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	<title>Grandangolo Agrigento &#187; Mafia</title>
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	<description>Il giornale di Agrigento diretto da Franco Castaldo</description>
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		<title>Processo Nuova cupola, i Pm chiudono la fase descrittiva: pronte le richieste di condanna</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 08:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Pubblici ministeri Rita Fulantelli ed Emanuele Ravaglioli della Dda ieri hanno concluso la requisitoria al processo antimafia “Nuova Cupola”, nei confronti dei 41 imputati – ritenuti appartenenti alle cosche mafiose dell’Agrigentino – che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. I Pm quantificheranno le richieste di condanna all’udienza di mercoledì prossimo. Sul [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I Pubblici ministeri Rita Fulantelli ed Emanuele Ravaglioli della Dda ieri hanno concluso la requisitoria al processo antimafia “Nuova Cupola”, nei confronti dei 41 imputati – ritenuti appartenenti alle cosche mafiose dell’Agrigentino – che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. I Pm quantificheranno le richieste di condanna all’udienza di mercoledì prossimo. Sul banco degli imputati: Giuseppe Anzalone, 46 anni, di Ventimiglia di Sicilia, Filippo Azzarello, 49 anni, di Ventimiglia di Sicilia, Natale Bianchi, 36 anni, di Palermo, Antonio Brucculeri, 28 anni, di Agrigento, Gaspare Carapezza, 37 anni, di Agrigento, Francesco Paolo Cioffi, 37 anni, di Agrigento, Vincenzo Cipolla, 51 anni, di San Biagio Platani, Luca Cosentino, 37 anni, di Agrigento, Giuseppe Giovanni Faldetta, 38 anni, di Agrigento, Raffaele Faldetta, 67 anni, di Casteltermini, Gerlando Fragapane, 21 anni, di Agrigento, Antonino Gagliano, 46 anni, di Siculiana, Dario Giardina, 32 anni, di Agrigento, Gerlando Gibilaro, 33 anni, di Agrigento, Giuseppe Infantino, 32 anni, di Agrigento, Roberto Lampasona, 36 anni, di Santa Elisabetta, Antonino Mangione, 33 anni, di Francoforte sul Meno (Germania), Rosario Mangione, 27 anni, di Agrigento, Salvino Mangione, 40 anni, di Agrigento, Stefano Mangione, 50 anni, di Raffadali, Antonino Mazza, 41 anni, di Palma di Montechiaro, Fabrizio Messina, 38 anni, di Porto Empedocle, Giovanni Rampello, 27 anni, di Agrigento, Francesco Ribisi, 31 anni, di Agrigento, Maurizio Rizzo, 40 anni, di Agrigento, Salvatore Russo Fiorino, 65 anni, di Raffadali, Maurizio Salemi, 40 anni, di Porto Empedocle, Leo Sutera, 63 anni, di Sambuca di Sicilia, Giovanni Stefano Tarallo, 28 anni, di Agrigento, Giorgio Traina, 55 anni, di Porto Empedocle, Alfonso Tuttolomondo, 38 anni, di Vainingenan der Enz, Pasquale Vetro, 55 anni, di Favara, Vincenzo Cacciatore, 49 anni, di Villaseta, Pietro Capraro, 28 anni, di Agrigento, Roberto Romeo 32 anni, di Porto Empedocle, Ludo Francesco Vazano, 85 anni, di Ventimiglia di Sicilia,  Antonio Orlando, 61 anni, di Baucina, Stefano Alessandro Rizzo, 37 anni, di Santa Elisabetta, Roberto Belvedere, 34 anni, di Agrigento, Antonino Gagliano, 41 anni, di Siculiana, Salvatore Guarraci, 44 anni, di Porto Empedocle.</p>
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		<title>Canicattì, dissequestrata larga parte dei beni di Angelo Di Bella</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 11:59:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Tribunale di Agrigento, sezione misure di prevenzione, ha provveduto al dissequestro di larga parte dei beni al boss mafioso di Canicattì, Angelo Di Bella, 56 anni. Si tratta in particolare di tre ditte individuali, cinque società, diversi beni immobili intestati a lui e ai suoi familiari, e diversi conti correnti. Il valore del patrimonio [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale di Agrigento, sezione misure di prevenzione, ha provveduto al dissequestro di larga parte dei beni al boss mafioso di Canicattì, Angelo Di Bella, 56 anni. Si tratta in particolare di tre ditte individuali, cinque società, diversi beni immobili intestati a lui e ai suoi familiari, e diversi conti correnti. Il valore del patrimonio sequestrato a Di Bella nel novembre del 2011 e ora quasi interamente restituitogli ammontava a circa 80 milioni di euro. Il Tribunale ha accolto la tesi difensiva secondo