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Relazione della Dia al Parlamento: citata denuncia dell’Associazione “A testa alta”

di Redazione
Pubblicato il Feb 15, 2017

Tra le più significative operazioni segnalate nell’ultima relazione presentata al Parlamento dalla Direzione Investigativa Antimafia, c’è anche quella condotta dai Carabinieri di Licata a seguito di una denuncia presentata dall’associazione A testa alta e che ha portato al sequestro di un terreno già confiscato alla Mafia, nel quale sono stati rinvenuti rifiuti speciali pericolosi.

La singolare vicenda accaduta a Licata era rimbalzata sulla stampa nazionale a maggio dello scorso anno, essendo questo uno dei primi casi, se non il primo caso in assoluto, di sequestro preventivo di un bene immobile sottratto alla Mafia, già definitivamente confiscato e acquisito al patrimonio dello Stato.

Secondo la denuncia di A testa alta, il terreno in questione, confiscato a Salvatore Alabiso e affidato al Comune di Licata nel lontano 2000, anziché essere destinato a «vivaio di essenze arboree e/o fiori in serre da piantumare e per rimboschimento», è stato distratto per usi impropri e comunque diversi di quelli contemplati dalla legge, certamente del tutto estranei alla funzione tipica della confisca, ossia restituire alla collettività le ricchezze illecitamente accumulate dalle organizzazioni criminali. Così, in quello che sulla carta era il «vivaio» di Contrada Passarello venivano sotterrate carcasse di animali rinvenute nel territorio comunale e abbandonati ingenti quantitativi di rifiuti speciali anche pericolosi, come fusti di palme colpite da puntuerolo rosso.

Le indagini, coordinate dal Pubblico Ministero Simona Faga, che ha chiesto e ottenuto una proroga di sei mesi per ulteriori accertamenti, continuano a ritmo serrato e potrebbero riservare nuove e clamorose sorprese.

Intanto, la menzione di questa operazione nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia è sicuramente motivo di grande soddisfazione e gratificazione per i volontari di A testa alta, a testimonianza che il loro lavoro di denuncia e di sensibilizzazione è fatto nel modo giusto. Ed è un esempio da seguire, perché la lotta alla mafia non è solo attività giudiziaria o repressione, deve essere soprattutto denuncia e ribellione culturale per mano dei cittadini.


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