Sanatoria all’Ars, il monito del Procuratore aggiunto Fonzo: “Incentiva illegalità e crea...

Sanatoria all’Ars, il monito del Procuratore aggiunto Fonzo: “Incentiva illegalità e crea caos totale”

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Il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo

La sanatoria per le costruzioni realizzate in Sicilia entro i 150 metri dal mare, e che domani potrebbe essere approvata dal Parlamento regionale con il voto segreto, “incentiverebbe l’illegalità” e creerebbe “il caos più totale”. “E, oltretutto, è pure incostituzionale”.

Non usa mezzi termini il Procuratore aggiunto di Agrigento Ignazio Fonzo, per  stigmatizzare l’emendamento a firma del deputato Girolamo Fazio  (Gruppo Misto), e di altri sette esponenti della maggioranza, che domani torna in aula per l’approvazione.

Il Procuratore, che nei mesi scorsi ha firmato i protocolli d’intesa con i Comuni dell’agrigentino per la demolizione dei manufatti abusivi, è innanzitutto convinto che la norma sia incostituzionale. “Se approvata, troverebbe grossi ostacoli a superare il vaglio di costituzionalità, perché, a mio avviso, verrebbe impugnata, come ha anche detto il Governo”, dice Fonzo in una intervista all’Adnkronos.

Questo è certamente un sistema che incentiva l’illegalità, su questo non ci sono dubbi – dice – C’è questo lobbismo trasversale a favore di chi perora queste cause”.

Proprio ieri è arrivato anche lo stop all’emendamento direttamente dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti: “Siamo pronti a impugnare dinanzi alla Corte costituzionale ogni legge che permetta condoni edilizi. Questo vale in tutta Italia e dunque anche per la Sicilia, dove si sta tentando di passare un colpo di spugna su decenni di abusivismo edilizio che deturpa l’ambiente costiero mettendo a rischio i cittadini”, ha avvertito.

La norma in discussione all’Ars amplia i benefici a chi ha costruito a 150 metri dal mare dal 1976, cioè l’anno di apposizione del vincolo, al 1985, l’anno del condono edilizio. I firmatari, oltre all’ex sindaco di Trapani Girolamo Fazio (ex Forza Itali), sono Marco Forzese, Orazio Ragusa e Gaetano Cani, dell’Udc, tre dell’Ncd, cioè Pietro Alongi, Nino Germanà e Vincenzo Fontana, e un deputato di Sicilia Democratica, Salvatore Giuffrida. E tre deputati dell’opposizione: Giorgio Assenza (Fi), Toto Cordaro (Pid) e Santi Formica (Lista Musumeci).

Se domani pomeriggio l’emendamento Fazio dovesse essere approvato l’eventuale impugnativa dovrebbe passare al vaglio della Corte costituzionale.

E nel frattempo regnerebbe in Sicilia il caos perché la sanatoria entrerebbe in vigore. “Ci sarebbe la corsa degli abusivi a dimostrare che tutto sarebbe antecedente al periodo indicato dall’entrata in vigore della legge. Già ci hanno provato. Sarà il caos sul caso. Insomma, è tutto il sistema che non va bene – avverte Fonzo – Perché se le pratiche di sanatoria fossero state tutte esitate, concedendo o negando la sanatoria, non saremmo oggi in questa situazione. Invece siamo in questa situazione di incertezza e di mancanza di programmazione, di serietà”.

La legge del 1985 – aggiunge il magistrato – prevedeva dei criteri ben precisi per ottenere la sanatoria, ma le pratiche non sono state definite in tanti Comuni. A questo punto bisogna vedere cosa accade nel caso in cui dovesse essere approvata la legge”. E ancora: “Loro parlano di una norma che dovrebbe riportare il riordino in materia edilizia, ma si poteva fare nel momento in cui tutto il pregresso fosse stato ampiamente definito e sistemato – dice – Con la concessione o la negazione della sanatoria. Ma non è accaduto, perché ci sono ancora Comuni dove ancora queste pratiche sono nella fase iniziale dell’istruttoria. Si sostiene che questo vincolo è troppo stretto rispetto ad altre regioni. Poi c’è il problema degli immobili già acquisiti dallo Stato. In altre parole, si creerebbe una situazione di grande confusione e grande incertezza”.

E commentando l’intervista rilasciata oggi dal Governatore siciliano Rosario Crocetta a ‘La Sicilia’ in cui dice che “se si dovesse decidere di demolire tutto, saremmo costretti a portare in discarica  milioni e milioni di metri cubi di cemento armato. Dobbiamo valutare costi e benefici”.

“Non entro nel merito di quelle parole – dice oggi il Procuratore aggiunto Fonzo – è una sua presa di posizione. Ognuno si assume la responsabilità di quello che dice. Certo, non mi pare che il problema principale sia lo smaltimento dei detriti. Insomma, qui si sta facendo una certa confusione o allarmismo apposta. Un conto è l’abbattimento già previsto con una sentenza definitiva di condanna, come noi abbiamo fatto su Licata, ad esempio, con quegli immobili assolutamente insanabili, poi ci sono altri tipi di abusi che non sono stati sanzionati penalmente. E questa è un’altra prospettiva, sono aspetti diversi”. Per il magistrato “Bisogna essere in grado di distinguere tra abusi, che sono illeciti penali, e un conto sono le demolizioni conseguenti a violazioni amministrativi. Certo, sul vincolo paesaggistico di inedificabilità assoluta, entro i 150 metri dalla costa, c’è molto da discutere – spiega – Eliminando un vincolo del genere, si creerebbe un contenzioso incredibile e non si esclude una incentivazione a edificare. Insomma, sarebbe una scelta infelice”.

Alla domanda se dietro la sanatoria ci sia anche una spinta elettorale da parte di alcuni deputati, in vista delle regionali del 2017, il Procuratore aggiunto Fonzo dice: “Questo non lo so, perché certo non posso sottacere che questi progetti di legge alimentano chiaramente aspettative non so quanto fondate. Ma poi ognuno si deve assumere la sua responsabilità”. Non vuole fare neanche una previsione sul voto di domani: “Non sono in grado di dirlo e né mi va di farlo – dice – Noi facciamo i magistrati e in quanto magistrati facciamo il nostro dovere e applichiamo sempre e comunque la legge. Nel caso in cui dovesse essere approvata, valuteremo quali implicazioni avrà. Intanto, è attesa a ore la valutazione degli uffici dell’Assemblea regionale siciliana che dovranno capire se l’emendamento è ammissibile o meno, o se ha profili di incostituzionalità.

Come ha detto nei giorni scorsi anche il Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone. Che si è appellato ai deputati chiedendo di non ricorrere al voto segreto.

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