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Naro capitale barocca che cade a pezzi: rovinato un affresco del Provenzani

Lo sfacelo di Naro, arrampicata a 600 metri sul mare africano, ricca di monumenti e chiese, fu definita la vera capitale del barocco

E’ di qualche ora fa la notizia che sta tenendo banco tra i cittadini di Naro, un paese di 8.000 anime a quindici km da Agrigento. Una parte dell’affresco che raffigura il Redentore sulla volta centrale dell’unica navata della chiesa di San Francesco in Piazza Giuseppe Garibaldi, è venuta giù dopo una notte di pioggia. La scoperta è stata fatta dall’arciprete la mattina successiva il quale ha avvertito la Curia e tutti gli altri organi competenti.

Un affresco di gran valore

L’affresco è opera di Domenico Provenzani, annoverato tra i massimi cultori dell’arte settecentesca in Sicilia, originario di Palma di Montechiaro, paese non molto lontano da Naro. Accanto alla chiesa una volta vi era il convento dei frati, oggi c’è la Sede del Palazzo di Città, cui si accede passando per un chiostro settecentesco che circonda un giardino con al centro un’artistica fontana. L’atrio interno è costituito da pilastri portanti con semicolonne addossate su cui poggiano delle eleganti arcate, presenta una sola navata su cui, come una cornice, diparte la volta a botte. Il complesso è uno dei tipici esempi del primo barocco siciliano.

La Chiesa di San Francesco, un biglietto da visita per i turisti che ogni anno vanno a visitarla, è stata intanto chiusa a turisti e fedeli in attesa che qualcuno si preoccupi di supervisionare il caso e risolvere il problema che ha lasciato un’insanabile ferita. Anche in passato la sede non è stata protagonista di storie “fortunate”. Basti pensare al restauro della facciata negli anni ’70. In alcune cappelle, posizionate magistralmente, erano conservate le statue di diversi santi, che a lavori finiti sono scomparse senza che più nessuno le reclamasse. Solo nel 2004 l’edificio, per la sua storia e la sua bellezza è stato inserito nella lista dei monumenti patrimonio dell’Unesco.

Intanto si aspetta la riapertura e numerosi fedeli e curiosi fanno capolino tra le viuzze strette della città per vedere se qualcosa si muove, se qualcuno si muove: ma ancora la porta risulta ben serrata.

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