Retata “Duty free” ad Agrigento: l’atto d’accusa della Procura

Retata “Duty free” ad Agrigento: l’atto d’accusa della Procura

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Operazione Duty free, la conferenza stampa odierna

Cominciano a conoscersi i primi particolari riguardanti la vicenda che ha fatto scattare ad Agrigento un’operazione contro la corruzione che vede al centro delle indagini l’Agenzia delle entrate e i suoi massimi esponenti. Questi i nomi delle persone raggiunte da provvedimento cautelare:

  1. Vetro Antonio, sottoposto alla custodia cautelare in carcere;
  2. Tascarella Vincenzo, sottoposto alla custodia cautelare in carcere;
  3. Cumbo Giuseppe; sottoposto alla custodia cautelare in carcere;
  4. Castronovo Giuseppe, sottoposto alla custodia cautelare in carcere;
  5. Leto Pietro Pasquale, arresti domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico;
  6. Ciaravella Filippo, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico;
  7. La Porta Salvatore, arresti domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico;
  8. Campione Marco, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico;
  9. Daina Michele, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico;
  10. Migliaccio Antonino, arresti domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico;
  11. Peretti Dario, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con obbligo di braccialetto elettronico;
  12. Leto Francesca, sottoposta all’obbligo di presentazione alla P.G Carabinieri di Agrigento;
  13. Callea Piera, sottoposta all’obbligo di presentazione alla P.G Carabinieri di Agrigento;
  14. Crapanzano Giovanni, divieto temporaneo di esercizio della professione medica per otto mesi;
  15. Pitruzzella Santo, sottoposto al divieto temporaneo di esercizio della professione medica per sei mesi;

I gravi precisi e concordanti indizi di colpevolezza, raccolti in esito alle indagini di Polizia giudiziaria, hanno determinato la Procura della Repubblica di Agrigento a richiedere l’adozione del provvedimento cautelare  sussistendo tutte le esigenze cautelari previste dal codice di rito.

Il Gip, valutando positivamente quanto prospettato anche in esito alla corposa informativa di reato, ha accolto la richiesta disponendo le misure cautelari, per la cui esecuzione è stata delegata la forza di polizia che ha eseguito le indagini disposte dall’Ufficio del Pubblico Ministero.

Le indagini per i reati in contestazione, con diversi indagati ai più diversi livelli di responsabilità, non si sono concluse, essendo in corso ulteriori accertamenti per individuare eventuali altre responsabilità e sono svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria comandato dal Tenente Colonnello  Fabio Sava alle dipendenze del Comandante Provinciale Colonnello Massimo Sobrà.

I particolari dell’operazione verranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà oggi alle ore 11 nella sala riunioni della procura della repubblica di Agrigento.

Questo intanto, l’atto d’accusa della Procura:

Tascarella Vincenzo, Vetro Antonio, Leto Pietro Pasquale, Ciaravella Filippo e La Porta Salvatore: perché in concorso materiale e morale tra loro, Tascarella Vincenzo, funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento, dunque nella qualità di pubblico ufficiale, accettava la promessa di una somma di denaro da La Porta Salvatore, socio e procuratore speciale della società Metalmeccanica Agrigentina Srl, con sede legale in Aragona, zona industriale ASI, per un importo pari ad euro 6.240,00 (più I.V.A.) da corrispondere per mezzo di fatture per sponsorizzazioni, emesse dalla Invicta Amagione polisportiva dilettantistica, di cui la prima pari ad euro 1.500,00, a titolo di acconto, già quietanzata ed altre utilità consistenti in prodotti ittici ed un personal computer (quest’ultimo ricevuto da Vetro Antonio) – per omettere atti del proprio ufficio e/o per compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio; segnatamente Tascarella accettava la promessa della somma di denaro de qua per favorire l’annullamento dell’avviso di accertamento  da lui stesso emesso con un provvedimento di autotutela  (accertamento scaturito da una verifica fiscale condotta dal 23 aprile al 06 giugno 2012 dal Nucleo PT della Guardia di Finanza di Agrigento, conclusasi con la constatazione di illeciti amministrativi e penali nei confronti della Metalmeccanica Agrigentina Srl), “piegando” la propria funzione istituzionale di Funzionario dell’Agenzia delle Entrate all’interesse della medesima società contribuente; con la fattiva e consapevole partecipazione al reato di Vetro Antonio, consulente fiscale, di Leto Pietro Pasquale, allora dirigente in servizio presso la Direzione Regionale delle Entrate di Palermo e dal 13 gennaio 2014 direttore della Direzione Provinciale delle Entrate di Agrigento, di Ciaravella Filippo, funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento – Area Accertamento Capo Team; avendo, il primo intermediato l’incontro e l’accordo tra corruttore e corrotto, adoperandosi anche nella fase “manutentiva ed esecutiva” dell’accordo illecito anche con la condotta di cui al capo 1.2 che segue; avendo, invece, il secondo e il terzo collaborato con il Tascarella ed il Vetro per favorire l’annullamento dell’avviso di accertamento con un provvedimento di autotutela nei confronti della Metalmeccanica Agrigentina Srl;

