Omicidio Sandri: confermata condanna Cancilleri, Cassazione rigetta ricorso

Omicidio Sandri: confermata condanna Cancilleri, Cassazione rigetta ricorso

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I resti di Pierantonio Sandri ritrovati nel bosco niscemese di contrada “Ulmo” il 19 settembre 2009

Il 3 settembre del 1995 scompariva a Niscemi il giovane Pierantonio Sandri, tragicamente ucciso dalla mafia per avere assistito all’incendio di un’autovettura da parte di sodali della consorteria mafiosa Cosa nostra, i cui resti sono stati ritrovati dal personale della Squadra Mobile nel bosco niscemese di contrada “Ulmo” il 19 settembre 2009, dopo le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giuliano Chiavetta.

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile nissena, unitamente al commissariato di P.S. di Niscemi e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania guidata dal procuratore capo Giovanni Salvi, permettevano di incastrare gli autori dell’atroce delitto alle loro responsabilità.

L’8 febbraio 2013 veniva così sottoposto al fermo di P.G. il niscemese Marcello Campisi, 43 anni, mentre nel marzo del 2013, nell’ambito dell’operazione di polizia denominata “Ninetta” – in omaggio alla madre scomparsa del giovane ucciso che tanto si era battuta per avere giustizia per il figlio – veniva colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere anche Vincenzo Pisano 38 anni, accusato di avere ucciso materialmente il giovane, strangolandolo con una cintura.

Campisi e Pisano venivano condannati, in sede di giudizio abbreviato, ammettendo le loro responsabilità, a sedici anni ed otto mesi.

Anche gli altri due autori dell’atroce delitto, minorenni all’epoca dei fatti, sono stati assicurati alla giustizia.

Uno era il collaboratore di giustizia Giuliano Chiavetta, già condannato per l’omicidio in argomento a 16 anni di reclusione, l’altro era Salvatore Cancilleri, di Vittoria 37 anni, assolto in primo grado dalla Procura dei Minori di Catania.

Sulla base di nuovi elementi di accusa emersi nel corso delle successive indagini, Cancilleri veniva condannato in appello in data 03.03.2014 alla pena di 16 anni e 6 mesi di reclusione, pena sospesa in seguito alla proposizione del ricorso alla Corte di Cassazione.

Ieri, la Suprema Corte rigettava il citato ricorso, confermando la sentenza di condanna emessa in data 03. 03.2014 dalla Corte di Appello di Catania – Sezione Minori e divenuta definitiva il 26.06.2015. Il Cancilleri, da oggi, si trova ristretto al carcere di Bicocca di Catania.

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