Omicidio di un carabiniere: si aggrava posizione dell’arrestato

Omicidio di un carabiniere: si aggrava posizione dell’arrestato

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Si aggrava ulteriormente la posizione di Nicolò Girgenti, l’uomo arrestato nel giugno scorso con l’accusa di avere ucciso il maresciallo capo dei Carabinieri Silvio Mirarchi durante un controllo antidroga. All’alba di oggi è stata notificata all’uomo, detenuto nel carcere di Trapani, una nuova informazione di garanzia. Le indagini, svolte dal Comando provinciale dei Carabinieri di Trapani, con la collaborazione del Ris di Messina, e coordinate dalla Procura della Repubblica di Marsala, hanno permesso di contestare all’uomo anche il tentato omicidio del carabiniere che insieme a Mirarchi era impegnato nel servizio antidroga la sera del 31 maggio. Gli accertamenti balistici condotti dal Ris hanno dimostrato che l’indagato sparò ad altezza d’uomo e che il carabiniere di pattuglia con la vittima era rimasto illeso solo grazie al rapido movimento con cui si era messo al riparo. “Il Ris ha poi dimostrato che le specifiche tracce individuate con l’esame dello Stub sono riconducibili esclusivamente allo sparo di armi da fuoco e in alcun modo alla contaminazione da concimi e fertilizzanti usati per lo svolgimento della sua professione di vivaista”, dicono gli inquirenti. A Girgenti sono inoltre contestate altre due aggravanti relative all’omicidio e quindi anche al tentato omicidio: quella dell’aver commesso il fatto nei confronti di un pubblico ufficiale, in quanto i due militari si erano qualificati e avevano intimato l’alt; e di avere commesso il delitto per assicurarsi l’impunita’ riguardo un altro reato: infatti Girgenti, con altri complici, stava prendendo piante di marjuana dalle serre di contrada Ventrischi quando è stato sorpreso dal maresciallo Mirarchi e dal collega.

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