Proelio, droga e abigeato sotto l’ala di Cosa Nostra: giudice operato d’urgenza, slitta requisitoria

Redazione

Giudiziaria

Proelio, droga e abigeato sotto l’ala di Cosa Nostra: giudice operato d’urgenza, slitta requisitoria

di Redazione
Pubblicato il Ott 30, 2018
Proelio, droga e abigeato sotto l’ala di Cosa Nostra: giudice operato d’urgenza, slitta requisitoria

Un grave malore del giudice, che è stato operato d’urgenza, ha fatto slittare la requisitoria del pm Valentina Sincero nell’ambito del processo – che si celebra avanti il Tribunale di Catania – scaturito dall’operazione “Proelio” – eseguita dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Ragusa nell’estate 2016 – che avrebbe fatto luce su un giro di droga e abigeato “controllato” da Cosa Nostra vittoriese. 

Nell’inchiesta, oggi seduti sul banco degli imputati, compaiono anche diversi agrigentini. Spicca sicuramente Francesco Fragapane, figlio di Salvatore, difeso dall’avvocato Giuseppe Barba, arrestato nella maxi operazione antimafia “Montagna” nel gennaio scorso e considerato dagli inquirenti il vertice assoluto del mandamento della Montagna oltre che capo indiscusso della famiglia di Santa Elisabetta; tra gli altri agrigentini figurano Roberto Lampasona e Antonino Mangione, già noti alle forze dell’ordine. L’operazione Proelio scatta il 7 giugno 2016. Gli inquirenti intuiscono come l’interesse di Cosa Nostra operante tra Vittoria e Comiso si sia spostato verso il traffico di cocaina attraverso dei contatti con esponenti delle “ndrine” calabresi operanti nella piana di Gioia Tauro. Da lì proveniva la droga che avrebbe poi dovuto rifornire le piazze di spaccio. Nell’inchiesta vengono anche  registrati “contatti” con esponenti di Cosa Nostra agrigentina e nello specifico appartenenti al clan Fragapane

A gamba tesa è entrato, per forza di cose, anche il neo collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta, arrestato sia nell’operazione “Proelio” che in “Montagna”. Subito dopo quest’ultimo blitz l’ex netturbino di Favara ha deciso di collaborare con la giustizia iniziando a parlare con i magistrati. Proprio il pm Valentina Sincero – nel corso del processo – ha chiesto e ottenuto di poter produrre  tre verbali di interrogatorio del pentito. Per Quaranta è stata avanzata una richiesta di condanna a 4 anni e 2 mesi. 

Si torna in aula il 16 novembre.


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