Orso d’oro a ‘Fuocoammare’ di Rosi: “Dedicato ai profughi e a Lampedusa”

Orso d’oro a ‘Fuocoammare’ di Rosi: “Dedicato ai profughi e a Lampedusa”

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Gianfranco Rosi con Meryl Streep

L’emozione è tangibile, in tutti, al momento della consegna di questo Orso d’oro: persino a Meryl Streep, che lo annuncia, sul palco della 66/ima Berlinale, trema la voce, quando dice che sarà premiato Granfranco Rosi per il suo “Fuocoammare”.

Le immagini di Lampedusa, a Berlino, nel Paese che ha accolto un milione di profughi nel 2015, hanno turbato e commosso. E il regista del film documentario dedica l’Orso alle vittime: “Il mio pensiero va a tutti coloro che a Lampedusa non sono mai arrivati nel loro viaggio della speranza – esordisce – e alla gente di Lampedusa, che da venti, trenta anni apre il suo cuore a chi arriva”. “E’ inaccettabile – aggiunge – che la gente muoia a mare, mentre cerca di superare le frontiere”.

E questo, sottolinea a fine serata in conferenza stampa “non vuole essere un film politico, anche se forse lo è a prescindere”.

C’è un messaggio nell’isola che tutti devono fare proprio: “Quando chiesi al dottore come mai Lampedusa fosse così generosa - racconta Rosi – lui mi rispose: perchè siamo una terra di pescatori, e i pescatori accolgono quello che viene dal mare. Dovremmo imparare tutti a essere un po’ più pescatori”.

Ed è il suo eroe, il medico Pietro Bartolo, a dire in conferenza stampa: “Anche pochi minuti fa, stasera, c’è stato uno sbarco a Lampedusa, di 350 persone. Il mare è vita, non deve essere un cimitero”.

E’ festa a Lampedusa per il premio ricevuto alla Berlinale da Gianfranco Rosi, che proprio sull’isola ha ambientato il suo ‘Fuocoammare’.

Il regista ha trascorso a Lampedusa circa un anno, durante il periodo delle riprese, per conoscere da vicino la realtà che andava a documentare. “Spero che questo film possa smuovere l’opinione pubblica”, dice la sindaca di Lampedusa e Linosa, Giusi Nicolini.

“Diciamo le cose come stanno: in politica c’è chi alimenta la paura perché teme di perdere voti: ma se cambia la percezione di questo dramma, se la gente non ha più paura e vince la logica dell’accoglienza, dovrà cambiare anche la politica, dovrà comportarsi di conseguenza di fronte alle richieste dei cittadini”.

Cosa ha provato all’annuncio della vittoria di Rosi?

“Sono emozionatissima, è una cosa enorme sia sul piano artistico ma anche per Lampedusa, i lampedusani e per la causa”.

 Perché?

“Perché questo dramma finalmente emerge in una luce diversa, su uno scenario mondiale di grandissimo prestigio e credo possa aiutare tantissimo a capire di cosa stiamo parlando, di cosa abbiamo vissuto e viviamo ancora oggi noi qui a Lampedusa, ma anche sulla rotta balcanica che oggi è quella dove la situazione è più grave”.

Il premio a ‘Fuocoammare’ arriva in un momento in cui in Europa si parla di muri e confini.

“Sembra sempre più assurdo come l’Europa tratta la tragedia dei migranti. E’ una cosa veramente insopportabile”.

In che modo la vittoria di Rosi può influenzare le politiche dell’accoglienza?

“Credo possa fare molto, perché ritengo importantissima la pressione dell’opinione pubblica. E anche grazie a questo film può andare finalmente in un senso diverso”.

Rosi è stato a lungo a Lampedusa. Com’è stata questa convivenza?

“Ci manca tantissimo, e credo che anche lui senta la nostra mancanza. Lui ci ha messo l’anima in questo film, è stato qui, ha vissuto con noi. E finalmente è riuscito a portare uno sguardo nuovo su Lampedusa, non sensazionalistico”.

Qual è per lei il significato di ‘Fuocoammare’?

“Quello che l’isola nel suo disagio quotidiano ha dato prova che essere umani è possibile. Spero che sia questo il messaggio”.

Ha già sentito Rosi?

“No, ma lo sentirò al più presto per fargli i complimenti. E lo vedrò a Roma il 3 marzo, alla cerimonia istituzionale con la proiezione del suo film”.

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