Pubblicato il: ven, giu 22nd, 2012

Processo al governatore Lombardo: Pm contesta l’aggravante mafiosa

La Procura della Repubblica di Catania ha chiesto al Tribunale monocratico di contestare al governatore siciliano Raffaele Lombardo e a suo fratello Angelo, l’aggravante di aver favorito l’associazione mafiosa nel processo in cui i due sono imputati per reato elettorale. Secondo la Procura le recenti dichiarazioni del pentito Maurizio Di Gati, avrebbero fatto emergere che i candidati appoggiati dal clan potevano usufruire di una richiesta di voto che «non era selettiva ma conosciuta in tutto il rione». Secondo il Pm le condizioni di omertà in cui vivevano le persone del quartiere erano tali che nessun rivale politico denunciava che un altro candidato avesse l’appoggio dell’associazione mafiosa. Intanto l’udienza è stata rinviata al 19 luglio. La Procura di Catania ha scelto di contestare l’aggravante mafiosa dopo l’ultima udienza dello scorso 14 giugno, quando il maggiore del Ros Luigi Arcidiacono ha illustrato in aula i nuovi sviluppi d’indagine a carico dei Lombardo. La Procura, scegliendo di contestare l’aggravante, è consapevole del fatto che questo processo si sovrappone sino quasi a coincidere con l’altro troncone che vede i fratelli Lombardo imputati coatti di concorso in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato dal favoreggiamento alla mafia. Secondo la procura di Catania le dichiarazioni dei pentiti Maurizio Di Gati e di Gaetano D’Aquino impongono la contestazione dell’aggravante di aver favorito Cosa Nostra. “Ho il dovere – dice il pm Carmelo Zuccaro - come rappresentante dell’ufficio di Procura, alla luce delle dichiarazioni dei pentiti, di contestare l’aggravante di aver favorito la mafia”. La ricerca del voto per i Lombardo da parte dei picciotti, secondo la descrizione de numerosi pentiti ascoltati in questi mesi, sarebbe stata fatta anche con violenza e minacce, tratti salienti del metodo mafioso.

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