Tascarella Vincenzo e Vetro Antonio:  perché in concorso tra loro, con più azioni anche in tempi diversi, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso (Tascarella, quale funzionario dell’Agenzia delle Entrate), formavano, in tutto o in parte, il 1° e 2° verbale di contraddittorio, relativi alla pratica della Metalmeccanica Agrigentina Srl, ideologicamente falsi; in specie, facendo apparire nel primo verbale di contraddittorio  lo svolgimento dell’attività istruttoria in una data (24.01.2013) diversa da quella reale (21.03.2013) e partecipanti all’atto – contraddittorio della Metalmeccanica Agrigentina Srl con l’Agenzia delle Entrate – soggetti diversi da quelli reali (Vetro Antonio anziché l’originaria consulente fiscale Falzone Graziella), facendo “sparire” l’originario e reale verbale, sottoscritto dalla Falzone, dagli atti del relativo fascicolo; evidenziando nel secondo verbale di contraddittorio, contrariamente al vero, la presenza di Vetro Antonio, in realtà assente (sottoscriverà il relativo atto pubblico solo in data 23.04.2013)..

Ciaravella Filippo: perché (in concorso con Marco Salvatore La Perna e Giuseppe Marino, rispettivamente capo ufficio controlli della Direzione Provinciale di Agrigento e direttore del medesimo Ente, allo stato degli atti inconsapevoli circa la falsità dell’atto), Ciaravella, nella qualità di funzionario dell’Agenzia delle Entrate, formava un atto ideologicamente falso, nella specie la richiesta di preventivo parere relativa all’Autotutela dell’avviso di accertamento del  21 settembre 2013, indirizzata alla competente Commissione Autotutela presso la Direzione Regionale della Sicilia, Settore Controlli e Riscossione, nella parte in cui si afferma, contrariamente al vero:  che tutta la documentazione necessaria per cogliere le differenze delle rimanenze finali è stata prodotta il 22 marzo 2013; “…si precisa, inoltre, che l’anno d’imposta 2011, è stato sottoposto a verifica da parte di questo ufficio, giusto PVC redatto il 19.07.2013 N° 1362, nel corso della quale è stato rilevato, attraverso l’esame del bilancio, che l’importo indicato al C/economico quale “rimanenze iniziali” è di 5.532.859,00.”

Cumbo Giuseppe e Vetro Antonio: perché, con plurime condotte e in tempi diversi, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, Cumbo, quale funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento, dunque nella qualità di pubblico ufficiale, accettava la promessa e/o riceveva da Vetro Antonio, dottore commercialista operante nella provincia di Agrigento, altre utilità consistenti ad esempio in ricevute fiscali idonee a rappresentare falsamente la consumazione di pasti in realtà mai avvenuti e quindi da allegare come documentazione comprovante costi ed ottenere rimborsi per se o per altri, per compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio, nella specie per fornire informazioni riservate in merito all’esecuzione di verifiche fiscali e/o comunque relative all’attività d’Istituto, così “piegando” la propria funzione istituzionale di funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento all’interesse del Vetro stesso.

