Agrigento

Sindacato, Manlio Cardella: ”Un abusato sistema di accordi”

Dopo tanta sua esperienza sindacale basata su una linea socialdemocratica, oggi si sente più sindacalista o “ imprenditore filantropo”? 

“Dico subito che se essere una persona profondamente sensibile nei confronti dei tanti che, ogni giorno si trovano in condizioni sociali ed economiche di bisogno,  se essere di marcata cultura letteraria, con una forte propensione verso la storia evolutiva del lavoro, dello Statuto dei lavoratori, deturpato e vilipeso nell’essenza stessa dell’art.18,  vero baluardo contro licenziamenti facili ed illegittimi, se essere un cultore critico ed appassionato  della contrattazione collettiva, ebbene accetto lo stereotipo di sindacalista “filantropo” che da sempre guarda ai temi del lavoro, dell’occupazione, del sociale,  in una  evoluta prospettiva socialdemocratica. Cultura, sensibilità, raffinatezza, generosità, piaccia o no, da sempre contraddistinguono il mio impegno sindacale. Non nascondo di certo anche la durezza delle posizioni, nel tempo assunte in direzione di una chiara, netta e distinta contrapposizione di ruoli compiti e funzioni che deve  tornare ad esserci tra sindacati e imprese, pubbliche e private. Il sindacato non  deve fare di mestiere l’interesse delle imprese, né le imprese pubbliche o private, devono favorire, salvaguardando senza alcun pudore e riserva,  invece il sindacato che gli è più affine. E’ questo modello di sindacato, italiano, isolano ed agrigentino che non fa nulla per non apparire legato a logiche  politico-imprenditoriali,  che combatto a viso aperto, senza dubbio alcuno.    Io amo essere, perché filantropo, proprio il contrario di tutto ciò. Per tale ragione, nella mia quotidiana azione sindacale,  denuncio che il contrasto tra sigle sindacali non avviene per un diverso modo di difendere il diritto al lavoro, ma  al contrario è caratterizzato da atteggiamenti subdoli,  volti a denigrare l’avversario. Forse perché chi non si riconosce in grado di competere, avverte la necessità di screditare chi gli sta attorno. Ricordo però a queste persone e ai sindacati  di riferimento, che minare la credibilità altrui quando la propria è pessima, è il primo vero segnale di decadimento.  Questo è ciò che avviene”.

Quale delle ultime azioni sindacali l’ha delusa o l’ha caricata di rinnovate intenzioni?

