Naufragio immigrati: circa 800 vittime, su relitto segni impatto (video)

Naufragio immigrati: circa 800 vittime, su relitto segni impatto (video)

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Barcone carico di immigrati

Nella prua e nella fiancata del peschereccio affondato in seguito al naufragio del 18 aprile scorso al largo della Libia, che avrebbe causato la morte di un numero compreso fra 700 e 800 migranti, sono stati trovati i segni dell’impatto con il cargo portoghese King Jacob. Lo hanno confermato le immagini, non ancora in alta definizione, girate ieri a 375 metri di profondità, a 85 miglia dalle coste libiche, durante l’ispezione compiuta dai mezzi della Marina Militare. Il Procuratore Giovanni Salvi con il contrammiraglio Mario Curcasi ha incontrato i giornalisti per fornire alcuni particolari sull’esito dell’ispezione. La rilevazione del relitto, di colore blu e della lunghezza di 25 metri, è stata possibile grazie alle strumentazioni sonar ed al mezzo subacqueo Gigas. La Marina militare, su richiesta della Procura della Repubblica di Catania, ha messo a disposizione i cacciamine Gaeta e Vieste, insieme alla corvetta Sfinge, per le operazioni di ricerca e localizzazione del peschereccio affondato. Salvi parlando con i giornalisti ha detto di “non poter confermare con precisione il numero delle vittime”, che sarebbe stato “superiore a 700, circa 800″. “Il relitto del natante trovato dalla Marina è compatibile con queste cifre”, ha spiegato il procuratore puntualizzando che sono stati avvistati “molti corpi”. “Questo battello – ha osservato – è molto simile a quello di un altro caso, di un anno fa, con a bordo 874 persone. Facendo un raffronto tra ciò che ci dicono i migranti, ovvero che erano circa 1.200 in attesa di essere imbarcati e che arrivati a circa 800 non ne entravano più, vi è la realistica possibilità che a bordo vi fossero molte centinaia di persone”. Salvi ha anche rivelato che “sui 24 cadaveri portati a Malta e sui 28 superstiti di Catania non sono stati trovati segni violenza”. Il Procuratore di Catania ha aggiunto che con l’aiuto di immagini ad alta definizione si avrà “un quadro più chiaro”, anche perchè gli investigatori devono accertare se le botole fossero chiuse come indicato dai superstiti. “Valuteremo – ha concluso – la possibilità di recuperare il relitto in base all’esigenza di accertare se i portelloni erano chiusi o aperti. Uno appare aperto. Quello di poppa appare chiuso, ma bisogna stabilire se si è chiuso per effetto del naufragio”. Oggi intanto è proseguito l’incidente probatorio davanti al Gip Maria Paola Cosentino. Sono stati sentiti un eritreo e un maliano. Il primo ha parlato di un “giovane alto del Ghana, morto nel naufragio, che aveva in uso un radiotrasmettitore”, Tra i 26 superstiti sono numerosi quelli che accusano il presunto ‘comandante’ tunisino, Mohammed Alì Malek, di 27 anni, e il suo mozzo, Bikhit Mahmud, 25 anni, siriano, entrambi arrestati, assistiti dagli avvocati Massimo Ferrante e Giuseppe Ivo Russo. Il ‘mozzo’ era anche oggi da solo in aula. Alcuni, però, tendono a scagionare il siriano: era “un viaggiatore come noi”, ha detto ad esempio nei giorni scorsi un eritreo, confermando invece il ruolo di primo piano svolto dal tunisino. L’incidente probatorio è stato aggiornato a data da destinarsi, quando l’ultimo teste da sentire, un uomo del Bangladesh ricoverato in ospedale, sarà in grado di essere in aula.

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