cui i beni sarebbero di provenienza lecita e che ci sarebbe anche equilibrio tra il reddito e il patrimonio mobiliare e immobiliare. I giudici hanno invece disposto la confisca di una parte del capitale sociale di una società azionista di un centro commerciale di Agrigento. A Di Bella è stata inoltre applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di tre anni. Angelo Di Bella era stato arrestato assieme ad altri presunti mafiosi nel corso delle operazioni antimafia &#8220;Camaleonte&#8221; e &#8220;Agora&#8217;&#8221; che avevano colpito la rete di protezione dell&#8217;allora capomafia latitante della provincia di Agrigento Giuseppe Falsone poi catturato tre anni fa a Marsiglia, in Francia.</p>
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		<title>Mafia, processo “Alisciannira”: la sentenza slitta al 19 luglio</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 10:23:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Slitta al al 10 luglio la sentenza del processo antimafia “Alisciannira” che si sta celebrando con il rito abbreviato davanti al Gup del Tribunale di Palermo, Fernando Sestito. Per i 4 imputati il Pm Fici ha chiesto altrettante condanne per complessivi 28 anni di reclusione: 10 per Gaetano Sedita, 6 per Giuseppe Caltagirone, Stefano Canzoneri [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Slitta al al 10 luglio la sentenza del processo antimafia “Alisciannira” che si sta celebrando con il rito abbreviato davanti al Gup del Tribunale di Palermo, Fernando Sestito. Per i 4 imputati il Pm Fici ha chiesto altrettante condanne per complessivi 28 anni di reclusione: 10 per Gaetano Sedita, 6 per Giuseppe Caltagirone, Stefano Canzoneri e Santo Pillitteri. L’accusa, per tutti, è di associazione per delinquere di stampo mafioso.  L’inchiesta “Alisciannira”, coordinata dalla Dda di Palermo, permire di fare luce sui presunti appartenenti alle cosche mafiose della zona montana della provincia di Agrigento.</p>
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		<title>Revocati gli arresti ospedalieri: Calogero Falsone torna in carcere</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 23:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Revocati gli arresti ospedalieri: Calogero Falsone torna in carcere]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Gip del Tribunale di Palermo, Nicola Aiello ha revocato gli arresti ospedalieri di Calogero Falsone, il campobellese fratello del boss Giuseppe, ed ha fatto ritorno in carcere. Appena quindici giorni fa, lo stesso Gip aveva concesso la misura degli arresti in ospedale disponendo il trasferimento nell’ospedale Civico di Palermo. Falsone, che verrà processato il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Gip del Tribunale di Palermo, Nicola Aiello ha revocato gli arresti ospedalieri di Calogero Falsone, il campobellese fratello del boss Giuseppe, ed ha fatto ritorno in carcere. Appena quindici giorni fa, lo stesso Gip aveva concesso la misura degli arresti in ospedale disponendo il trasferimento nell’ospedale Civico di Palermo. Falsone, che verrà processato il prossimo 17 luglio dal Tribunale di Palermo è accusato di estorsione ai danni di una azienda casearia e tentato omicidio ai danni di un pastore fortunatamente non raggiunto da otto pistolettate sparategli contro,  aggravati dal metodo mafioso.</p>
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		<title>Canicattì, omicidio Ciulo: indagini passano alla Dda di Palermo</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 16:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Passano alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, come abbondantemente anticipato da Grandangolo, le indagini sull’uomo ritrovato cadavere all’interno della Fiat Brava del canicattinese Calogero Ciulo, ammazzato a colpi di fucile e poi dato alle fiamme assieme all’auto. Già poche ore dopo il rinvenimento della carcassa del mezzo e del corpo completamente carbonizzato, la Procura di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Passano alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, come abbondantemente anticipato da Grandangolo, le indagini sull’uomo ritrovato cadavere all’interno della Fiat Brava del canicattinese Calogero Ciulo, ammazzato a colpi di fucile e poi dato alle fiamme assieme all’auto. Già poche ore dopo il rinvenimento della carcassa del mezzo e del corpo completamente carbonizzato, la Procura di Agrigento si è subito premurata di inviare una dettagliata informativa ai magistrati della Dda. Le indagini partono dai primi risultati dell’autopsia effettuata dal medico legale Cataldo Raffino, che avrebbe accertato che il fucile, con molta probabilità a canne mozze, era caricato a pallettoni. Un omicidio che sembra quasi un’esecuzione tipicamente di stampo mafioso.</p>
