Politica

Regione: la battaglia di Piera Maria Loiacono

Il Movimento politico “Libertas”, la Democrazia Cristiana, il Partito Liberale Italiano e poi ancora Rinascita Democratica e forze di ispirazione liberal socialiste sostengono il progetto di rinascita economico e sociale della Sicilia portato avanti da Piera Maria Loiacono, 40 anni, donna energica, coraggiosa e intraprendente – come ama definirsi – ma non velleitaria, che da circa due anni, in sordina, ha iniziato la scalata a Palazzo d’Orleans. 

Non si è fermata neppure in questi afosi e caldi mesi di luglio e agosto.

La sua campagna elettorale è fatta quotidianamente di incontri, manifestazioni con amministratori locali e semplici cittadini. Sta girando in lungo e in largo l’isola, raccogliendo, dice “il grido di allarme delle famiglie, dei giovani e degli anziani, stanchi e sfiduciati per tanti decenni di malgoverno. I siciliani si sentono presi in giro ed abbandonati da questa classe politica che in tanti anni ha creato disastri, lasciato macerie – rincara la dose – e che ancora oggi, a pochi mesi dalle elezioni, continua nel triste e sfiancante teatrino della politica autorefenziale, che coltiva solo gli interessi di bottega. Non hanno capito sia a destra che a sinistra – prosegue Loiacono-  che oltre 2 milioni e mezzo di cittadini secondo gli analisti, a novembre prossimo, facendo così, resterebbero a casa e non andrebbero a votare, per questo senso di totale sfiducia alimentato dai partiti tradizionali che imperterriti proseguono ancora nel corteggiare personaggi impresentabili e decotti pur di accaparrarsi un pugno di voti. Una larga maggioranza dei siciliani appare convinta che la politica-  e lo dicono sempre gli analisti- anche per assenza o cattiva gestione delle risorse, non sia più in grado oggi di incidere sulla vita reale delle famiglie e sulle prospettive delle nuove generazioni”. Forza Italia, il Pd, l’Udc continuino pure a rincorrere  questi soggetti indigesti o a cercare candidati presidenti da sottoporre al vaglio dei siciliani, mentre noi proseguiamo per la strada che abbiamo tracciato. Noi, come abbiamo detto, non stiamo questi giochi. Abbiamo un progetto per la Sicilia e un candidato presidente”.

Quali potrebbero essere pertanto i partiti, esclusi ovviamente quelli da Lei citati con i quali potreste allargare l’alleanza politica? 

“In questi mesi abbiamo avuto delle interlocuzioni, degli incontri, con altre forze politiche che non  hanno contribuito allo sfascio di questi ultimi venti anni, come i Verdi e Italia dei Valori, ad esempio. Soggetti politici con i quali proseguiremo il ragionamento nelle prossime settimane. Altri di area moderata ne incontreremo sempre a breve, come Italia Civile Popolare. La mia candidatura, come ho avuto modi di dire nasce dal basso, da un contato diretto e quotidiano con il territorio e con i cittadini. I saltimbanchi politicanti per i quali “destra e sinistra pari sono”, cercano  solamente di trovare un posto al sole alleandosi anche con i loro peggiori detrattori. I siciliani sono stanchi di  portare questa croce e di assistere a balletti indecorosi e svilenti. La politica svenduta e con essa la dignità e il decoro”.

Quali sono i punti fondanti  del suo progetto?

“Non promettendo il libro dei sogni, propongo fatti concreti. La nostra terra, e questo è un dato incontrovertibile, è ormai in ginocchio, allo stremo. Tutti gli indicatori economici ( Istat, Corte dei Conti ) segnalano che siamo prossimi al crac, al default. La Regione Siciliana versa, tra le altre cose, in una grave crisi di liquidità ormai acclarata. Serve adesso un vero cambiamento strutturale e radicale. Il governo di Saro Crocetta, si è distinto soltanto per avere nominato decine e decine di assessori ( amici e portaborse)  e per le consulenze esterne affidate anche nello stesso ambito familiare con costi che continuano a ricadere sulla collettività. Un governo ripudiato anche da quanti lo hanno appoggiato e lo stanno appoggiando.  Poi il disastro in tutti i settori produttivi e della pubblica amministrazione. La rivoluzione “crocettiana” annunciata e sbandierata solo nei salotti televisivi è stata soltanto di facciata e buona per coprire le magagne. Vi ricordate, una per tutti, l’abolizione delle Province Regionali? Una grossa bufala che ha finito, come era facilmente prevedibile, per creare seri problemi a tanti lavoratori. L’abolizione, secondo il governatore Crocetta, doveva migliorare i servizi ai cittadini e consentire un consistente taglio alla spesa pubblica. Di ciò sono rimaste solo tante chiacchiere e polemiche. Un ente che invece secondo noi andrebbe valorizzato e potenziato nei compiti sovracomunali al fine di tornare ad essere punto di riferimento per il territorio siciliano. Ma la responsabilità non è soltanto del presidente uscente Crocetta ma di quanti lo hanno sostenuto in aula, in primis il Pd, che certamente non può tirarsi fuori da questa immane catastrofe. A ruota tutti gli altri, che piano piano tentano maldestramente in queste ultime ore di sfilarsi dal Presidente (Udc, Sicilia Futura etc) per non essere coinvolti nella presunta debacle elettorale cui vanno incontro e che iniziano a fiutare”. 

