Operazione “Massimino”: in manette banda di usurai: 5 arresti (video)

Operazione “Massimino”: in manette banda di usurai: 5 arresti (video)

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Fabio Vincenzo Lombardo, Orazio Napoli, Carmelo Puglisi, Alfio Lombardo, Salvatore Lo Castro

Gli arrestati dell'operazione "Massimino"
Gli arrestati dell’operazione “Massimino”

Alle prime luci del 4 giugno 2016, i militari della Compagnia di Piazza Dante hanno eseguito un’ ordinanza di custodia cautelare in carcere  – emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania su richiesta della Procura ordinaria – nei confronti di 5 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata all’ usura.

L’ indagine, svolta dal Nucleo operativo della Compagnia e coordinata dalla Procura della Repubblica – gruppo reati contro l’ economia – ha avuto inizio nel novembre 2013, con la denuncia sporta da una delle numerose vittime (12 in totale sono quelle accertate ed escusse dai Carabinieri) del sodalizio criminale, un imprenditore finito nel vortice dei prestiti usurari.

Le attività di intercettazioni telefoniche, i servizi di osservazione e pedinamento, le  dichiarazioni rese dalle vittime, hanno consentito ai Carabinieri di delineare un quadro nitido che vede Alfio Lombardo, noto come “Massimino”, a capo del gruppo all’ interno del quale i ruoli sono ben precisi: un “vice”( Carmelo Puglisi), che gli fa da spalla, da accompagnatore e autista mettendo persino a disposizione la sua automobile; un riscossore di denaro che recupera le somme meno ingenti e rammenta ai debitori-vittime le scadenze dei termini pattuiti per i pagamenti; due più giovani aiutanti, tra cui il nipote del “capo”, che si occupano delle riscossioni di minore rilievo e svolgono altri compiti assegnatigli dai membri più anziani. Gli altri arrestati sono: Fabio Vincenzo Lombardo, Orazio Napoli, Salvatore Lo Castro.

Il modus operandi individuato dai Carabinieri nei 6 mesi di intensa indagine segue un copione, nella sostanza, invariato:

la sede degli affari è la zona della “pescheria” (piazza Alonzo di Benedetto), con appoggio per “rappresentanza” in un vicino bar che si affaccia su Villa Pacini;

le cifre prestate all’ inizio del rapporto non sono mai particolarmente elevate  (mediamente, il prestito è di circa 350 euro, necessari a soddisfare esigenze minime quotidiane o a sanare qualche debito di gioco), ma lievitano con facilità per i crescenti interessi praticati che arrivano facilmente da 25% anche a 100%;

i contatti con le vittime sono frequenti, gestiti quasi prevalentemente in prima persona dal “Massimino”, che si premura di instaurare un rapporto di falsa empatia e comprensione, tale da indurle a essere quasi riconoscenti per sua la sua tolleranza nei numerosi, inevitabili casi di posticipo del pagamento;

la fascia di “utenza” è debole: persone con il vizio del gioco, dipendenti e inservienti, piccoli imprenditori;

non si fa ricorso alla violenza, né ad atti intimidatori che destino allarme: Lombardo e i suoi correi, nei casi di maggior veemenza, si spingono a minacciare i debitori in ritardo;

il denaro incassato viene prevalentemente destinato a costituire bacino di liquidità per altri prestiti.

Il giro di “affari” illeciti quantificato dagli investigatori ammonta a circa 46.000 euro, oltre 33.000 dei quali sono risultati provento di usura: il Giudice per le Indagini Preliminari ha pertanto disposto, per i due soggetti a capo del sodalizio (Lombardo e Puglisi), il sequestro preventivo di beni sino alla concorrenza di tale cifra.

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