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		<title>Campobello di Licata: giudizio immediato per Calogero Falsone</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jun 2013 07:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giudizio immediato per Calogero Falsone, 46 anni, di Campobello di Licata, fratello del capomafia agrigentino Giuseppe. L’imputato è accusato di tentato omicidio aggravato ed estorsione aggravata ai danni di due pastori. Lo ha deciso il Gip del Tribunale di Palermo, Gioacchino Scaduto, che ha accolto la richiesta avanzata dai magistrati della Dda. Il processo è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Giudizio immediato per Calogero Falsone, 46 anni, di Campobello di Licata, fratello del capomafia agrigentino Giuseppe. L’imputato è accusato di tentato omicidio aggravato ed estorsione aggravata ai danni di due pastori. Lo ha deciso il Gip del Tribunale di Palermo, Gioacchino Scaduto, che ha accolto la richiesta avanzata dai magistrati della Dda. Il processo è stato fissato per il prossimo 17 luglio dinanzi ai giudici della quarta sezione penale del Tribunale del capoluogo dell’isola. Falsone è accusato di aver tentato di uccidere – sparandogli contro alcuni colpi di arma da fuoco –Constantin Talmaciu. Inoltre avrebbe minacciato due pastori rei di aver fatto pascolare il gregge su terreni che pretendeva di sfruttare in maniera esclusiva. Per intimidirli gli avrebbe fatto recapitare un proiettile.</p>
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		<title>Grande vallone, assolto Modica; condannati Belardo, Caltabellotta, Carruba e Termini</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2013 17:35:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Tribunale di Caltanissetta, presidente dott. Antonio Balsamo, nell’ambito del procedimento denominato “Grande vallone”, l’operazione che fece luce sulle attività di Cosa Nostra a Campofranco, Bompensiere, Sutera, Montedoro e Serradifalco, la zona del Vallone. troncone ordinario, ha assolto il campofranchese Salvatore Gianluca Modica (difeso dall’avv. Giovanni Castronovo) ex presidente della squadra del Campofranco, dal reato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale di Caltanissetta, presidente dott. Antonio Balsamo, nell’ambito del procedimento denominato “Grande vallone”, l’operazione che fece luce sulle attività di Cosa Nostra a Campofranco, Bompensiere, Sutera, Montedoro e Serradifalco, la zona del Vallone. troncone ordinario, ha assolto il campofranchese Salvatore Gianluca Modica (difeso dall’avv. Giovanni Castronovo) ex presidente della squadra del Campofranco, dal reato di estorsione, originariamente aggravata, poi riqualificata come semplice, perché il fatto non sussiste. Il P.M. aveva richiesto per il Modica la condanna ad anni 4 di reclusione. Condannati invece gli altri coimputati: Cosimo Caltabellotta ad anni 7 di reclusione, Edmondo Belardo ad anni 1 e mesi 3, Maurizio Carrubba, collaboratore di giustizia, alla pena di anni 4 di reclusione e Salvatore Termini, detto Caterino, ad anni 12 di reclusione. Il pubblico ministero della Dda, Stefano Luciani, nel corso della sua requisitoria aveva affermato: «Quella di Campofranco è una famiglia mafiosa molto pericolosa, che dispone di un notevole arsenale di armi e che ha avuto la capacità di inserirsi nel settore degli appalti pubblici, gode di una rete di complicità importanti, tanto che fino a poco tempo fa molti suoi affiliati sono rimasti immuni da provvedimenti cautelari». Nel dettaglio il Pm ha chiesto al Tribunale (presidente Antonio Balsamo, giudici a latere Marco Sabella e Valerio Sasso) 4 anni per Maurizio Carrubba con le attenuanti e la diminuente per i collaboratori di giustizia, 9 anni per Cosimo Caltabellotta, 15 anni per Salvatore Caterino Termini (tutti accusati di associazione mafiosa), 4 anni per Gianluca Modica che