Il suo programma elettorale: su  quali idee, su quelli che Lei definisce “ fatti” , si poggia allora la rinascita di questa terra di Sicilia? E sullo Statuto Siciliano cosa pensa?

“La Sicilia deve dare subito impulso a quell’ampia parte disattesa dello Statuto. Credo infatti, ad esempio, che “l’ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui comuni e sui liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia  autonomia amministrativa e finanziaria», per dare concretezza all’idea di Luigi Sturzo che voleva il massimo protagonismo delle comunità locali e diffidava del livello provinciale”. Quando incontro i cittadini ironicamente amo dire: “ I programmi si vedono in Tv!” Io propongo  fatti, realtà concrete sui quali bisogna impegnarsi e scommettere per far rinascere la nostra Sicilia, E i fatti partono intanto dal lavoro, che rimane sempre la questione centrale. Lavoro e piena occupazione quindi. In Sicilia bisogna superare il modello assistenziale, ponendo fine al precariato con la creazione di lavoro a tempo indeterminato nei settori dei beni culturali e del turismo. Occorre infatti rendere appetibile e produttivo il patrimonio materiale e immateriale di cui l’isola dispone: dal turismo, ai beni culturali, all’Energia per favorire anche la nascita di nuove realtà produttive e la creazione di nuove e diverse opportunità. Altre occasioni potrebbero nascere dal turismo estero attraverso facilitazioni di trasporto eliminando ogni tassazione sul soggiorno. Incentivi fiscali, poi  all’acquisto di case e terreni da parte dei non residenti in località turistiche e centri minori. Sono fatti seri, concreti  con i quali misurarsi nel tentativo di sviluppare occupazione, soprattutto per i nostri giovani. La formazione professionale, per esempio, è stata nel tempo inutile per trovare lavoro ma solo per sottrarre soldi pubblici. Bisogna invertire decisamente la rotta. Non basta voltare pagina in Sicilia, oggi occorre cambiare il libro. Ritendo infine importante la riforma dei comuni e il rilancio dei territori”. 

Anche Lei ritiene che il Movimento 5 Stelle è al momento la forza politica da battere in queste elezioni, tenuto conto sia dei sondaggi che dell’obiettiva frantumazione del centro destra e del centro sinistra? “

“Non credo. I siciliani come ho avuto modo di dire sono stanchi di questa classe politica, ma non sanno che votando i 5stelle passerebbero dalla padella alla brace. Intanto perché non hanno una cultura amministrativa e di governo. Si veda la recente sparata del candidato governatore  Cancelleri a proposito dell’abusivismo di necessità. Un’apertura ai cosiddetti abusivi di necessità, che stride invece con gli emendamenti presentati alla Camera “contro gli abusivi “da parte dei loro deputati nazionali. I grillini alimentano soltanto il dissenso, cavalcando la protesta fine a se stessa. Guardi non è un problema soltanto di congiuntivi che riguardano i loro leaders, ma è un problema di grammatica politica, di seria cultura di governo che sconoscono. Basta vedere i disastri e gli errori combinati dai sindaci 5stelle in alcune grandi città, come Roma, con l’ennesimo rimpasto di giunta. La Sicilia è una terra difficile, aspra, in gravi difficoltà economiche e sociali che ha bisogno di essere ricostruita e per questo servono progetti fattibili e non proposte demagogiche. Abbiamo bisogno di maggioranze capaci di promuovere il cambiamento reale. Con la sola protesta non si va avanti e non si costruisce un bel nulla”.

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