Agrigento

“Prevenire suicidi in carcere”, Penitenziari di Agrigento e Sciacca firmano protocollo con Asp

Prevenire con efficacia i suicidi e gli episodi di autolesionismo fra i detenuti attraverso una strategia condivisa ed integrata capace di valutare appieno i fattori di rischio.

E’ questo, in sintesi, il significato di un protocollo operativo sottoscritto questa mattina dal commissario dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, Gervasio Venuti, e da Aldo Tiralongo e Angelo Belfiore, direttori, rispettivamente, delle Case circondariali di Agrigento e di Sciacca.

Il documento, da più parti riconosciuto come un vero atto di civiltà, scaturisce dall’applicazione di alcune linee guida recentemente emanate dall’Assessorato regionale alla Salute e prevede una gamma di azioni mirata ad intercettare e trattare con tempestività stati di disagio psicologico nel detenuto, condizioni di disturbo psichico o altre fragilità.

Uno staff multidisciplinare composto da operatori degli istituti penitenziari di Agrigento e Sciacca e da professionisti socio-sanitari dell’Asp, entrerà immediatamente in azione nel caso in cui si riscontrino segnali di rischio fra chi, a causa della privazione della propria condizione libertà e di una certa vulnerabilità da un punto di vista psichico, possa potenzialmente dar corso a pratiche autolesioniste. Un focus specifico riguarderà il complesso di valutazioni e test da condurre all’ingresso della struttura carceraria, sia per i nuovi detenuti sia per i casi di recidiva, ma il monitoraggio costante sarà condotto durante tutto il periodo detentivo. A questo proposito l’Asp di Agrigento sarà chiamata a fornire, in aggiunta ai peculiari adempimenti di taglio prettamente sanitario e terapeutico, anche preziosi strumenti formativi al personale di polizia penitenziaria affinché lo stesso, oltre ai consueti compiti di vigilanza, sia nelle condizioni di poter intercettare tempestivamente indicatori di disagio mentale e di potenziale rischio suicidario.

Gli enti firmatari del protocollo operativo opereranno dunque insieme nella prevenzione dell’autolesionismo concertando, di volta in volta, la scelta dell’allocazione più confacente ai bisogni del detenuto, la riduzione dell’impatto con la realtà carceraria, l’osservazione diretta e congiunta della persona ristretta in carcere da parte di tutti gli operatori, l’approfondimento diagnostico, la richiesta di cure, la progettazione e l’attivazione di un piano di intervento condiviso sul soggetto portatore di disagio psichico o a rischio suicidario.

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