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‘Podere mafioso’ e finti braccianti, 17 arresti per truffa e corruzione (vd e ft)

Operazione Podere mafioso, gli arrestati

Operazione Podere mafioso, gli arrestati

I finanzieri del Comando Provinciale di Catania, su delega della Procura Distrettuale di Catania, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari etneo, Santino Mirabella, nei confronti di 17 soggetti indagati, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata alla truffa a danno dello Stato per il conseguimento di indebite indennità di disoccupazione agricola e corruzione, alcuni fatti aggravati dal “metodo mafioso”. Tra gli arrestati ci sono un funzionario dell’Inps, un commercialista e vari professionisti, anche molto conosciuti.
Custodia cautelare in carcere per Antonio Magro, Giovanni Vito Muscolino, Leonardo Patanè, disposti gli arresti domiciliari per Filippo Bucolo, Michele Francesco Cirami detto “Franco”, Vincenzo C ucchiara, Francesco Gallipoli, Fabrizio Giallongo, Agatino Guarrera, Alfio Lisi, Orazio Patanè, Ramona Manuela detta “Titti” Patanè, Ettore Riccobono, Claudio Speranza, Carmelo Tancredi, Vincenzo Vinciullo e Daniela Wissel.

Nell’inchiesta ‘Podere mafioso’, basata su indagini delle guardia di finanza di CATANIA avviate nel 2014 e concluse a dicembre 2016, ci sono oltre 20 gli indagati e almeno una decina di aziende ‘fantasma’, create, secondo l’accusa, unicamente per appropriarsi illecitamente di contributi pubblici per quasi un milione e mezzo di euro. Per la Procura di Catania, diretta da Carmelo Zuccaro, i promotori della presunta truffa sarebbero Leonardo Patane’, noto come “Nardo Caramma”, detenuto nel carcere di Augusta per traffico di stupefacenti e arrestato, nel febbraio 2016, per la sua partecipazione al clan Laudani; Giovanni Muscolino e Antonio Magro, indicati come a capo dei gruppi di Giarre e Paternò della stessa cosca.
Per i tre il Gip Santino Mirabella ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Un contributo determinante, ritiene l’accusa, sarebbe arrivato anche da ragionieri, periti commerciali e da un dipendente Inps dell’agenzia di Giarre, Filippo Bucolo, che è stato posto agli arresti domiciliari. Secondo la Procura, in cambio di soldi che avrebbe chiesto a Patanè, lo avrebbe informato sull’esatto ammontare delle liquidazioni e seguiva da vicino ogni pratica amministrativa che lo interessava.

Un ruolo importante avrebbero avuto alcuni familiari di Patane’: la moglie Daniela Wissel e i figli Orazio e Ramona, posti ai domiciliari. Come un ragioniere, Alfio Lisi, incaricato di formalizzare la costituzione delle aziende agricole, di iscrivere i falsi lavoratori e di predisporre le buste paga. In cambio, hanno ricostruito le Fiamme gialle, riceveva fino a 800 euro a settimana e aveva in uso un’autovettura.
Indagati anche i cosiddetti “reclutatori” di braccianti agricoli (Michele ‘Franco’ Cirami, Vincenzo Cucchiara, Agatino Guarrera, Francesco Gallipoli, Fabrizio Giallongo, Ettore Riccobono, Claudio Speranza, Vincenzo Vinciullo) e il loro “coordinatore” (Carmelo Tancredi), tutti posti agli arresti domiciliari. Si occupavano di ingaggiare i falsi braccianti agricoli e di recuperare, anche con violenza, la parte dell’indennita’ che spettava all’organizzazione e che ammontava almeno alla meta’ della somma riscossa che, vincolata da una pluralità di parametri, oscillava da un minimo di 3.000 euro a un massimo di 7.000 euro l’anno.

 

 

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