Se si chiude un oratorio….

Se si chiude un oratorio….

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Si sa che le cicatrici da ginocchia sbucciate che ti porti dietro per sempre te le sei procurate in oratorio; si sa che un amico conosciuto in oratorio è tuo amico per sempre; si sa poi che il posto in cui ti portava il cuore, da bambino, era sempre l’oratorio, perché è lì che avevi la prima cotta ed è lì che potevi sfogare la tua rabbia pre-adolescenziale semplicemente tirando calci ad un pallone. E’ lì che hai imparato a perdere e a vincere, a tirare la fune della tua vita con forza e sacrificio, a comporre tavolette di un mosaico fatto di relazioni indispensabili e indissolubili. A praticare la gioia, a rispettare gli altri in un clima di fraternità e accoglienza.
Perché in realtà un oratorio è molto di più di un campo di calcio o di un piccolo teatro con siparietto. L’ oratorio è un bene immateriale che va oltre i muri di cemento colorato;  è un lab-oratorio che ospita movimento e cambiamento, dubbi ed errori, fallimenti e miracoli, nella pazienza della cura e nella fedeltà del durare. E’ un bene prezioso, una potentissima fonte di energia per affrontare in modo integrale le sfide che intere generazioni di giovani hanno, di volta in volta, lanciato. Ci sono in ballo vite umane da educare, perché non lascino spegnere il fuoco della vita che è abbraccio, condivisione, fare spazio, dare futuro. Mettici poi un sacerdote salesiano dal forte carisma e il lab-oratorio diventa una grande famiglia animata da un clima festoso di collaborazione e responsabilità tra giovani e adulti di ogni etnia, razza e cultura. Un’autentica esplosione di amicizie dai tenui colori primaverili, colmi di entusiasmo e di allegria solare. Operatori di bene e di pace per restaurare un’umanità troppo spesso ferita perché ha smarrito quei valori autentici che ci incutono una vaga nostalgia.
Oratorio don Bosco, Canicattì. Qui da 24 anni, in quella che allora era una parrocchia di periferia, i salesiani hanno tessuto la trama della continuità socio-culturale, mediante le spole dell’evangelizzazione e della promozione umana delle fasce giovanili, su cui corrono i fili del tempo e della memoria. Tracciando linee sulle quali si sono mosse e formate varie generazioni. Oggi sono ancora intense e fruttuose le attività svolte al suo interno: un centro di aggregazione giovanile diurno, che ordinariamente e quotidianamente vede coinvolti un centinaio di ragazzi; la collaborazione con gli istituti scolastici del territorio parrocchiale, che ha permesso  intensi momenti di formazione; il famigerato “grest”, che solo quest’anno ha raccolto 250 minori, seguiti da 67 animatori volontari; un “circolo” di 25 persone impegnate nella riflessione ed approfondimento delle problematiche sociali della città.
Allora è lecito pensare che nel cuore di questa apparente dissoluzione di strutture e di valori che continuamente ci bombarda, nella nostra città si nasconda un piccolo polmone verde che sprigiona aria pulita attorno a noi. Ci sono tanti, tanti ragazzi che preferiscono l’oratorio al bar e lavorano instancabilmente in una ricerca condivisa, aperta alle loro domande e ai loro desideri. Ci sono tanti uomini e donne che lavorano per recuperare e diffondere silenziosamente la bellezza dell’umana amicizia, con un’intensità tale da sopravvivere ad ogni miseria. Investono sulla fiducia e sulla speranza e ricordano ai ragazzi che valgono più di quanto la società voglia far loro credere.
Questa realtà -ahimè-  rischia di essere archiviata e di diventare una parentesi nobile della storia dei salesiani e di tutta la cittadinanza canicattinese. “Vogliono chiuderci l’oratorio”- piangono i bambini e protestano gli adulti. Le motivazioni addotte sono riconducibili ad un calo delle vocazioni e a scelte più o meno condivisibili da parte dell’Ispettoria Salesiana sicula. E se chiude un oratorio? Se chiude un oratorio perdiamo tutti, ciascuno per la sua parte. Genitori, figli, sacerdoti, educatori. Tutta la società, le istituzioni, il mondo intero… 
Occorre imparare la leggerezza di muoversi tra luoghi comuni, retoriche sciatte, purezze dottrinali, crociate difensive per le quali il presunto stato di emergenza giustifica ogni mezzo e ogni fine, anche la chiusura di un oratorio. Occorre imparare a difendere ciò che di buono esiste ancora con forza e caparbietà. Perché ai bambini le favole non dicono che i mostri esistono, ma che i mostri si possono vincere.
Elettra Ferrigno

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