Cronaca

Morte a scuola di Roberto Gambina: no ad archiviazione. Gip dispone nuove indagini

Roberto Gambina

Roberto Gambina

Importantissima svolta nel caso legato alla morte di Roberto Gambina, il cui corpo privo di vita venne rinvenuto all’interno nel giardino dell’Istituto paritario “Lanza” in Vittoria, a ridosso delle scale esterne antincendio, con ecchimosi nella tempia e un livido all’altezza del braccio sinistro, un orecchio risultato quasi del totalmente staccato.
Infatti, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ragusa, lo scorso 28 febbraio, non ha accolto la richiesta di archiviazione del caso datata 27.10.2016, catalogato come suicidio, ed ha disposto nuovi ed importanti atti di indagine.
Tutto questo è avvenuto grazie alla Magistratura, allo Studio legale Romano, ai consulenti, medici legali e l’analista forense Luca Russo con il suo staff della I.I.F. (Indagini informatiche forensi).
L'analista forense Luca Russo

L’analista forense Luca Russo


Il tragico fatto, come detto, venne rubricato come “suicidio” con forti elementi incompatibili con l’intera vicenda.
Un orecchio staccato quasi in toto con ecchimosi nella fronte avevano fatto subito pensare ad una possibile colluttazione con qualcuno e i lividi sul braccio poteva rappresentare un tentativo di difesa da qualcuno.
Quella mattina Roberto era giunto all’istituto dopo un piccolo sinistro con l’auto in compagnia di altri 3 compagni di istituto, un sinistro che non aveva creato particolari danni alla macchina e nemmeno ai ragazzi. Solamente due decidevano di farsi refertare all’ospedale per poi essere dimessi subito senza particolari prognosi.
Da subito tantissimi tasselli lasciati al caso.
Vennero sentite pochissime persone a Sit e quelli più importanti non furono ascoltati.
Un continuo andirivieni tra Procura e casa da parte dei genitori di Roberto ed in particolare dalla mamma Consuelo Bonifazi che, non dandosi pace per quanto accaduto in circostanze assolutamente poco chiare, iniziava la sua battaglia per far emergere la verità.
Da allora si susseguivano voci di paese su chi aveva visto e taciuto, post su facebook chiaramente riferiti a quella giornata con commenti diretti al fatto che Roberto fosse stato vittima di qualcuno, testimoni che non vollero rilasciare dichiarazioni, un mutismo assolutamente sulla vicenda. I fatti non erano chiari.
Una perizia medico legale che non parla di suicidio, un cellulare restituito dopo quasi un anno, con lo schermo rotto. Un attento e certosino lavoro da parte dello Studio legale Romano, aveva evidenziato da subito le stranezze di quello che tutto può essere tranne che un suicidio.
Roberto, un ragazzo tranquillo e senza apparenti problemi, con una grande passione per il fisico e lo sport, non poteva aver deciso di uccidersi dal tetto di una scuola così. Lui, che la mattina del 20 novembre 2015, entra in istituto con un ora di ritardo a causa di quel piccolo sinistro, lascia il cellulare in segreteria, chiede di poter consegnare dei documenti in segreteria e di corsa si accinge a salire sul tetto si una palestra adiacente la scuola per buttarsi giù, non può essere compatibile con nessuna dinamica nemmeno se Roberto fosse stato un ragazzo con problematiche esistenziali.
Questa – sostiene il team investigativo e legale voluto da mamma Consuelo – non è la dinamica compatibile con un disagio. Ed infatti, nel luglio 2016 la mamma di Roberto, contatta l’analista forense, Luca Russo, già conosciuto in ambito nazionale in quanto impiegato in moltissimi casi di cronaca per conto di svariate Procure della Repubblica d’Italia (proprio in quel periodo a Palermo nominato su alcuni procedimenti per conto della Dda), incontra la famiglia e prende a cuore il caso volendo approfondire gli aspetti tecnici investigativi.
Esaminati gli atti del fascicolo, Russo, sottopone allo studio Romano alcune discordanze tecniche sulle procedure di acquisizioni del cellulare, e forniva una relazione dove faceva emergere diversi spunti di indagine da poter effettuare nei luoghi e posti adiacenti il punto dove moriva Roberto, nonchè identificare i ruoli di soggetti vicini alla vita di Roberto.
Tutto questo ha indotto il Gip a non archiviare disponendo ulteriori importanti accertamenti.
Fondamentale anche l’intervento di altri tecnici coinvolti compresi i Ctp medici legali impiegati dalla famiglia.
Ora si ricomincia e la famiglia con massima fiducia nella Magistratura, attende risvolti importanti finalizzati a trovare chi sapeva e ha taciuto, chi oggi ha la coscienza sporca di sangue in quanto complice, autore o anche “solamente” protagonista di un’istigazione al suicidio.
Una decisione quella del Giudice degna di apprezzamento e stima da parte della famiglia e tutte le figure coinvolte a dare voce all’unico obiettivo, far emergere la verità e rendere pace Roberto e la famiglia. Che giustizia sia fatta.

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