risponde di favoreggiamento e 2 anni e 6 mesi con le attenuanti generiche per Edmondo Belardo di Siracusa accusato di truffa per avere installato una scheda taroccata in una macchinetta videopoker in un locale pubblico. «L&#8217;accusa – ha sostenuto il pm – si basa su dichiarazioni di collaboratori di giustizia assolutamente attendibili che danno un quadro completo dell&#8217;attività della cosca di Campofranco. Su tutti proprio Carrubba, che ha ammesso fatti per i quali le nostre indagini si erano arenate da tempo ed ha aggiunto pure di essere il reggente della famiglia di Campofranco. Sfido chiunque a dire che non è attendibile. La partecipazione alle attività mafiose di Termini e Caltabellotta è evidente, il primo fu uno dei vivandieri del piccolo Giuseppe Di Matteo, quando era prigioniero tra Casteltermini e Cammarata. Caltabellotta era il proprietario del motel La Fazenda dove sono stati ospitati latitanti ed è Ciro Vara a dirci che Cosimo Caltabellotta sapeva di avere a che fare con dei mafiosi e che era a disposizione della cosca. Gianluca Modica ha invece aiutato Giuseppe Modica a trovare la microspia installata dai Carabinieri nel suo impianto».</p>
<p>Il processo con il rito abbreviato, invece, si era concluso con dodici condanne e due assoluzioni. La pena più pesante, 8 anni e 10 mesi, è stata inflitta a Angelo Calogero Modica. Assolti Gaetano Caltabellotta 45 anni, di Campofranco (per lui il Pm aveva chiesto 6 anni (difeso dall’avvocato Giuseppe Barba e Roberto Tricoli) e Paolo Falcone, 69 anni di Montedoro.  Dodici condannati, dunque e due assolti. Questa la sentenza emessa dal Gup del Tribunale di Caltanissetta, Francesco Lauricella: per associazione mafiosa sono stati condannati Angelo Calogero Modica a 8 anni e 10 mesi, Salvatore Pirrello, Ambrogio Vario, Alfredo Schillaci tutti di Campofranco e Angelo Lo Sardo di Bompensiere a 8 anni ciascuno. Per Carmelo Allegro di Serradifalco 4 anni, 4 mesi in più al fratello Rosario. 4 anni e 6 mesi per Nicolò Falcone di Montedoro, 6 anni e 6 mesi sono stati inflitti ad Antonino Grizzanti di Sutera; 4 anni e 4 mesi per il campofranchese Giuseppe Modica; 1 anno e 10 mesi) per Rosalia Nicastro di Campofranco, moglie di Angelo Modica, accusata solo di intestazione fittizia di alcune proprietà riconducibili al marito per sottrarle ad eventuali sequestri. Assolti per non aver commesso il fatto, dalle accuse di associazione mafiosa, Paolo Falcone di Montedoro e Gaetano Caltabellotta di Campofranco. Il giudice ha inoltre disposto la confisca delle società di produzione di calcestruzzo riconducibili ai fratelli Schillaci, ai Modica e delle sale giochi site a Serradifalco di proprietà degli Allegro. Al Comune di Serradifalco e all’Ance, costituitisi parte civile, il giudice ha concesso un risarcimento di 2.300 euro che dovrà essere versato dai soli fratelli Allegro per quanto riguarda il Comune di Serradifalco e da tutti i condannati per quanto riguarda l’Ance.</p>
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		<title>Mafia, processo “Nuova Cupola”: rinviati a giudizio dieci imputati</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2013 17:26:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Gup del Tribunale di Palermo, Daniela Cardamone, ha rinviato a giudizio 10 dei 51 imputati del processo nato dall’inchiesta antimafia “Nuova Cupola”. In 41, fra presunti boss ed estorsori, saranno giudicati, invece, con il rito abbreviato. Il rinvio a giudizio è stato disposto per Ettore Allegro, Rosario Bellavia, Pietro Capraro del 1979, Gaetano Licata [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Gup del Tribunale di Palermo, Daniela Cardamone, ha rinviato a giudizio 10 dei 51 imputati del processo nato dall’inchiesta antimafia “Nuova Cupola”. In 41, fra presunti boss ed estorsori, saranno giudicati, invece, con il rito abbreviato. Il rinvio a giudizio è stato disposto per Ettore Allegro, Rosario Bellavia, Pietro Capraro del 1979, Gaetano Licata Amri, Bruno Pagliaro, Maurizio Romeo, Salvatore Romeo, Gerlando Russo, Gianfranco Taranto e Carmelo Vetro. La prima udienza è stata fissata al 23 ottobre davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento.</p>
