Relazione Dia: “Totò Riina è sempre il capo della Cupola”

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Relazione Dia: “Totò Riina è sempre il capo della Cupola”

di Redazione
Pubblicato il Lug 26, 2017
Relazione Dia: “Totò Riina è sempre il capo della Cupola”

“Sotto il profilo della leadership, l’ormai ottantaseienne boss corleonese continuerebbe ad essere alla guida di Cosa nostra a conferma dello stato di crisi di un’organizzazione incapace di esprimere una nuova figura in sostituzione di un’ingombrante icona simbolica, detenuta dal gennaio 1993 e sottoposta a speciale regime carcerario – mentre la Commissione provinciale, atteso lo stato di detenzione di quasi tutti i suoi componenti, risulta impossibilitata a riunirsi”. E’ l’analisi sulla leadership di Cosa nostra da parte di Toto’ Riina contenuta nella relazione semestrale della Dia. “La Cupola palermitana spendeva la sua influente autorevolezza nell’intero comprensorio della Sicilia Occidentale e, in genere, costituiva punto di riferimento anche per le decisioni strategiche attinenti alla rimanente parte dell’Isola. – spiega la relazione – In mancanza di un organismo decisionale, idoneo a dare risposte urgenti in una fase di emergenza, Cosa nostra avrebbe riconosciuto legittimita’ ad agire ad un organismo collegiale provvisorio, costituito dai piu’ influenti capi mandamento della citta’”. Questo organismo assolverebbe a funzioni di consultazione e raccordo strategico fra i mandamenti palermitani – prosegue la relazione – Si tratterebbe di una cupola anomala, che non coinvolge l’intera organizzazione e alla quale prenderebbero parte reggenti scarcerati per fine pena o figli d’arte, che non sempre godono di unanime riconoscimento”. “L’organizzazione mafiosa – conclude – si troverebbe ormai da tempo ad attraversare una fase di transizione. Le famiglie che hanno affidato il controllo del territorio ad elementi impulsivi e talvolta spregiudicati, incapaci di calcolare le conseguenze delle loro decisioni, lontani dallo stereotipo di Cosa nostra, devono ora fare ricorso ai consigli di anziani e uomini d’onore chiamati a sopperire, con il loro carisma, a giovani reggenti inadeguati. Una volta scarcerati, i boss riprenderebbero, infatti, esattamente il loro posto, dedicandosi alla riqualificazione e riorganizzazione delle loro famiglie, decimate da arresti e pesanti condanne”.


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