Paventata chiusura reparto oncologia, il Meetup Racalmuto in MoVimento: “al primo posto gli interessi degli utenti”

Redazione

Agrigento

Paventata chiusura reparto oncologia, il Meetup Racalmuto in MoVimento: “al primo posto gli interessi degli utenti”

di Redazione
Pubblicato il Lug 11, 2018
Paventata chiusura reparto oncologia, il Meetup Racalmuto in MoVimento: “al primo posto gli interessi degli utenti”

Sulla paventata chiusura del reparto di oncologia dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento interviene ancora una volta il Meetup  Racalmuto in MoVimento. “Nell’era in cui la scienza compie straordinari progressi e cerca di donare tutta la sapienza necessaria alla cura di malattie gravissime, per offrire ogni mezzo idoneo all’ abbattimento degli ostacoli alla sua realizzazione, dalle nostre parti, commentano gli attivisti,  siamo ancora costretti ad assistere a scenari in cui si cerca di negare interventi mirati alla guarigione, nonostante il tasso delle patologie oncologiche sia esponenzialmente alto. Non è possibile essere in grado di concepire un taglio netto di fondi predisposto all’allocazione di patologie oncologiche che dovrebbe invece avere la massima attenzione e precipuo interesse da parte della politica. Occorre ricordare che secondo l’articolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”; tenendo presente tale principio i componenti del MeetUp Racalmuto in MoVimento stigmatizzano qualsiasi decisione riguardante la soppressione o qualsivoglia forma di depotenziamento di qualunque reparto del nosocomio di Agrigento, sia in termini di degenza, sia in termini di day hospital, che in termini di poliambulatorio. Per il nostro meetup ogni cittadino ha il diritto di essere curato nel luogo più vicino alla propria abitazione, con tutti gli elementi e la professionalità necessari al suo benessere psicofisico ed alla garanzia della salvaguardia del  complesso armonico della propria persona, ricordando che guarire deve implicare anche il curare, inteso come processo di miglioramento della qualità di vita del paziente e dell’alleviamento delle sofferenze e delle difficoltà. Auspichiamo, concludono gli attivisti nella nota,  pertanto che vengano messi al primo posto gli interessi degli utenti e non di beceri giochi politici e che venga garantito il diritto di cura alla pari dei cittadini di altre Regioni d’Italia, perchè la salute non può e non deve avere pazienti di serie a o b, ma deve essere omogenea e con pari opportunità di cura su tutto il territorio nazionale”.


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