Salvatore Calleri, un siciliano a Firenze per continuare l’opera del giudice Caponnetto

Salvatore Calleri, un siciliano a Firenze per continuare l’opera del giudice Caponnetto

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Salvatore Calleri presidente Fondazione Antonino Caponnetto

Un siciliano a Firenze, Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto e organizzatore del Vertice nazionale antimafia? Quale è la storia?

“Nasco a Catania da genitori siciliani. Ma a sei mesi di età arrivo a Firenze.  Mio padre era in quel periodo conservatore degli archivi notarili e lavorava a Firenze. Venne trasferito come direttore generale a Milano ma scelse Firenze per vivere. Nel 1991 conosco Antonino Caponnetto. Anno in cui mi laureo, tra l’altro in giurisprudenza. Sono i tempi della Rete. Sono i tempi dell’offensiva mafiosa contro lo Stato”.

Non le sembra parlare che di antimafia oggi sia un po’ anacronistico? Come giudica “l’antimafia” che ha imperversato negli ultimi anni che poi è risultata un flop?

“A mio avviso è anacronistico paragonare l’Antimafia alla Mafia o parlare di flop dell’Antimafia. Molte di quelle persone che vengono inserite nell’antimafia da una parte della stampa, non lo sono mai state. La mafia da tempo mira a delegittimare l’antimafia”.

Al vertice di Firenze molti i protagonisti siciliani, perchè anche la politica?

“Il vertice nasce nel 1999 e si tiene una o due volte l’anno. Siamo arrivati al 21mo. Serve per fare il punto. Non è un convegno e non è un dibattito. Dopo la relazione iniziale di 25 minuti gli interventi durano 8 minuti. Si alternano tra i 20 ed i 30 relatori. È una formula sempre attuale. Le principali strategie antimafia degli ultimi 15 anni nascono al Vertice in cui la società e la politica si confrontano. Il vertice nasce su idea di Ornella Rosolino, del sottoscritto e del giudice Caponnetto”.

Quali sono le attività che conduce annualmente la Fondazione?

Educazione alla legalità, lotta alla mafia, organizzazione del vertice, analisi del fenomeno mafioso, redazione dei report. Continuare l’opera di Caponnetto”.

Da esperto e studioso di criminalità e di organizzazioni mafiose, siamo in una fase delicata, in Italia e nel mondo, per l’escalation del fenomeno terrorismo islamico, quali sono le sue impressioni sulla situazione attuale?

“È una situazione difficile. Sono problemi che nascono dal fatto che a partire dalla guerra del golfo e forse addirittura dall’invasione russa dell’Afghanistan l’occidente ha sbagliato la strategia rendendo forti alcuni gruppi oscurantisti che poi si si sono ritorti contro chi l’ha aiutati”.

Che giudizio da dell’attività dell’intelligence europea e italiana in particolare?

“L’intelligence in questo momento ha l’obbligo di collaborare sempre di più nell’ottica di contrastare il nemico comune. Serve sia una intelligence tecnologica che una intelligence da marciapiede”.

Qualcuno ha detto “in Sicilia la mafia fa da deterrente al terrorismo” che ne pensa?

Dire che la mafia ci protegge dal terrorismo Isis equivale ad affermare che conviene convivere con la mafia. In America a new York ho letto di un giovane mafioso che afferma lo stesso. http://www.theladbible.com/articles/an-american-mafia-member-has-insisted-new-york-is-safe-from-isis

“Ebbene io non credo a ciò. La mafia non ci protegge dall’Isis. Fanno affari assieme. Semmai non si fidano a vicenda….Ma gli affari sono affari. Penso inoltre che la mafia potrebbe mirare a rifarsi una verginità con queste dichiarazioni sulla sua protezione”.

Lei è stato di recente nominato coordinatore del Megafono, è legato al governatore Rosario Crocetta, che interverrà al vertice, da una lunga amicizia e da collaborazioni professionali di vario genere (è stato anche assessore regionale), che ne pensa e cosa suggerisce al presidente un po’ troppo in affanno?

“Io sono amico di Saro da molti anni. E lo sono stato anche nei momenti di difficoltà. Detto questo non miscelo mai l’attività politica personale con la Fondazione Caponnetto dove ognuno di noi ha opinioni politiche diverse. Detto questo consiglio all’amico Crocetta di fare quello che sa fare meglio ossia di essere se stesso. Di liberarsi dai limiti e dai laccetti che la politica, siciliana e non, impongono”.

Quale è il ruolo del senatore Beppe Lumia in tutto ciò?

“L’amico Beppe è quello che a mio avviso rappresenta un’antimafia lucida e di analisi. Le sue interrogazioni sono insieme a quelle del sen. Giarrusso altro mio fraterno amico le migliori in materia di antimafia “pratica”.

Al vertice premiate dei giornalisti, anche siciliani, con quali motivazioni.

Sono giornalisti scomodi, e noi siamo lieti di sostenerli”.

 

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