Papa Francesco come Giovanni Paolo II: “No alla mafia”

Papa Francesco come Giovanni Paolo II: “No alla mafia”

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Papa Francesco, la scomunica ai mafiosi

Arriva durante la sua visita a Torino nel giorno della preghiera davanti alla sacri Sindone, proprio mentre incontra le forse del lavoro, la dure reprimenda di Papa Francesco. Non la prima ma forze la più chiara contro la corruzione e contro la collusione con la mafia.

Non ha la forza della ‘scomunica’ di Giovanni Paolo II ai mafiosi ma i toni e gli allarmi del nostro tempo: “No alle collusioni mafiose, alle
truffe, alle tangenti. Siamo chiamati a ribadire il ‘no’ a  un’economia dello scarto, no all’idolatria del denaro, no alla corruzione, no all’iniquità che genera violenza”.

L’intervento del Papa è più ampio della semplice condanna della criminalità. Il suo è un intervento a 360 gradi nei confronti della società moderna inaridita e che vive isolando l’altro soprattutto nel mondo del lavoro. Lo fa attraverso la criminalità ma anche attraverso le leggi di una concorrenza esasperata. Nella attuale situazione di crisi economica che continua “siamo chiamati – ha detto Papa Francesco – a ribadire il ‘no’ a un’economia dello scarto, che chiede di rassegnarsi all’esclusione di coloro che vivono in povertà assoluta.Si escludono i bambini, natalità zero, si escludono gli anziani”.

“Siamo chiamati a dire ‘no’ alla corruzione, tanto diffusa che sembra essere un atteggiamento, un comportamento normale. Ma non a parole, con i fatti. ‘No’ alle collusioni mafiose, alle truffe, alle tangenti, e cose del genere. E solo cosi’, unendo le forze, possiamo dire ‘no’ alla iniquità che genera violenza. Don Bosco ci insegna che il metodo migliore è quello preventivo: anche il conflitto sociale va prevenuto, e questo si fa con la giustizia”

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