Palma di Montechiaro, due tentati omicidi risolti grazie ad una “microspia”: omertà assoluta dei protagonisti, si allarga il numero degli indagati (video)

Giuseppe Castaldo

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Palma di Montechiaro, due tentati omicidi risolti grazie ad una “microspia”: omertà assoluta dei protagonisti, si allarga il numero degli indagati (video)

Pubblicato il Giu 20, 2018
Palma di Montechiaro, due tentati omicidi risolti grazie ad una “microspia”: omertà assoluta dei protagonisti, si allarga il numero degli indagati (video)

Omertà assoluta, mancanza di collaborazione con le forze dell’ordine ed un atteggiamento che assume contorni para-mafiosi. E’ questo il contesto in cui si snoda l’indagine che ha portato all’arresto – convalidato nella giornata di ieri- di Francesco Gueli, 42 anni, detto “Ciciu u Malandrinu” e Giuseppe Incardona, 52 anni, detto “Peppi u Cafuni”,accusati di tentato omicidio e porto illegale di armi. La svolta avviene grazie ad una microspia (installata per altre indagini) che permette agli inquirenti di seguire in diretta sia gli spari (almeno due colpi di arma da fuoco) sia i movimenti grazie al Gps. Nessuna collaborazione da parte dei diretti interessati.

I passaggi dell’indagine – lampo sono stati spiegati questa mattina in conferenza stampa dal Procuratore della Repubblica di Agrigento, Luigi Patronaggio, dai sostituti procuratori Simona Faga e Alessandra Russo – titolari del fascicolo d’indagine – e dai vertici della Squadra Mobile Giovanni Minardi e Giovanni Franco insieme al dirigente del Commissariato di Polizia di Palma di Montechiaro Amato. 

Una banale lite in un bar cittadino tra Gueli e Incardona da il via alla spirale di sangue che, solo grazie ad una microspia installata in auto dalla Polizia per altre indagini, non si trasforma in tragedia. Così avviene la prima raffica di pallottole sparate su una Fiat Panda all’indirizzo del Gueli che, piuttosto che denunciare quanto accaduto, riesce prima ad occultare l’auto (ritrovata in garage con 5 fori di arma da fuoco) e successivamente a pianificare la vendetta. Da qui nasce una discussione all’interno della famiglia del Gueli, parente dell’Onolfo, con il ferimento di quest’ultimo all’addome ed il ricovero presso l’ospedale di Licata. 

Il giovane ferito, così come tutto il nucleo familiare, mantiene un atteggiamento omertoso non fornendo alcuna indicazione agli inquirenti. Così come tutti gli “attori” che ruotano intorno a questa triste vicenda. 

Nella nostra provincia, soprattutto a Palma di Montechiaro, Favara e Licata si spara per questioni banali e le famiglie si armano l’una contro l’altra.” afferma il Procuratore Luigi Patronaggio.

Non saranno più tollerati ulteriori atteggiamenti omertosi da parte dei cittadini che, invece che denunciare, decidono di armarsi e risolvere le cose da soli. Ci saranno sicuramente altri indagati ovvero tutte le persone che hanno ostacolato o omesso qualcosa” conclude il capo della Squadra Mobile di Agrigento, Giovanni Minardi. 

In aggiornamento


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