Morto il Pm Giuseppe Gennaro, ex presidente Associazione nazionale magistrati

Morto il Pm Giuseppe Gennaro, ex presidente Associazione nazionale magistrati

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Giuseppe Gennaro

E’ morto a Catania il magistrato Giuseppe Gennaro. Aveva 73 anni e da tempo era malato. Ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati, eletto nel 2006, e’ stato uno dei magistrati di punta della Procura di Catania dove ha ricoperto anche l’incarico di ‘aggiunto’ occupandosi di numerose inchieste sulla pubblica amministrazione e le organizzazioni criminali.

Uno degli ultimi casi di cui si e’ occupato e’ stata il processo Iblis su rapporti tra mafia, imprenditoria e politica, nel quale e’ stato imputato e condannato, tra gli altri, l’ex presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo.

Nato a Catania, in magistratura dal 1972, Gennaro è stato esponente di spicco di Unità per la Costituzione, il gruppo di centro e di maggioranza dei magistrati.

Dal 1994 al 98 è stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Nel 2000 diviene per la prima volta presidente nazionale dell’Associazione Magistrati cui verrà rieletto nel 2006. rappresentando quattro anni di distanza dalla precedente esperienza, alla presidenza dell’Associazione nazionale magistrati.

A Palazzo dei marescialli è stato presidente della Prima Commissione, la più delicata, perchè competente sui trasferimenti d’ufficio dei magistrati, ma anche sulle cosiddette «pratiche a tutela» dei giudici sottoposti ad attacchi, in anni difficili segnati dalle polemiche sul pool Mani Pulite di Milano. Eletto nell’aprile del 2000 presidente dell’Anm, alla guida di una giunta a tre, costituita da Unità per la Costituzione, Magistratura democratica e Magistratura Indipendente – Gennaro si è trovato a gestire una stagione tutt’altro che facile, caratterizzata dall’asprezza dello scontro tra politica e magistratura.

A nemmeno otto mesi dal loro insediamento Gennaro e la sua giunta assunsero un iniziativa simbolica ma senza precedenti almeno nella storia più recente dell’Anm: si dimisero per protestare contro le ripetute accuse ai magistrati di fare un uso politico della giustizia e la mozione sulla giustizia approvata al Senato dalla Cdl in cui tra l’altro si parlava di riunioni delle toghe per disapplicare la legge sulle rogatorie; dimissioni che però vennero respinte dal parlamentino delle toghe che, condividendone l’azione, chiese alla giunta di restare.

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