Cumbo Giuseppe, Pagliarello Angelo, Vetro Antonio, Costanza Salvatore e Costanza Giuseppe: perché, in concorso tra loro, Cumbo e Pagliarello, quali funzionari dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento, Vetro, quale consulente fiscale, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, con artifici e raggiri, consistiti nel rappresentare falsamente la consumazione di pasti in realtà mai avvenuti, ottenevano da Costanza Salvatore, genitore del titolare del ristorante Buca di San Francesco di Giuseppe Costanza, con sede in Favara, 6 ricevute fiscali da allegare come documentazione comprovante costi ed ottenere rimborsi, due delle quali venivano presentate per il rimborso dal Pagliarello, inducendo in errore la Pubblica Amministrazione di appartenenza, procurandosi un ingiusto profitto pari complessivamente alla somma di euro 50,00 circa (come da ricevute e richiesta di rimborso acquisite).

Tigano Francesco Filippo, Garofalo Giuseppe, Tancredi Vito, Vetro Antonio e La Porta Salvatore: perché, in concorso tra loro, Tigano, Garofalo e Tancredi, nella qualità di pubblici ufficiali, essendo tutti componenti della Commissione Autotutela della Direzione Regionale Entrate Sicilia, violando i principi di buon andamento e imparzialità della P.A. deliberavano un parere positivo prodromico ad un provvedimento parziale di autotutela nei confronti della Metalmeccanica Agrigentina Srl, poi emesso dalla Direzione provinciale entrate di Agrigento senza acquisire la documentazione necessaria che consentisse un compiuto esame della fattispecie, attesa la rilevanza economica della pratica, e quindi intenzionalmente procuravano a terzi (Metalmeccanica Agrigentina Srl), un ingiusto vantaggio patrimoniale costituito dall’annullamento parziale in autotutela dell’avviso di accertamento pari ad euro 1.028.290,00 (maggiore imposta annullata Ires euro 874.937,00 e maggiore imposta annullata Irap euro 153.353,00), oltre a sanzioni e interessi, con conseguente pari danno ingiusto per l’Erario.

Leto Pietro Pasquale, Campione Marco, Leto Francesca, Daina Michele, Cuschera Maria, Spataro Leandra, Bruno Aurelio e Caci Francesco: perché, in concorso materiale e morale tra loro, Leto Pietro Pasquale, allora dirigente in servizio presso la Direzione Regionale delle Entrate di Palermo e dal 13 gennaio 2014 direttore della Direzione Provinciale delle Entrate di Agrigento, dunque nella qualità di pubblico ufficiale, accettava la promessa da Campione Marco – rappresentante legale della Girgenti Acque Spa, con sede in Aragona – di altra utilità consistente nell’assunzione a tempo indeterminato della propria figlia Leto Francesca c/o l’ufficio legale della medesima Girgenti Acque Spa,  per compiere atti contrari ai propri doveri di ufficio; segnatamente Leto Pietro Pasquale accettava la promessa di detta altra utilità dal Campione Marco quale corrispettivo: per fornire informazioni riservate in merito all’esecuzione di verifiche fiscali e/o comunque relative all’attività d’Istituto; più in particolare, per effettuare  un provvedimento di autotutela non dovuto relativamente all’atto di irrogazione sanzioni del 7 ottobre 2013 (sanzioni Iva per euro 44.414,00), scaturito da una verifica fiscale condotta dal 09 febbraio 2012 al 08 giugno 2012 dal Nucleo Pt della Guardia di Finanza di Agrigento, conclusasi con la constatazione dell’omessa auto-fatturazione ex art. 6, di operazioni imponibili ai fini Iva effettuate, e non registrate, dal Consorzio Acquedotto Tre Sorgenti nei confronti della Girgenti Acque Spa per l’ammontare di euro 444.138,24 e imposta evasa per euro 44.414,00 (anno 2008), operazioni imponibili giustappunto non auto-fatturate dalla Girgenti Acque Spa, “piegando” la propria funzione istituzionale di dirigente dell’Agenzia delle Entrate all’interesse del medesimo contribuente;

