Operazione “Pizzo”, due imprese agrigentine svelano il sistema delle tangenti

Operazione “Pizzo”, due imprese agrigentine svelano il sistema delle tangenti

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La conferenza stampa sull'operazione Pizzo

Le estorsioni ricostruite nell’inchiesta sono state quelle subite da un imprenditore agrigentino, impegnato tra il marzo 2007 ed il gennaio 2008 nell’esecuzione dei lavori di un appalto per l’importo di quasi 1,6 milioni nel Comune di Camporeale, in contrada Serpe. L’imprenditore fu costretto a sborsare alla famiglia mafiosa di Camporeale il 3% dell’importo e a subire l’infiltrazione nell’appalto in questione da parte dell’impresa S. C. Costruzioni gestita da Antonino Cusumano, finito in carcere per estorsione. La seconda estorsione riguarda un altro imprenditore – sempre agrigentino, che si era aggiudicato tra il luglio 2007 e il gennaio 2008 l’appalto della Provincia regionale di Palermo per 950 mila euro relativo alla strada 39 “Sirignano”, che collega Camporeale ad Alcamo – costretto ad assumere operai e a rifornirsi di calcestruzzo da un impianto locale. Infine, l’ultimo episodio riguarda una ditta di Giardinello che stava realizzando cinque edifici privati in contrada Paterna, a Terrasini. “Gli imprenditori convocati in caserma per essere ascoltati sulle indagini non solo confermano, ma collaborano dando una mano anche a decifrare alcuni pizzini e chiarire i metodi dell’imposizione del pizzo”, ha detto il Pm Francesco Del Bene. “Nel corso dell’operazione è stata identificata una quinta persona che avrebbe preso parte al delitto di Giuseppe Billitteri, ucciso con il metodo della lupara bianca. Uno degli arrestati avrebbe messo a disposizione la pala meccanica con la quale è stato seppellito il corpo”, ha spiegato Pierluigi Solazzo, comandante del Gruppo di Monreale. L’uomo è  Raimondo Liotta, disoccupato. Intanto, Addiopizzo sottolinea che “E’ trascorso quasi un anno da quando l’associazione, in stretto raccordo con l’Arma e la Procura, ha seguito e supportato passo dopo passo il percorso di collaborazione di operatori economici estorti da esponenti mafiosi del mandamento di San Giuseppe Jato. Non è stato e non è facile convincere commercianti e imprenditori a denunciare in territori periferici come quelli del Palermitano dove Cosa nostra continua a esercitare un forte controllo del territorio”.

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