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	<title>Grandangolo Agrigento &#187; Cronaca</title>
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	<description>Il giornale di Agrigento diretto da Franco Castaldo</description>
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		<title>Mafia, processo “Nuova Cupola”: stilato calendario udienze. Le foto: incontri e intimidazioni</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2013 23:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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I pubblici ministeri della Dda di Palermo, Rita Fulantelli ed Emanuele Ravaglioli concludendo le requisitorie all’udienza preliminare sull’inchiesta “Nuova Cupola” hanno chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli 11 imputati, che hanno scelto di affrontare il processo con il rito ordinario. Si tratta di Ettore Allegro, 50 anni, di Caltanissetta, Bruno Pagliaro, 23 anni, di Agrigento, Rosario Bellavia, 50 anni, di Siculiana, Pietro Capraro, 34 anni, di Agrigento, Gaetano Amri Licata, 30 anni, di Santa Maria Capua Vetere, residente ad Agrigento, Gerlando Russo, 40 anni, di Agrigento, Gianfranco Taranto, 63 anni, di Palermo, Carmelo Vetro, 28 anni, di Sciacca, Maurizio e Salvatore Romeo, rispettivamente di 41 e 54 anni, entrambi di Porto Empedocle,  Ludo Francesco Vazano, 85 anni, di Ventimiglia di Sicilia. All’udienza di ieri mattina preso atto delle richieste della Procura distrettuale antimafia, il Gup del Tribunale di Palermo, Daniela Cardamone, ha rinviato il processo, che si sposta al carcere Ucciardone, al prossimo 27 maggio per la discussione dei difensori di Licata, Allegro, Bellavia, Capraro, Pagliaro e Maurizio Romeo. Il 29 maggio toccherà ai legali degli altri imputati. Altra data il 4 giugno. Stilato il calendario anche per il troncone che riguarda i 40 imputati che hanno optato per il giudizio abbreviato: 12 e 13 giugno le requisitorie dei pubblici ministeri, il 18 e 19 giugno sarà la volta delle parti civili, il 20 giugno le arringhe della difesa. Il collegio è composto dagli avvocati: Daniela Posante, Antonino e Vincenza Gaziano, Totò Pennica, Enrico Quattrocchi, Santo Lucia, Gianfranco Pilato, Silvio Miceli, Giuseppe Scozzari, Salvatore Maurizio Buggea, Davide Casà, Diego Galluzzo, Giuseppe Barba e Luigi Troja. Sedici le parti civili ammesse dal Giudice Cardamone, fra persone fisiche, associazioni antiracket e imprese. Tra gli imprenditori la più giovane è Alfonsina Drago, 33 anni, di Siculiana, protagonista assieme alla madre Angela Lo Iacono di una denuncia contro boss ed estorsori. Parte civile anche Gioacchino Cimino, padre del deputato regionale Michele, e titolare di un noto negozio di abbigliamento a Porto Empedocle. Cimino nel 2008 avrebbe subito un’estorsione da Maurizio Romeo, che presentandosi a nome di Gerlandino Messina avrebbe chiesto un prestito di 10 mila euro. Il commerciante si rifiutò di pagare, e qualche giorno dopo davanti all’ingresso del suo negozio trovò una testa di coniglio mozzata. Parte civile la famiglia Palumbo Piccionello, titolari di una sala giochi a San Leone, nel mirino due anni fa di un gruppo di fuoco, che esplose due colpi di lupara contro la vetrata dell’attività commerciale. Secondo la Dda sarebbe stato il palmese Francesco Ribisi a mandare quel il segnale. L’elenco delle parti civili comprende anche le ditte Mancuso e Mosedil, l’associazione Libere Terre e Testimoni di Giustizia, Confindustria Palermo, la Camera di Commercio di Agrigento, Centro Studi Laterza, il Fai, Libero Futuro, SOS Democrazia, Ance e Confartigianato. Saranno giudicati con l’abbreviato: Giuseppe Anzalone, 46 anni, di Ventimiglia di Sicilia, Filippo Azzarello, 49 anni, di Ventimiglia di Sicilia, Natale Bianchi, 36 anni, di Palermo, Antonio Brucculeri, 28 anni, di Agrigento, Gaspare Carapezza, 37 anni, di Agrigento, Francesco Paolo Cioffi, 37 anni, di Agrigento, Vincenzo Cipolla, 51 anni, di San Biagio Platani, Luca Cosentino, 37 anni, di Agrigento, Giuseppe  Giovanni Faldetta, 38 anni, di Agrigento, Raffaele Faldetta, 67 anni, di Casteltermini, Gerlando Fragapane, 21 anni, di Agrigento, Antonino Gagliano, 46 anni, di Siculiana, Dario Giardina,32 anni, di Agrigento, Gerlando Gibilaro, 33 anni, di Agrigento, Giuseppe Infantino, 32 anni, di Agrigento, Roberto Lampasona, 36 anni, di Santa Elisabetta, Antonino Mangione, 33 anni, di