con la fattiva e consapevole partecipazione al reato di Leto Francesca –  inizialmente stagista della Girgenti Acque Spa con contratto di tirocinio dal 28 febbraio 2013 al 27 agosto 2013, poi rinnovato  più volte  (fino ad arrivare ad oggi) con successivi contratti a tempo determinato (di collaborazione continuativa e/o lavoro a progetto) c/o l’ufficio legale della medesima società, avendo intermediato l’incontro e l’accordo tra corruttore e corrotto, adoperandosi anche nella fase “manutentiva” dell’accordo illecito, comunque beneficiando del pactum sceleris; di Daina Michele – ragioniere, dipendente della società Campione Industries Spa, avendo collaborato lo stesso con Leto Pietro Pasquale e Campione al fine di favorire quest’ultimo; nonché, con riguardo, in specie, alla condotta di Cuschera Maria, funzionario dell’Ufficio Legale dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento; di Spataro Leandra, capo team dello stesso Ufficio; di Bruno Aurelio, funzionario dell’Area accertamento e controllo dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento; di Caci Francesco, capo team dello stesso Ufficio: Cuschera e Spataro emettevano e sottoscrivevano in data 06 febbraio la proposta di annullamento in autotutela non dovuta, Bruno e Caci  concordavano e sottoscrivevano, dunque, il provvedimento di autotutela in parola, relativamente all’atto di irrogazione  sanzioni del 07 ottobre 2013, dai medesimi due sottoscritto, con il preteso vizio invalidante denunciato nella stessa proposta di autotutela.  Fatto commesso, in Agrigento, perfezionatosi al momento dell’accettazione della promessa in data antecedente e prossima al 17 giugno 2013, ancora in corso di esecuzione, non essendosi ancora consumato il reato con l’assunzione a tempo indeterminato di Leto Francesca presso la Girgenti acque spa.

Leto Pietro Pasquale, Tascarella Vincenzo, Ciaravella Filippo, Migliaccio Antonino, D’amore Maria Rosalba e Lombardo Vincenza Maria: perché, con plurime condotte ed in tempi diversi, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, in concorso tra loro, Leto, Tascarella, Ciaravella e Migliaccio, nella qualità di pubblici ufficiali, essendo il primo dirigente della Direzione Regionale Entrate Sicilia (poi dal 13 gennaio 2014 direttore provinciale di Agrigento) e gli altri tre Funzionari dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento, violando i principi di Buon andamento e Imparzialità della P.A. di cui all’art. 97 c. 2 Cost., nonché la proiezione di tali principi in materia di accertamento, accertamento con adesione e conciliazione giudiziale, concludevano due conciliazioni giudiziali rispettivamente relative all’avviso di accertamento per l’anno d’imposta 2006 e all’avviso di accertamento per l’anno d’imposta  2007, nonché un accertamento con adesione relativo all’avviso di accertamento per l’anno d’imposta 2008  abbattendo considerevolmente  il maggior reddito accertato (con percentuali addirittura tra il 76% e l’80%), con l’Autonoleggio Lombardo Vincenza Maria  con sede a Lampedusa al solo fine di favorire indebitamente il contribuente, in quanto amico e/o conoscente di Migliaccio Antonino, così intenzionalmente procurando a terzi consapevoli (il medesimo contribuente nella persona di Lombardo Vincenza Maria assistita all’uopo dalla consulente fiscale D’amore Maria Rosalba), un ingiusto vantaggio patrimoniale consistente nell’indebito risparmio di imposta e sanzioni pari a euro 201.846,25 (totale dovuto euro 227.479,25 di cui agli accertamenti originariamente emessi, meno il totale dovuto dal contribuente a seguito delle due conciliazioni e dell’accertamento con adesione pari ad euro 25.633,00), con conseguente pari danno ingiusto per l’Erario; Fatto commesso in Agrigento il 26 marzo e 29 aprile 2014, date di sottoscrizione delle due conciliazioni giudiziali e dell’accertamento con adesione.

