Ricordo generale Dalla Chiesa, figlia Rita: ”Mio padre considerato serie B. Ma...

Ricordo generale Dalla Chiesa, figlia Rita: ”Mio padre considerato serie B. Ma Crocetta dove è?”

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Cerimonia in ricordo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Rita e Simona Dalla Chiesa depongono fiori

Sette corone di fiori sono state deposte in via Isidoro Carini a Palermo, davanti alla lapide – ripulita dal Comune dopo le polemiche di qualche giorno fa – che ricorda il generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro, uccisi il 3 settembre di 33 anni fa nel capoluogo siciliano. Rita Dalla Chiesa aveva chiesto nei giorni scorsi che fosse ripulita la lapide in ricordo del padre. “I siciliani, da quella sera che mio padre, Emanuela e Domenico Russo sono stati uccisi, secondo me, hanno cominciato a capire e a ribellarsi – ha aggiunto – Credo che i siciliani siano persone come tante ce ne sono in tutta Italia, e hanno purtroppo dei problemi con i quali convivere, molto più forti, molto diversi. Se si liberassero finalmente da questi problemi potremmo avere una Palermo, che tutto il mondo ama, e dove per girare il mondo non c’è bisogno di prendere le magliette ‘io non sono mafioso'”.
“Amo molto poco le commemorazioni, per alcuni c’è molto di vero, per molti altri no. Ho scelto di vivere a Palermo, a Mondello, proprio perché so che alcune cose sono cambiate a Palermo. Quella sera non c’erano le persone affacciate ai balconi. O sono cambiati gli inquilini degli stabili oppure hanno preferito non vedere e non sentire”, ha aggiunto Rita Dalla Chiesa ai cronisti che le hanno chiesto cosa fosse cambiato in questi anni in città, facendo notare la partecipazione ‘popolare’ alla cerimonia dai balconi dei palazzi.
Rita Dalla Chiesa ha spiegato che la scelta di vivere “per metà a Roma e per l’altra metà dell’anno a Palermo mi è costata molto psicologicamente, perché mi sono chiesta se era giusto: è la risposta è stata sì, perché mio padre e mia madre amavano moltissimo Palermo e poi perché qui lo sento vicino, molto più che in qualsiasi altra parte”.
“La scelta di vivere anche qui a Palermo mi è costata molto psicologicamente. Mi sono detta si, perchè i miei genitori amavano molto questa città e perchè qui lo sento vicina più che da ogni altra parte”. Lo ha detto Rita Dalla Chiesa, a Palermo, a margine della cerimonia di commemorazione del padre, il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso nella strage di via Isidoro Carini insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo, nel 33esimo anniversario del loro omicidio. Ai giornalisti che le facevano notare le persone affacciate ai balconi come segno di cambiamento, ha detto: “No, quella sera non c’erano persone affacciate. O sono cambiati gli inquilini o hanno preferito non vedere e non sentire”. In merito alla denuncia dei giorni scorsi per un maggiore decoro e pulizia della lapide che in via Isidoro Carini ricorda la strage, ha sottolineato: “Io ho sempre avuto la sensazione che mio padre, amatissimo in tutta Italia, in realtà a Palermo sia una vittima di serie B rispetto a chi a Palermo ci ha messo la vita per difendere i siciliani, perchè non era siciliano. Ma da quella sera dell’omicidio, molto è cambiato, i siciliani hanno iniziato a capire e a ribellarsi. Se i siciliani si liberassero veramente dai problemi forti con cui sono costretti a convivere, avremmo di certo una Palermo che tutto il mondo ama, dove per girare il mondo non c’è bisogno di prendere magliette con scritto ‘io sono mafioso'”.
“Crocetta era assente? Ah sì, non me ne ero accorta. Come mai? Non si sa?”. Così Rita Dalla Chiesa, a Palermo, a margine della cerimonia di commemorazione. “Amava il generale Dalla Chiesa, Crocetta? È in vacanza? Non so, chiedo – ha aggiunto Rita Dalla Chiesa -, da giornalista mi piacerebbe sapere perché qui non c’è Crocetta”.

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