Presunto boss eritreo: “Non c’entro niente”

Presunto boss eritreo: “Non c’entro niente”

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“Non c’entro niente, non sono io quello che cercate, con questa storia non c’entro niente”. Medhanie Tesfamarian Berhe, lo ha ripetuto al giudice delle indagini preliminari di Palermo nel corso dell’interrogatorio registratosi nel carcere di Rebibbia stamane e da poco concluso. Il giovane eritreo ha respinto tutte le accuse che gli vengono contestate ed il sospetto che lui sia il presunto ‘generale’, trafficante di uomini dal Sudan attraverso la Libia. “Non c’entro nulla, non sono io questo uomo”, ha continuato Medhanie spiegando di non essere Medhane Yehdego. Il suo difensore, l’avvocato Michele Calantropo, nominato di fiducia da alcuni familiari ha spiegato di aver presentato subito istanza di scarcerazione e che i pm si sono riservati di esprimere un parere attendendo ulteriori documenti. Io ogni caso non sarà il giudice che lo ha interrogato a decidere rispetto alla richiesta. “Per il mio assistito è già stato chiesto il rinvio a giudizio in questa fase – ha spiegato il penalista -, dovrà essere un altro magistrato a vagliare l’istanza”. Sempre secondo quanto riferito dal legale, il giovane eritreo ha consegnato i suoi documenti di identità nei giorni scorsi all’autorità giudiziaria sudanese in occasione del suo arresto. “Lui – ha precisato il legale – è un rifugiato che era in Sudan e sperava di arrivare in Europa. In passato aveva fatto il falegname. Il caso è molto complesso, gli atti sono molteplici. Il mio assistito ha spiegato il senso di alcune intercettazioni, e comunque non so per quale motivo il Sudan lo abbia consegnato”.

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