Castronovo Giuseppe e Peretti Dario: perché, con plurime condotte e in tempi diversi, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, CASTRONOVO, quale funzionario dell’Ufficio legale dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento, dunque nella qualità di pubblico ufficiale, accettava la promessa e/o riceveva da Peretti Dario, responsabile della Unipegaso – Associazione Iuseg – Istituto Universitario delle Scienze Economico – Giuridiche e della Mediazione, con sede in Agrigento, via Mazzini n. 205, altre utilità consistenti nel superare, senza realmente sostenere, quantomeno gli esami universitari di lingua inglese ed informatica (unitamente alla coniuge Callea Piera, anch’essa funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento), per compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio, nella specie iper fornire consigli e/o informazioni riservate in merito a vertenze tributarie della società e dei soci della Pegaso Servizi; per effettuare indebite interrogazioni c/o le banche dati dell’Agenzia delle Entrate  di Agrigento relative alle vertenze del medesimo/i contribuente/i; per interessarsi personalmente al fine di una definizione positiva delle suddette vertenze; financo per “insabbiare” sine die un fascicolo allo stato imprecisato a carico del Peretti,  così “piegando” la propria funzione istituzionale di funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Agrigento all’interesse del Peretti stesso. Fatti commessi in Agrigento, accertati il 07 febbraio 2014 (deposito della prima informativa della GDF).

 

Castronovo Giuseppe, Peretti Dario, Callea Piera, Rubino Vincenza e Trupia Salvatore: perché in concorso tra loro, con più azioni anche in tempi diversi, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, peretti Dario, in specie, quale responsabile della Unipegaso – Associazione Iuseg – Istituto Universitario delle Scienze Economico – Giuridiche e della Mediazione, con sede in Agrigento, via Mazzini n. 205, riconosciuta dal Miur – Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca  – come ateneo che rilascia titoli equipollenti a quelli dell’Università tradizionali, attestavano falsamente il superamento di esami universitari (lingua inglese e informatica) in realtà mai realmente svolti da Castronovo Giuseppe e Callea Piera. Con la partecipazione consapevole alla commissione del fatto di Rubino Vincenza e Trupia Salvatore, rispettivamente moglie/collaboratrice del Peretti e socio di quest’ultimo.     In Agrigento, in data 10.07.2013 (quello di inglese) e in data antecedente e prossima al 17.09.2013 (quello di informatica)

Crapanzano Giovanni e Castronovo Giuseppe: perché, in concorso tra loro, con più azioni anche in tempi diversi, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, in specie Crapanzano – quale medico di base convenzionato con il Servizio sanitario nazionale e dunque quale pubblico ufficiale – formavano tre certificati medici ideologicamente falsi (rispettivamente per uno, cinque e un giorno di malattia), attestanti una patologia di Castronovo, cervicobrachialgia, in realtà del tutto inesistente. In Favara , in data 27.06.2013, 02.09.2013, 30.09.2013 (date certificati)

Crapanzano Giovanni e Castronovo Giuseppe: perché, in concorso tra loro, con artifici e raggiri consistiti nelle condotte di cui al capo che precede, inducevano in errore l’Amministrazione Pubblica interessata (Direzione Provinciale Entrate di Agrigento), così procurandosi l’ingiusto profitto, con correlativo danno, consistente nell’indebita percezione di un  emolumento per una malattia in realtà non esistente.

Pitruzzella Santo e Castronovo Giuseppe: perché, in concorso tra loro, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, in specie PITRUZZELLA – quale medico di base convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale e dunque quale pubblico ufficiale – formavano un certificato medico ideologicamente falso per un giorno di malattia (17 ottobre 2013), attestante una patologia di Castronovo, cervicobrachialgia, in realtà del tutto inesistente. In Favara (AG), in data 17.10.2013 (data certificato)

Pitruzzella Santo e Castronovo Giuseppe: perché, in concorso tra loro, con artifici e raggiri consistiti nelle condotte di cui al capo che precede, inducevano in errore l’Amministrazione Pubblica interessata (Direzione Provinciale Entrate di Agrigento), così procurandosi l’ingiusto profitto, con correlativo danno, consistente nell’indebita percezione di un  emolumento per una malattia in realtà non esistente.

 

 

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