Francoforte sul Meno (Germania), Rosario Mangione, 27 anni, di Agrigento, Salvino Mangione, 40 anni, di Agrigento, Stefano Mangione, 50 anni, di Raffadali, Antonino Mazza, 41 anni, di Palma di Montechiaro, Fabrizio Messina, 38 anni, di Porto Empedocle, Giovanni Rampello, 27 anni, di Agrigento, Francesco Ribisi, 31 anni, di Agrigento, Maurizio Rizzo, 40 anni, di Agrigento, Salvatore Russo Fiorino, 65 anni, di Raffadali, Maurizio Salemi, 40 anni, di Porto Empedocle, Leo Sutera, 63 anni, di Sambuca di Sicilia, Giovanni Stefano Tarallo, 28 anni, di Agrigento, Giorgio Traina, 55 anni, di Porto Empedocle, Alfonso Tuttolomondo, 38 anni, di Vainingenan der Enz (Germania), Pasquale Vetro, 55 anni, di Favara, Vincenzo Cacciatore, 49 anni, di Villaseta, Pietro Capraro, 28 anni, di Agrigento, Roberto Romeo 32 anni, di<br />
Porto Empedocle, Antonio Orlando, 61 anni, di Baucina, Stefano Alessandro Rizzo, 37 anni, di Santa Elisabetta, Roberto Belvedere, 34 anni, di Agrigento, Antonino Gagliano, 41 anni, di Siculiana, Salvatore Guarraci, 44 anni, di Porto Empedocle.</p>
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		<title>Porto Empedocle, aggredì poliziotti: 8 mesi a Vasile Cozzo</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2013 09:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giudice monocratico della sezione penale del Tribunale di Agrigento, Simona Siena, ha condannato a 8 mesi di reclusione Libertino Vasile Cozzo, 37 anni, per resistenza a pubblico ufficiale. L’empedoclino venne arrestato il 17 aprile scorso dai poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle.  Secondo la ricostruzione dei  fatti il pregiudicato avrebbe reagito scagliandosi contro gli [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il giudice monocratico della sezione penale del Tribunale di Agrigento, Simona Siena, ha condannato a 8 mesi di reclusione Libertino Vasile Cozzo, 37 anni, per resistenza a pubblico ufficiale. L’empedoclino venne arrestato il 17 aprile scorso dai poliziotti del Commissariato di Porto Empedocle.  Secondo la ricostruzione dei  fatti il pregiudicato avrebbe reagito scagliandosi contro gli uomini in divisa che erano intervenuti dietro la segnalazione dei familiari dell’ex fidanzata che il pescivendolo avrebbe aggredito verbalmente sotto casa per convincere la ragazza a riallacciare la relazione con lui.</p>
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		<title>Porto Empedocle, uomo scippato e malmenato in centro storico</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2013 08:58:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un empedoclino è rimasto vittima, giovedì sera, in cortile Sicurelli, di un blitz effettuato da un malvivente che gli ha strappato le tre grosse collane d’oro che portava al collo. Il fatto è avvenuto nei pressi dell’abitazione della vittima. L’empedoclino ha tentato una reazione, ma il malvivente lo ha ripetutamente colpito con calci e pugni. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un empedoclino è rimasto vittima, giovedì sera, in cortile Sicurelli, di un blitz effettuato da un malvivente che gli ha strappato le tre grosse collane d’oro che portava al collo. Il fatto è avvenuto nei pressi dell’abitazione della vittima. L’empedoclino ha tentato una reazione, ma il malvivente lo ha ripetutamente colpito con calci e pugni. Poi è scappato, ma durante la fuga ha lasciato cadere a terra una delle tre collane che aveva appena strappato dal collo della vittima.  Indagini sono in corso da parte dei carabinieri.</p>
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		<title>Agrigento, annullata informativa antimafia dell’Esiea</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 15:05:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Tar Sicilia ha accolto il ricorso di G.S., avvocato di Agrigento, causa dell’informativa antimafia inflitta dalla Prefettura di Agrigento alla scuola edile “Esiea”. L’avvocato G.S.,che è stato componente del Collegio sindacale dell’Esiea fino all’11 febbraio 2013, avrebbe intrattenuto rapporti con i fratelli Traina di Porto Empedocle tra cui Giorgio, tratto in arresto per associazione [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.grandangoloagrigento.it/wp-content/uploads/2013/05/prefettura-300x185.