Cronaca

Omicidio fruttivendolo, sangue si lava col sangue: nonna della vittima pronta a sparare (video)

Il sangue si lava col sangue.

E donna Teresa, 84 anni, nonna di Andrea Cusimano il fruttivendolo ucciso al mercato del Capo a Palermo lo scorso 26 agosto, non ci ha pensato due volte: si è armata e voleva uccidere l’assassino del nipote.

La ricostruzione è dei carabinieri di Palermo che hanno ascoltato, dopo aver messo le cimici, una conversazione in carcere.

Tre giorni dopo l’omicidio Teresa Pace, va in carcere a trovare il figlio Silvio Bertolino, zio della vittima e racconta cosa è successo tra le bancarelle del mercato.

Lei quella mattina era lì. Ha visto la prima lite e il ferimento del nipote. Particolare inedito fino a oggi. Nel corso della prima lite, quella sedata dai carabinieri attorno alle 7,30 Pietro Calogero Lo Presti, arrestato per l’omicidio del commerciante va con il padre al mercato.

Cerca Francesco Cusimano che la sera prima nel corso di una lite al mercato della Vucciria aveva dato due schiaffi al padre Giovanni Lo Presti.

Nella bancarella trova Andrea. I due arrivano alle mani. Andrea picchia Calogero che estrae un coltello e lo colpisce al volto. La nonna vede tutto.

“Perché non gli sparavi?”, chiede il figlio Silvio. E nonna Teresa risponde: “Non ho avuto il tempo di uscirla… quelli mi hanno bloccato perché io gli ho detto cornuto vieni qua”.

Teresa Pace, adesso è indagata: le hanno perquisito casa ma la pistola non è stata trovata.

In carcere il suo racconto si fa sempre più preciso:

“Andrea gli ha dato una timpulata… lui prende il coltello e ci intacca qua”, dice la donna, mettendo la mano destra vicino alla bocca: “Tutto il sangue… lui se ne va, a quello se lo portano dentro il portone… e io affacciata al balcone e ho visto Andrea che ci usciva il sangue”.

Il resto lo racconta, sempre intercettato, il nipote Giuseppe: “… esce la pistola, Andrea spinge a sua madre e la fa cadere per salvarla. Andrea ha preso il primo coppo ed è scappato per il Capo e lui di fermo e fermo ci tirò di sopra. Ora dal pescivendolo, da Mimmo”.

Lei quella mattina era lì. Ha visto la prima lite e il ferimento del nipote. Particolare inedito fino a oggi. Nel corso della prima lite, quella sedata dai carabinieri attorno alle 7,30 Pietro Calogero Lo Presti, arrestato per l’omicidio del commerciante va con il padre al mercato.

Cerca Francesco Cusimano che la sera prima nel corso di una lite al mercato della Vucciria aveva dato due schiaffi al padre Giovanni Lo Presti.

Nella bancarella trova Andrea. I due arrivano alle mani. Andrea picchia Calogero che estrae un coltello e lo colpisce al volto. La nonna vede tutto.

“Questa panella la cacano tre, – dice la nonna al figlio – quello che sparò suo padre che gli levò la pistola dalle mani e quello del bar. E ci sono le impronte di tutti e tre”.

Secondo le indagini dei carabinieri i tre sono Calogero Piero Lo Presti che aveva sparato, il padre Giovanni Lo Presti che gli aveva tolto la pistola dalle mani e Giuseppe Di Salvo, il titolare del bar di Porta Carini che aveva verosimilmente nascosto la pistola. Il movente ancora non è del tutto chiaro anche se come ha detto il comandante provinciale dei carabinieri Antonio Di Stasio “si deve ricercare nella gestione di affari illegali tra le due famiglie: quella dei Cusimano e quella dei Lo Presti”.

E che ci sia una guerra in atto tra le due famiglie lo si capisce da quanto afferma Silvio Bertolino nel corso del colloquio in carcere.

“Ci stanno mettendo il piede di sopra. Ci vogliono mettere il piede di sopra. Non ci dobbiamo arrivare, non ci devono arrivare a questo punto!”.

La madre Teresa Pace ribatte che erano stati già sopraffatti: “No ormai ci sono arrivati, perchè loro dovevano comandare quando fu il fatto di Fabrizio”.

Bertolino ribadisce che in passato non erano riusciti a sopraffarli nemmeno personaggi di alto spessore mafioso: “Vedi che loro non sono arrivati a niente, perchè quelli più grossi non ci hanno potuto…ma tu…quelli più grossi non ci hanno potuto…e questo il ‘cazzittello’ ha fatto questa azione”.

Questa guerra non doveva neppure iniziare. I Bertolino avrebbero dovuto agire uccidendo qualcuno di quella fazione già in passato, quando Fabrizio Bertolino aveva subito delle lesioni al viso: “Come gli ho detto io, come gli ho detto io a Nina e a Fabrizio ne dovevano ammazzare a uno quando fu della faccia di Fabrizio, aggiunge Silvio”.

In quell’occasione Silvio Bertolino aveva reagito armandosi di pistola ed aggredendo “u Minichieddu“, soprannome con cui veniva indicato Domenico Ferdico (deceduto il 28 aprile 2015), ma il fratello Franco Bertolino, 56 anni (pregiudicato per associazione mafiosa ed estorsione nell’operazione Panta Rei), lo aveva fermato togliendoglielo dalle mani.

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