Omicidio Truisi, depistaggio degli accusati con sms alla mamma: “Sugnu cu Pinu...

Omicidio Truisi, depistaggio degli accusati con sms alla mamma: “Sugnu cu Pinu Vincenzu…”

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Angelo Cannizzaro, Diego Catania, Salvatore Gueli i presunti assassini e Angelo Truisi, la vittima

Il sottobosco melmoso dello spaccio di droga, l’assenza pressocchè
totale di valori morali e civili, l’inaudita violenza.
E’ questo lo scenario, peraltro descritto bene in conferenza stampa
dai procuratori Di Natale, Fonzo e Cinque e dal dirigente della
“Mobile, Minardi, in cui matura l’orribile delittazzo che ha avuto
per vittima Angelo Truisi, giovane fabbro licatese, prima massacrato
di botte, poi ucciso a fucilate ed infine bruciato ed abbandonato
tra le sporcizie di una villetta semiabbandonata. Per questo
omicidio sono adesso in carcere Diego Catania ed Angelo
Cannizzaro, 20 anni e Salvatore Gueli, 40 anni, catturato in
Germania.
La storia comincia il 5 gennaio 2015 quando Giuseppe Truisi e
Carmela Posata, genitori di Angelo, denunciavano al
Commissariato P.S. di Licata la scomparsa di quest’ultimo di cui
non avevano più notizie dal precedente venerdì 2 gennaio. Scrive
il Pubblico ministero Carlo Cinque nella sua richiesta di misura
cautelare per i presunti assassini: “Riferiva in particolare la madre
che quello stesso venerdì alle ore 22,01 riceveva un sms dal telefono
cellulare in uso al figlio Angelo del seguente tenore: “Sono
cu Pinu Vincenzo a foresteri e ritardu”; l’appellativo di “Pinu
Vincenzu”, come riferito dalle persone sentite a sommarie informazioni
immediatamente dopo la scomparsa, veniva attribuito da
Angelo Truisi a tale Vincenzo Candiano suo amico.
La circostanza che la persona offesa si trovasse con Vincenzo
Candiano sembrava essere confermata dal fatto che Ietro Angelo
e Architravo Giacomo Alessandro – amici di Truisi Angelo –
ricevevano sulle utenze cellulari a loro in uso i seguenti sms,
(Ietro Angelo): “O Vidi ca mi vinna a pigliari u ma Pinu Vincenzu
avvisulu o mo frati perché ava mali intinzioni nn chim più che non
prend” (tradotto: “vedi che è venuto a prendermi Pinu Vincenzu
avvisa mio fratello perché ha brutte intenzioni non chiamarmi che
il cellulare non prende”); (Architravo Giacomo Alessandro):
“Non chiamare che sugnu cu mo Pinu Vincenzu, stammu arraggiunannu
na cosa”, era ciò che uno dei presunti sicari ha invitato dal cellulare della vittima ed indirizzato ad un amico con lo scopo di depistare. Facile intuire che si volesse addossare la colpa ad un soggetto, come appurato dagli investigatori, estraneo ai fatti.

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