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-63681" alt="prefettura-300x185" src="http://www.grandangoloagrigento.it/wp-content/uploads/2013/05/prefettura-300x185.jpg" width="300" height="185" /></a>Il Tar Sicilia ha accolto il ricorso di G.S., avvocato di Agrigento, causa dell’informativa antimafia inflitta dalla Prefettura di Agrigento alla scuola edile “Esiea”. L’avvocato G.S.,che è stato componente del Collegio sindacale dell’Esiea fino all’11 febbraio 2013, avrebbe intrattenuto rapporti con i fratelli Traina di Porto Empedocle tra cui Giorgio, tratto in arresto per associazione mafiosa. Ebbene, il ricorso contro l’informativa della Prefettura di Agrigento, che ha provocato la revoca di finanziamenti e contributi all’Esiea, è stato presentato dallo stesso avvocato G.S., con il consenso dell’Esiea. L’avvocato G.S., a tutela della propria dignità e reputazione, ha documentato alla Prefettura di Agrigento, per ben due volte, il 21 febbraio 2013 e il 18 marzo 2013, che i suoi rapporti con i fratelli Traina sono stati legati all’incarico di curatore del fallimento della ditta Calcestruzzi dei fratelli Traina di Porto Empedocle, dichiarato il 16 giugno 1992. E l’incarico di curatore è stato conferito all’ avvocato G.S., dal Tribunale di Agrigento. Ecco l’errore in cui è incorsa la Prefettura di Agrigento, la quale ha fondato l’informativa impugnata su un elemento, “la frequentazione con mafiosi, il quale, indipendentemente dalla sua scarsa rilevanza, trattandosi di episodio isolato risalente a circa 20 anni prima dell’adozione dell’atto, non trova corrispondenza e riscontro effettivo nella realtà dei fatti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mons. Francesco Montenegro, nuovo presidente “Migrantes” della Cei</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 14:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’ultima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), che si è tenuta a Roma dal 20 al 24 maggio 2013, dedicata all’attenzione per la cura e la formazione degli educatori all’interno della comunità cristiana, mons. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, è stato nominato presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni (Cemi) e della Fondazione Migrantes. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ultima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), che si è tenuta a Roma dal 20 al 24 maggio 2013, dedicata all’attenzione per la cura e la formazione degli educatori all’interno della comunità cristiana, mons. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, è stato nominato presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni (Cemi) e della Fondazione Migrantes. “Questa prestigiosa nomina – dice mons. Melchiorre Vutera, vicario generale dell’Arcidiocesi di Agrigento -  è il meritato riconoscimento della CEI a Mons. Montenegro per il suo appassionato e continuo interessamento del fenomeno migratorio che vede arrivare giornalmente, nella nostra isola di Lampedusa, porta dell’Europa, tanti poveri disperati in cerca di libertà e di un futuro di speranza. Al nostro Arcivescovo don Franco – conclude -  gli auguri di tutta la Chiesa Agrigentina per questo nuovo incarico, con l’auspicio di un proficuo lavoro per il riconoscimento della dignità e dei diritti di tanti fratelli migranti”. Mons. Francesco Montenegro domani parteciperà, a Palermo, alla beatificazione di don Pino Puglisi, e domani stesso partirà, come già programmato, per Lampedusa dove incontrerà la comunità ecclesiale e, lunedì 27 maggio, amministrerà la cresima 75 giovani della parrocchia.</p>
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		<title>Realmonte, demolizione ecomostro: lavori a rilento</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 12:13:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vanno a rilento i lavori per la demolizione dello scheletro di cemento in riva al mare della Scala dei Turchi.  Il cantiere come come programma deve essere chiuso entro il 6 giugno, e per quel giorno l’ecomostro dovrà essere demolito e lo stato dei luoghi ripristinato nel rispetto delle norme sulla tutela dell’ambiente. Mentre il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.grandangoloagrigento.it/wp-content/uploads/2013/03/Lecomostro-di-Capo-Rossello.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-59636" alt="L'ecomostro di Capo Rossello" src="http://www.grandangoloagrigento.it/wp-content/uploads/2013/03/Lecomostro-di-Capo-Rossello-300x196.jpg" width="300" height="196" /></a>Vanno a rilento i lavori per la demolizione dello scheletro di cemento in riva al mare della Scala dei Turchi.  