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		<title>Canicattì: puzza di mafia l&#8217;omicidio di Calogero Ciulo</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2013 00:12:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Canicattì: puzza di mafia l'omicidio di Calogero Ciulo]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è puzza di mafia a dismisura nella triste vicenda di Calogero Ciulo, il canicattinese di 43 anni scomparso  lunedì scorso a Canicattì, nell&#8217;agrigentino, e oggi è stato rinvenuto morto carbonizzato nel portabagagli della sua stessa auto. La vittima come è noto è Calogero Giuseppe Ciulo, 43 anni. L&#8217;auto carbonizzata è stata trovata tra Campobello di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>C’è puzza di mafia a dismisura nella triste vicenda di Calogero Ciulo, il canicattinese di 43 anni scomparso  lunedì scorso a Canicattì, nell&#8217;agrigentino, e oggi è stato rinvenuto morto carbonizzato nel portabagagli della sua stessa auto. La vittima come è noto è Calogero Giuseppe Ciulo, 43 anni. L&#8217;auto carbonizzata è stata trovata tra Campobello di Licata e Delia. L&#8217;uomo, che gestiva una pasticceria, era sparito lunedì scorso. Ma la sua scomparsa era stata denunciata solo venerdì dalla moglie. Secondo una prima ipotesi investigativa Ciulo sarebbe stato ucciso lo stesso giorno della scomparsa. Il Pm Andrea Maggioni ha disposto l&#8217;autopsia sul cadavere della vittima che verrà effettuata domani. Calogero Ciulo,  sposato e padre di 4 figli, ex gestore di una rosticceria, è morto come un boss. Il suo corpo carbonizzato, nascosto nel portabagagli della sua automobile, anch’ essa bruciata, lungo una strada secondaria che collega Campobello di Licata a Delia, in un caseggiato agricolo in disuso da tempo, è la testimonianza diretta che c’è molto altro che un semplice regolamento di conti. Ciulo era stato visto per l’ultima volta da alcuni amici in giro per Canicattì a bordo della sua auto. Potrebbe essere stato ucciso lo stesso 27 maggio, giorno della scomparsa. La vittima gestiva una rosticceria che aveva chiuso circa un anno fa. Poi si sarebbe arrangiato con lavori saltuari, secondo voci non confermate avrebbe contratto debiti. Calogero Ciulo era finito in carcere perché arrestato dalla polizia nell’ambito dell’operazione antidroga e antiusura “Tie Break”. Gli inquirenti stanno seguendo varie ipotesi anche quella di un omicidio commissionato da Cosa Nostra. Per questo  oltre alla Procura di Agrigento, gli atti potrebbero essere trasmessi alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.</p>
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		<title>Processo &#8220;Parcometro&#8221;: Nicolò Vasile si difende</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 23:45:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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		<category><![CDATA[Processo "Parcometro": Nicolò Vasile si difende]]></category>

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		<description><![CDATA[“Non sono un mafioso. Sono semplicemente un parcheggiatore abusivo per necessità. Volevo solo mantenere la mia famiglia”. Lo ha dichiarato oggi in Tribunale, Nicolò Vasile, 32 anni, l’unico imputato del processo “Parcometro” che ha deciso di farsi interrogare, rispondendo alle domande del suo difensore, l’avvocato Enrico Quattrocchi, smentendo decisamente l’ipotesi  dell’accusa secondo la quale i [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“Non sono un mafioso. Sono semplicemente un parcheggiatore abusivo per necessità. Volevo solo mantenere la mia famiglia”. Lo ha dichiarato oggi in Tribunale, Nicolò Vasile, 32 anni, l’unico imputato del processo “Parcometro” che ha deciso di farsi interrogare, rispondendo alle domande del suo difensore, l’avvocato Enrico Quattrocchi, smentendo decisamente l’ipotesi  dell’accusa secondo la quale i tre imputati avrebbero imposto “con metodo mafioso” il pizzo ai parcheggiatori abusivi della città. Vasile ha anche smentito di essere il possessore di un quaderno rosso sequestrato dai carabinieri sul quale veniva trascritta la contabilità illecita. “Non è mio – ha detto Vasile – Il Pubblico ministero, della Dda Rita Fulantelli ha chiesto al Tribunale presieduto da Giuseppe Melisenda Giambertoni, a latere Michele Còntini e Gianfranca Infantino, una perizia grafica sul quaderno. Il processo riprenderà il prossimo primo luglio.</p>
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