Operazione “Anno zero”, colpo alla rete di Messina Denaro: “E’ come Padre Pio..”, 21 arresti (ft e vd)

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Operazione “Anno zero”, colpo alla rete di Messina Denaro: “E’ come Padre Pio..”, 21 arresti (ft e vd)

di Redazione
Pubblicato il Apr 19, 2018
Operazione “Anno zero”, colpo alla rete di Messina Denaro: “E’ come Padre Pio..”, 21 arresti (ft e vd)

Si stringe il cerchio intorno a Matteo Messina Denaro. All’alba di oggi – su richiesta del della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo – gli agenti della Squadra Mobile di Palermo e Trapani, insieme ai militari del Ros di Trapani e ad agenti della Dia – hanno arrestato 21 persone ritenute “vicinissime” al super latitante di Castelvetrano. 

IL BLITZ. Il ventiduesimo provvedimento firmato è quello che riguarda proprio Messina Denaro. Le indagini hanno permesso di ricostruire molto da vicino la rete di fiancheggiatori del boss ormai latitante dall’estate 1993. In manette, fra gli altri, finiscono due cognati di Matteo Messina Denaro: Gaspare Como e Saro Allegra, i mariti di Bice e Giovanna Messina Denaro. Secondo i magistrati della DDA sarebbero stati loro a curare la rete di supporto a Messina Denaro. Allegra si sarebbe occupato della parte finanziaria, facendo da tramite con un insospettabile imprenditore del settore delle scommesse on line, anche lui è stato arrestato, con l’accusa di aver recapitato pacchi di soldi alla cosca di Castelvetrano.Le indagini svelano la presenza del super boss nella zona del trapanese, perlomeno fino al 2015: tra Mazara del Vallo e Castelvetrano. Questa notte i fermi ma di Matteo Messina Denaro ancora non c’è traccia anche se la sua rete di protezione, che dura ormai da 25 anni, comincia a scricchiolare. 

I cognati del boss Matteo Messina Denaro, Gaspare Como e Saro Allegra

RUOLO APICALE. L’operazione “ha confermato il perdurante ruolo apicale di Matteo Messina Denaro della provincia mafiosa trapanese e quello di reggente del mandamento di Castelvetrano assunto da un cognato, in conseguenza dell’arresto di altri membri del circuito familiare”.

I PARENTI AI VERTICI DEI CLAN. Il legame di sangue guida il boss latitante Matteo Messina Denaro nella scelta degli uomini a cui affidare affari e gestione delle attivita’ illecite. Il vincolo mafioso finisce col coincidere con quello familiare. Il particolare emerge dall’inchiesta della Dda di Palermo che ha portato al fermo di 22 tra boss e favoreggiatori del clan di Messina Denaro tra i quali diversi suoi familiari. Le indagini nel tempo hanno individuato al vertice delle cosche il cognato del capomafia Filippo Guttadauro, poi il fratello Salvatore Messina Denaro, quindi il cognato Vincenzo Panicola e il cugino Giovanni Filardo. E ancora il cugino acquisito Lorenzo Cimarosa, poi pentitosi, la sorella Patrizia Messina Denaro, i nipoti Francesco Guttadauro e Luca Bellomo. Oggi si conferma la scelta “familistica” del boss ed emerge il ruolo di protagonista in tutte le dinamiche mafiose sul territorio di due cognati del latitante che sono tra i fermati.

RISCHIO DI UNA FAIDA. Stava per scoppiare una nuova guerra di mafia tra i clan trapanesi: il rischio di nuovo sangue ha indotto la Dda di Palermo ha disporre il fermo di 22 tra presunti boss e favoreggiatori del clan del latitante Matteo Messina Denaro. In cella anche alcuni familiari del capomafia di Castelvetrano. Il 6 luglio 2017 e’ stato ucciso Giuseppe Marciano’, genero del boss di Mazara del Vallo, Pino Burzotta ed esponente della “famiglia” di Campobello di Mazara. Il contesto in cui e’ maturato il delitto ricostruito dagli inquirenti ha svelato una guerra in corso tra famiglia di Campobello di Mazara e quella di Castelvetrano.

“A partire dal 2015, – si legge nel provvedimento della Dda – si registra un lento progetto di espansione territoriale da parte della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara, che ha riguardato anche il territorio di Castelvetrano, divenuto ‘vulnerabile’ a causa, per un verso, della mancanza su quel territorio di soggetti mafiosi di rango in liberta’, e, per altro, dalla scelta di Messina Denaro che, nonostante gli arresti dei suoi uomini di fiducia e dei suoi piu’ stretti familiari, non ha autorizzato omicidi e azioni violente, come invece auspicato da buona parte del popolo mafioso di quei territori”. Proprio Marciano’ si era molto lamentato del comportamento del latitante. “Da tale pericolosissimo contesto (certamente idoneo, come la tragica storia di Cosa nostra insegna, a scatenare reazioni cruente contrapposte, e quindi dare il via ad una lunga scia di sangue) – scrivono i pm – in uno col pericolo di fuga manifestato da alcuni indagati, si e’ imposta la necessita’ dell’adozione del fermo”.

L’INTERCETTAZIONE. “Matteo (Messina Denaro ndr) è come Padre Pio”. E’ una delle intercettazioni captate dalle microspie della Dda di Palermo nell’ambito dell’indagine ‘Anno zero’ che all’alba di oggi ha portato al fermo di 21 persone.

Le accuse nei confronti degli indagati sono, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, detenzione di armi e intestazione fittizia di beni. Tutti reati aggravati dalle modalita’ mafiose.


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