Pistolettate a Palma di Montechiaro e ferimento di Leonardo Onolfo: “Gueli deve restare in carcere”

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Pistolettate a Palma di Montechiaro e ferimento di Leonardo Onolfo: “Gueli deve restare in carcere”

di Redazione
Pubblicato il Lug 11, 2018
Pistolettate a Palma di Montechiaro e ferimento di Leonardo Onolfo: “Gueli deve restare in carcere”

Dovrà rimanere in carcere Francesco Gueli, 42 anni, di Palma di Montechiaro, indagato per la vicenda dell’agguato del 13 giugno scorso per il quale insieme a lui è finito in manette un altro palmese, Giuseppe Incardona, 52 anni, che portò al ferimento per errore del giovane Lenadro Onolfo.

Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Palermo al quale si erano rivolti i difensori dell’uomo.

Secondo gli investigatori che si occupano delle indagini Gueli non ha esitato un solo momento ad armarsi di una pistola calibro 45 (che poi, in un momento concitato di discussione con propri familiari ha ferito per errore Onolfo) per reagire all’agguato compiuto in suo danno ad opera di Incardona che a sua volta ha reagito così per lavare l’onta dell’offesa grave che è stato lo schiaffo ricevuto al bar davanti a tanti compaesani.

Inoltre, quattro persone sono state iscritte nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di favoreggiamento e false dichiarazioni a pm. E la lista è destinata ad allungarsi. Si tratta perlopiù di familiari del ragazzo ferito, quelli che non rientrano nel novero della categoria di persone non punibili per favoreggiamento perchè parenti molto stretti degli indagati.

 

La ricostruzione degli investigatori.

Come noto, la sera del 12 giugno u.s., poco dopo le ore 21:00, a Palma di Montechiaro tra le vie Quasimodo e Pizarro si assisteva ad un inseguimento tra due autovetture; i passeggeri della vettura inseguitrice esplodevano alcuni colpi di arma da fuoco, precisamente otto, ai danni di una Fiat Panda che sfrecciava per le vie cittadine.

Dopo circa mezz’ora, in via Sottotenente Palma un colpo di pistola attingeva all’addome Leandro Onolfo, il quale veniva ricoverato a Licata e poi operato con urgenza al nosocomio agrigentino.

I due gravissimi fatti delittuosi venivano immediatamente investigati dalla Polizia di Stato, specificatamente dalla Squadra Mobile, diretta da Giovanni Minardi e dal Commissariato di Palma di Montechiaro, diretto da Tommaso Amato.

Le indagini coordinate dal Procuratore Capo Luigi Patronaggio, venivano delegate ai Sostituti Procuratori Alessandra Russo e Simona Faga.

Nel giro di tre giorni gli investigatori riuscivano a ricostruire il quadro probatorio, seppur in assenza di qualsivoglia testimonianza utile alle indagini. Secondo la Polizia Giudiziaria, Giuseppe Incardona, sarebbe il responsabile del primo fatto delittuoso poiché, a seguito di una lite,  avrebbe inseguito con la sua autovettura Francesco Gueli, sparando al suo indirizzo e colpendo la Fiat Panda dallo stesso condotta.

Gueli, dopo aver occultato la sua vettura danneggiata dagli spari dell’Incardona all’interno di un garage di un suo parente, si sarebbe armato ed avrebbe raggiunto la via Sottotenente Palma, luogo ove per ragioni ancora da chiarire lo stesso avrebbe esploso il colpo di pistola che ha attinto Leandro Onolfo.

Già la stessa sera dei fatti gli investigatori hanno proceduto ad effettuare varie perquisizioni, sequestrare vari elementi ritenuti utili alle indagini quali abiti ed autovetture, nonché a sottoporre alcuni soggetti agli accertamenti tecnici finalizzati a rilevare tracce di residui dello sparo.

 


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