“Proelio”, il pentito Quaranta racconta di droga e soldi: “Un chilo di cocaina dato in fiducia…”

Redazione

Agrigento

“Proelio”, il pentito Quaranta racconta di droga e soldi: “Un chilo di cocaina dato in fiducia…”

di Redazione
Pubblicato il Mag 24, 2018
“Proelio”, il pentito Quaranta racconta di droga e soldi: “Un chilo di cocaina dato in fiducia…”

Altra udienza, ieri, del processo scaturito dall’inchiesta denominata “Proelio” su un presunto traffico e spaccio di droga e abigeato, dalla Calabria alla Sicilia, all’ombra di Cosa nostra.

A palare in aula il pentito favarese Giuseppe Quaranta, arrestato nell’operazione antimafia “Montagna” che ha deciso di collaborare con la giustizia e che è finito anche nell’inchiesta “Proelio” insieme ad altri imputati agrigentini: Francesco Fragapane, 38 anni, di Santa Elisabetta, Roberto Lampasona, 41 anni, anche lui di Santa Elisabetta, Antonino Magione, 38 anni, raffadalese e Girolamo Campione, 40 anni, di Burgio.

L’inchiesta Proelio ha consentito di accertare che il clan di “Cosa Nostra” operante a Vittoria e Comiso, negli ultimi anni, si era dedicato al traffico di sostanza stupefacente del tipo cocaina, che acquistava dalla Calabria, da soggetti legati alle ‘ndrine operanti della piana di Gioia Tauro, per poi smerciarla in tutta la provincia di Ragusa e anche nella provincia di Agrigento.

Quaranta ha raccontato alcuni retroscena della vicenda facendo nomi  e cognomi. Il pentito parla di un presunto appuntamento tra Francesco Fragapane e Giuseppe Blando, di Favara, che avrebbe dato un chilo di cocaina proprio al Fragapane (“in fiducia” dice il collaboratore di giustizia favarese, cioè non pagato immediatamente a quanto pare) e di come questi avrebbe ceduto un quantitativo della sostanza stupefacente a Carmelo Battaglia, 42 anni, presunto affiliato alla famiglia di Comiso, anche lui finito tra gli indagati a seguito del blitz “Proelio”.

Pare che Battaglia ricevuta la droga, questo quanto asserito da Quaranta, non avesse ancora pagato e che Fragapane gli chiese di occuparsi “dei soldi che Carmelo Battaglia gli doveva”.

Dalle carte emergerebbe anche le modalità di traffico della cocaina dalla Calabria alla Sicilia, con la droga che sarebbe stata trasportata anche da nuclei familiari composti anche da bambini, il tutto per ingannare gli investigatori.

La prossima udienza è stata fissata per il 9 luglio.

 

 

 

 

 


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