Noi licatesi spremuti dalla Tari

Gaetano Cellura

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Noi licatesi spremuti dalla Tari

di Gaetano Cellura
Pubblicato il Nov 9, 2018
Noi licatesi spremuti dalla Tari

Sapevamo dell’aumento della Tari. E puntualmente ci è stato notificato.

Inizia di fatto la “macelleria sociale” di questa nuova amministrazione. Ai cittadini licatesi vengono recapitate bollette insostenibili: vai a spiegare a una famiglia di quattro persone, e magari con un reddito da pensione bassa e con figli (disoccupati o studenti) a carico, che deve pagare più di cinquecento euro per il 2018.

Conosciamo la risposta. La risposta politica: questa situazione di sfascio l’abbiamo trovata. Il modo migliore per scaricare su altri ogni responsabilità e mettersi a posto con la coscienza. Il fatto è che il passato parla. E parla per ognuno di noi. Tutti più o meno responsabili e vittime di questa situazione. Responsabili, perché abbiamo votato chi negli ultimi vent’anni ha governato la Sicilia e ha deciso le fallimentari politiche sui rifiuti, la privatizzazione sui generis del servizio, buona solo a creare potentati clientelari e carrozzoni costosi e inefficienti. Vittime, in quanto abbiamo pagato di tasca nostra le conseguenze disastrose di certe scelte politiche – a volte innocenti, altre volte corrive – in termini di servizi (pulizia e decoro urbano) non resi e di poche discariche, per di più lontane e ormai  sature, antieconomiche e pure obsolete se confrontate con i sistemi di smaltimento dei rifiuti di altre regioni. Le regioni lungimiranti e oneste che hanno visto nella monnezza un problema da risolvere e non il nuovo oro su cui fare affari.

E poi – non dimentichiamole – le responsabilità locali, cioè dei nostri amministratori, delle nostre classi dirigenti (e di quelle degli ultimi anni soprattutto) cui il problema è letteralmente esploso nelle mani: la differenziata mai partita, la città sempre più sporca e diverse volte in mano ai commissari,  i rapporti sempre più controversi e conflittuali tra il comune e i vari ambiti territoriali ora tutti in liquidazione e sostituiti da altri, sempre una via di mezzo tra pubblico e privato, che aumentano ancora di più la confusione in fatto di politiche strategiche sul sistema rifiuti. Fermo al palo, nonostante i proclami di Musumeci.

Tutto è lento in Sicilia. E tutto è lento a Licata. Dove la nuova amministrazione – questa è la verità – aumenta a dismisura la Tari più per ripianare un bilancio comunale in fallimento che per destinare al servizio dei rifiuti l’ennesimo salasso imposto in materia ai cittadini. Spremuti ancora una volta, e in un contesto sociale di economia povera. Spremuti – e anche questo bisogna dirlo – perché onesti, perché sono i pochi che pagano nel mare magnum dell’evasione. Questi cittadini sono stanchi. Perché non vedono un limite alla tassazione elevata. Perché non ne ricavano il giusto servizio. E perché vorrebbero sentir dire da chi li amministra non più: “questa situazione l’abbiamo trovata”. Ma stiamo facendo di tutto, con l’evidenza dei fatti, per migliorarla e farvi pagare meno la prossima volta.

 


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