Il cantiere come come programma deve essere chiuso entro il 6 giugno, e per quel giorno l’ecomostro dovrà essere demolito e lo stato dei luoghi ripristinato nel rispetto delle norme sulla tutela dell’ambiente. Mentre il sindaco di Realmonte Piero Puccio continua a ribadire di fare in fretta a completare l’abbattimento del manufatto, nel frattempo si attende l’ulteriore decisione del Tar Sicilia sul ricorso presentato dalla ditta proprietaria dell’immobile. Nulla cambierà anche se dovesse essere accolto. I proprietari hanno pure chiesto la sospensione dei lavori, ma il primo cittadino di Realmonte non ha voluto sentire ragioni, sollecitando l’immediata demolizione. Intanto tarda ad arrivare anche il via libera per l’abbattimento dei fabbricati abusivi sulla spiaggia di Lido Rossello, e continua la battaglia giudiziaria a carte bollate. I proprietari che devono demolire gli scheletri prendono altro tempo. Ma anche in questo caso il destino sembra segnato. C’è già l’ordinanza di demolizione del Comune di Realmonte, emessa dopo l’ingiunzione della Procura della Repubblica di Agrigento.</p>
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		<title>Operazione antidroga a Licata:  Gdf  arresta due corrieri</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 09:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Operazione antidroga a Licata: Gdf arresta due corrieri]]></category>

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		<description><![CDATA[I militari della tenenza della Guardia di finanza di Licata hanno arrestato Antonio Montana, 42 anni e Annalisa Santamaria, 32 anni, poiché trovati in possesso di 26 grammi di eroina. I due, che viaggiavano a bordo di una Fiat Punto, sono stati bloccati lungo la S.S. 115, nei pressi di Licata, nel corso di un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I militari della tenenza della Guardia di finanza di Licata hanno arrestato Antonio Montana, 42 anni e Annalisa Santamaria, 32 anni, poiché trovati in possesso di 26 grammi di eroina. I due, che viaggiavano a bordo di una Fiat Punto, sono stati bloccati lungo la S.S. 115, nei pressi di Licata, nel corso di un mirato servizio volto alla prevenzione e repressione dello spaccio di sostanze stupefacenti. Gli occupanti apparivano in un inconsueto atteggiamento di agitazione e nervosismo, tanto che i finanzieri,  insospettiti, decidevano di sottoporli ad un più accurato controllo presso gli uffici della caserma, dove la donna è stata trovata in possesso di un involucro contenente lo stupefacente, presumibilmente acquistato a Palermo e destinato allo spaccio. I due, pertanto, sono stati arrestati per  il reato di detenzione ai fini dello spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. Si è già tenuta l’udienza preliminare, con la quale è  stato convalidato l’arresto ed emessa la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di Licata, con la prescrizione a non allontanarsi dalle rispettive abitazioni dalle ore 20,00 fino al mattino. Per il 4 giugno è prevista un’ulteriore udienza per la sentenza definitiva.</p>
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		<title>Licatese arrestato a Gela: rubava cavi di rame</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 09:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Licatese arrestato a Gela: rubava cavi di rame]]></category>

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		<description><![CDATA[Un disoccupato di Licata, Angelo Sirone, di 40 anni, è stato arrestato dai carabinieri, a Gela, mentre, per rubare rame, tagliava cavi elettrici di media e alta tensione dell’Enel, in contrada Piana del Signore, a due km a est del centro abitato. All’arrivo dei militari, ha tentato di allontanarsi, con la propria automobile (una Renault [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un disoccupato di Licata, Angelo Sirone, di 40 anni, è stato arrestato dai carabinieri, a Gela, mentre, per rubare rame, tagliava cavi elettrici di media e alta tensione dell’Enel, in contrada Piana del Signore, a due km a est del centro abitato. All’arrivo dei militari, ha tentato di allontanarsi, con la propria automobile (una Renault Clio), ma è stato prontamente bloccato con l’ausilio dei metronotte di un istituto di vigilanza privata. Un suo complice è riuscito a dileguarsi. Vicino all’automobile sono stati rinvenuti e sequestrati fili di rame già tagliati e avvolte in matasse, del peso complessivo di 110 kg, due scale e attrezzi vari, risultati rubati da un fondo agricolo che sorge nelle vicinanze di alcuni pozzi petroliferi dell’Enimed. Sirone avrebbe dichiarato ai carabinieri che rubava per mantenere la famiglia.</p>
