Patrucco teorico del pessimismo comico onora i vent’anni del Posta vecchia di...

Patrucco teorico del pessimismo comico onora i vent’anni del Posta vecchia di Agrigento

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Una tipica espressione di Patrucco

Non poteva scegliere di meglio il direttore artistico del Posta Vecchia, Giovanni Moscato, per festeggiare i vent’anni della sua attività.

E la conferma ci viene dallo stesso Moscato che ha voluto “fortissimamente” il veterano del cabaret  sempre in auge Alberto Patrucco, brianzolo critico e teorico-pratico del “pessimismo comico” che lui stesso ha fondato. Per Patrucco mai fu abusato il motto “ridendo castigat mores” che nei suoi confronti ci sembra persino riduttivo. Piuttosto ci verrebbe da dire “pessimismo comico leopardiano” perché bisognava sentirlo l’altra sera dopo aver fatto sganasciare (letteralmente) dalle risate il pubblico al completo del Posta vecchia, Patrucco si prende il lusso di raggelarlo con una fioritura di “operette morali”, (leggi “battute necrologiche”) che fa impallidire lo “Spoon river” ma che non evita la risata, non più macabra perché esorcizzante e liberante dalla “diffusa” paura di sorella morte.

Uno spettacolo classico, di semplice e grande fattura: un leggio, un microfono, una chitarra che lui pizzica alla Brassens inframezzandola a un monologo interrotto da brevi pause dove l’ammiccamento dei muscoli facciali  prende il posto della parola.

Uno spettacolo che rappresenta la sua  “summa” teleologica alla risata che marchia indelebilmente sia i brianzoli come lui che i potenti uomini  della terra che rifiutano di credersi dei mendicanti come ci ricorda Totò Cuffaro in un suo libro.

Uno spettacolo” summa “che raccoglie il meglio dei suoi libri e dei suoi cd musicali (nel ricordo di Brassens) che vanno da “Tempi bastardi” a “Vedo buio” che è il suo manifesto del pessimismo comico” per arrivare a “Necrologica”.

Valga per tutte la citazione “Un approccio sereno alla morte è impossibile, non ci sono santi che tengano. E dire che il sonno eterno non dovrebbe provocare tanta angoscia, soprattutto per chi è confortato dalla fede. Basti pensare al paradiso dei musulmani, in cui ci sono quaranta vergini in attesa. Quasi il casting di un varietà televisivo, non fosse per la parola vergine. Oppure al paradiso dei cattolici, dove in teoria non si batte chiodo, ma ci si può consolare con un panorama dell’altro mondo. E se il credente è in ansia, figuriamoci l’ateo, privo com’è di percorribili vie di scampo. Nel mio piccolo – sono agnostico – mi auguro di trovare un angolo di cielo con almeno un paio di oneste professioniste. In fondo, meglio due generose di quaranta che se la tengono stretta.”

Onore quindi ai vent’anni del Posta vecchia di Agrigento che tra le sue chicche vanta anche il privilegio di essere scelto a inizio di tournee di un nuovo spettacolo da Ficarra e Picone perché, come ci dicevano in una vecchia intervista a Grandangolo, portava loro fortuna.

 

 

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