi di Franceschini, Orlando, Calenda come possibili nuovi presidenti del consiglio, ecco il ministro Orlando ad Agrigento più pimpante che mai insieme ad un accaloratissimo on. Berlinguer che tiene banco per circa 60 minuti nella chiesa sconsacrata dell’associazione Temenos di Agrigento.

Ci sono tutti i sostenitori del si  con gli on. Panepinto e Moscatt, il segretario provinciale del Pd, Zambito, quello cittadino Silvia Licata, il segretario dei giovani democratici Catuara e il sindaco Firetto  per un omaggio doveroso al rappresentante del governo Renzi. Spiegando le motivazioni di un voto favorevole al si, Orlando partendo dalla necessità dell’abolizione del bicameralismo perfetto, afferma che questa “esigenza non nasce oggi, non é recente, ma risale a 70 anni fa, perché già nel 1946 ci si accorse dell’anomalia di avere due Camere del Parlamento che facessero le stesse cose, con notevoli perdite di tempo per l’approvazione delle leggi. Allora poteva andar bene perché si era in clima di guerra fredda e vi era a necessità di controllo. Ma oggi non più, poiché il clima politico é cambiato. Non c’é più guerra fredda”.

Orlando ha poi spiegato che si tratta di un referendum carico di elementi politici e non solo tecnico-amministrativi riferiti alla funzionalità del Parlamento. E se gli iniziali personalismi di Renzi avessero potuto penalizzare i sostenitori del “sì”, il ministro ha così risposto: “La campagna referendaria entra adesso nel vivo. Quando il premier disse che il Referendum poteva essere considerato come un voto al Governo e, quindi, a lui stesso, era ancora troppo presto. Si era in estate. Quindi, nessuna influenza sull’attività del popolo del ‘sì’. I conti si fanno adesso”.  Inframezzato da un breve concerto  della Filarmonica Demetra di Favara, l’incontro per  il “SI” ha visto subentrare ad Orlando atteso a Catania, un on. Berlinguer combattivo ad onta dei suoi anni“Condivido la sostanza della legge di revisione costituzionale, approvata secondo tutte le regole dal Parlamento. E condivido l’assoluta necessità di cancellare l’esistenza del Senato legislativo e politico, di cancellare il Cnel e le Province. Semplificare il sistema istituzionale secondo me è una necessità urgente… Io sono d’accordo con chi dice che in alcuni punti la legge non è bellissima, si sarebbe potuta scrivere meglio, ma se metto sulla bilancia il vantaggio che viene all’Italia dalle abrogazioni e sull’altro piatto le brutture della scrittura, pesa molto di più il cambiamento. Non ci possiamo più tenere questo Senato».

Sarebbe possibile riscrivere un’altra riforma? Si chiede Berlinguer che così risponde:
“Non è impossibile, ma quanto tempo ci si è messo a farla e da quanto tempo la sinistra, a cominciare dal Pci e anche dopo, avrebbe voluto fare queste riforme? Sono tempi lunghissimi, lo sappiamo, l’Italia non li può aspettare, allora perché rinviare tanto? Nessuno mi garantisce che possa essere scritta meglio. Intanto c’è questa, ci sono delle imperfezioni che si possono correggere nella prassi, ma così almeno si acquisiscono i vantaggi della riforma.”

Convinzioni profonde esprime l’on. Moscatt quando glielo chiediamo: Abbiamo bisogno di un paese stabile e votare si significa dare un segnale di cambiamento e riorganizzare la macchina burocratica e decisionale e dare alla politica la responsabilità delle cose. Con una sola camera la politica dovrà decidere senza i ping pong.  I dubbi che ho sono piccolissimi”.

Il giornale Affari italiani qualche settimana fa ha lanciato la notizia che dopo il referendum sarebbe pronto il nuovo partito “Adesso Italia” di Renzi. Quanto è praticabile questa notizia?

No assolutamente, noi apparteniamo al Partito democratico, Renzi è il segretario. Dopo questo referendum ci sarà ancora il Partito democratico con Renzi segretario e se non ci sarà lui ci sarà sempre il Pd”.

 

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