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		<title>Favara, tenta di rapinare due pensionati in casa: arrestato Crapanzano</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2013 09:06:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Favara]]></category>
		<category><![CDATA[tenta di rapinare due pensionati in casa: arrestato Crapanzano]]></category>

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		<description><![CDATA[I carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato Michele Crapanzano, 42 anni, disoccupato, del luogo. L’uomo ieri mattina, ha tentato di rapinare due pensionati nella loro casa di via Sardegna. Le vittime sono madre e figlio, lei C. A., 96 anni, lui L. C., 61 anni. Crapanzano ha suonato al campanello e, spacciandosi per un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I carabinieri della Tenenza di Favara hanno arrestato Michele Crapanzano, 42 anni, disoccupato, del luogo. L’uomo ieri mattina, ha tentato di rapinare due pensionati nella loro casa di via Sardegna. Le vittime sono madre e figlio, lei C. A., 96 anni, lui L. C., 61 anni. Crapanzano ha suonato al campanello e, spacciandosi per un tecnico dell’Enel, è riuscito a farsi aprire la porta dall’uomo. A questo punto lo ha aggradito tentando di mettergli attorno al collo un fil di ferro. L’uomo ha cominciato a gridare chiedendo aiuto. Poi è entrata in scena la madre che, resasi conto del pericolo, ha anche lei cominciato a gridare, richiamando l’attenzione dei vicini. A questo punto il malvivente ha desistito dall’intento ed è scappato. Nella fuga ha spintonato la donna che è caduta a terra riportando alcune contusioni. Poche ore dopo i carabinieri, grazie anche alle testimonianze delle vittime, lo hanno arrestato.</p>
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		<title>Presidente Ordine giornalisti  Arena condannato per diffamazione</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 23:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Arena condannato per aver collaborato a un articolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il presidente regionale dell’Ordine dei giornalisti Riccardo Arena è stato condannato a un anno di carcere per aver collaborato alla stesura di un articolo su Panorama e riguardante un magistrato antimafia della Sicilia. ‘Sono stato condannato a un anno di carcere per diffamazione a mezzo stampa, per avere collaborato alla stesura del pezzo ‘Aridatece Caselli’, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente regionale dell’Ordine dei giornalisti Riccardo Arena è stato condannato a un anno di carcere per aver collaborato alla stesura di un articolo su Panorama e riguardante un magistrato antimafia della Sicilia.</p>
<p>‘Sono stato condannato a un anno di carcere per diffamazione a mezzo stampa, per avere collaborato alla stesura del pezzo ‘Aridatece Caselli’, scritto dal collega Andrea Marcenaro: io ho avuto la sospensione della pena, Andrea e il direttore di Panorama, Giorgio Mulè, no. Non entro nel merito della questione: per il processo ci sono altri due gradi di giudizio ma, proprio perchè ritengo di avere fatto soltanto il mio lavoro di giornalista, mi e’ difficile comprendere e accettare questa sentenza, anche per la sua severità”. Lo dice il giornalista Riccardo Arena.</p>
<p>‘Quel che mi appare assurdo e indegno di un Paese democratico è che la nostra legge – aggiunge – non rispettando la giurisprudenza delle Corti di Giustizia europee, preveda ancora oggi, nel 2013, che i giornalisti vadano o possano andare in galera per avere scritto un articolo.</p>
<p>Credo che su questo vada fatta una battaglia unitaria, seria, concreta e immediata, da parte delle istituzioni e delle associazioni sindacali della categoria, per evitare che prima o poi qualcuno in carcere ci vada sul serio. Quel che e’ certo e’ che continuerò come sempre il mio impegno di cronista e all’interno delle istituzioni professionali’</p>
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