“Non è un bel vedere ciò che succede nella provincia di Agrigento. Grazie ad una legislazione  del lavoro  nettamente favorevole ai datori di lavoro pubblici e privati, si assiste in tutti i settori produttivi ad un abusato sistema di accordi di conciliazione in sede sindacale , che  finisce con il  favorire solo  liberi professionisti, consulenti e legali, dove  è proprio il sindacato a farsi garante  di procedure pagate  però a caro prezzo  dai lavoratori, costretti  spesso a rinunciare a diritti contrattuali  maturati e non riscossi. Ecco alcune vicende emblematiche,  tra le tante. La prima, la perdita dello stabilimento Italcementi di Porto Empedocle,  ridotto ad un centro di macinazione, destinato a chiudere per sempre. Il paradosso è, che mentre alla popolazione di Isola delle femmine si imponeva sul territorio lo stabilimento Italcementi,  accusato di inquinare l’aria e le strade con il clinker trasportato dai camion,  a Porto Empedocle, pur rivendicando il lavoro ed uno stabilimento degno ancora di  produrre, la gente e i lavoratori ne sono stati privati da accordi politico – sindacali nazionali che hanno svenduto gli interessi dell’intera provincia e della comunità empedoclina, a favore di altre realtà nel Paese. Ma tale verità è stata sottaciuta proprio ai lavoratori cementieri. La seconda  vicenda, si riferisce  alla gestione dei rifiuti in provincia di Agrigento, sulla quale aveva accesso i riflettori  proprio  la commissione antimafia alla fine del 2016. Un settore che in provincia ha visto affermarsi un consolidato quadro imprenditoriale. Al comune di Agrigento, dopo un appalto di due anni per una cifra di 16.253.552,40 euro,  concesso nel 2015 dall’allora commissario straordinario Luciana Giammanco, lo stesso appalto è stato prorogato nel luglio 2017 a causa proprio dei gravi ritardi decisionali della Srr Agest,  il cui CdA e assemblea dei soci hanno ondeggiato, pericolosamente, tra la gestione in house e il bando di gara per l’affidamento esternalizzato  del servizio al costo di €. 91.181.849,00  optando per quest’ultimo, più costoso per i cittadini e  ovviamente più vantaggioso per le imprese che se lo aggiudicheranno. In tale contesto, dopo che la sola Confael  ha alzato il livello dello scontro,  costringendo il sistema rifiuti a partecipare al tavolo tecnico  indetto dalla Direzione provinciale e territoriale del lavoro, ecco arrivare un chiaro-oscuro messaggio proprio a quei 21 lavoratori che sono stati licenziati e non trasferiti ai sensi dell’art.2112 del codice civile, come indicato dalla Direzione territoriale e dall’ Ispettorato del lavoro, per non essersi  piegati all’accordo imposto da Srr e sindacati confederali. Intanto la SRR AGEST, non si sa per quale mistero, attarda ancora ad assumerli, come  previsto dall’art. 19 della L.R. n.9/2010, visto che trovasi oramai nella piena operatività con la fine della gestione commissariale al 30 settembre 2017, come previsto dall’art. 2 dell’Ordinanza del presidente della Regione n. 9 del 15 settembre 2015. Altro elemento da non trascurare la efficace indagine apertasi  a Campobello di Licata in materia di tangenti nella gestione dei rifiuti. La terza vicenda  è riferita alla Formazione professionale  siciliana,  letteralmente depredata dagli enti di formazione, compresi anche quelli di emanazione sindacale, alcuni tra i quali Ial ed  Enfap scioltisi come neve al sole, lasciando su lastrico migliaia di disoccupati sull’onda delle inchieste siciliane, illusi in quanto facenti parte di un inutile Albo regionale della formazione professionale. Alla luce della recente definitiva sospensione dell’Avviso n.8\2016, nonché delle stesse procedure di accreditamento degli Enti,  vi sono oramai  tutte le condizioni per  una grande inchiesta oltre a quella della Corte dei Conti, proprio  per fare luce  sulle responsabilità politico-dirigenziali- sindacali,  nonché sugli sprechi di ingenti  risorse spese  tra ricorsi al Tar, al Cga, professionisti legali e danni collaterali.  La quarta vicenda, il Consorzio Universitario. L’istruzione universitaria è argomento molto delicato. È in gioco il destino professionale e lavorativo dei ns. giovani e la crescita culturale di un territorio. Senza alcun dubbio il Consorzio universitario, ad avviso della Confael, deve vedere un Consiglio di amministrazione dotato di una qualificata maggioranza di componenti accademici, indicati proprio dall’Università. Solamente così si potrà avere la garanzia di una adeguata e qualificata offerta formativa”.

L’ attuale modello sindacale appare nettamente in crisi . Quali sono le prospettive? 

“La crisi del sindacato è  in primo luogo una crisi di valori e di identità. Segue un’ incapacità a  sapere interpretare i bisogni di una società che muta repentinamente in ragione dei diversi interessi sociali ed economici in campo. Non è un problema di età,  in politica come nel sindacato, ma di sapere interpretare il vento del cambiamento che aleggia da anni nel sistema socio economico del nostro Paese.   Basta guardare  ad esempio ai temi  della rappresentanza e la  maggiore rappresentatività. Due contesti profondamente in crisi .  Basta solo pensare che negli anni  70 era la categoria dei metalmeccanici quella più forte nel sindacato, oggi ad esserlo è la categoria dei pensionati!!  Dove  e quanti sono gli iscritti tra i lavoratori dei settori  agricoltura, edilizia, industria, artigianato, terziario, turismo, servizi, pubblico impiego? Solo pensionati in maggioranza!! Perché vi sia una prospettiva occorrerà cambiare le regole del gioco. La delega sindacale  dovrà avere validità di un anno non rinnovabile automaticamente. Una disdetta sindacale non dovrà  essere  più un ‘ impresa per colui che insoddisfatto vuole andar via dal sindacato.  Ecco la scommessa nuova dovra’ essere quella che il sindacato dovrà riconquistare  l’iscritto alla fine di ogni anno,  presentandosi con i suoi  sindacalisti, se ne è rimasto ancora qualcuno come tale,  in ogni luogo di lavoro spiegando le ragioni della richiesta di rinnovo della fiducia da parte dei lavoratori”. 

In un momento in cui è aumentato il bisogno di tutele l’attuale modello sindacale appare logorato. Le prospettive a cui oggi i sindacalisti mirano, quali sono?

“Il segreto per  uscire da una crisi irreversibile sta nella capacità del sindacato  di guardare al passato  dotandosi di sindacalisti veri, capaci, preparati. Oggi i sindacati confederali soffrono l’assenza di veri sindacalisti. in quanto si ritrova solo  dipendenti che in quanto  impiegati del sindacato, ruotano periodicamente in questa o quella categoria. Eseguendo meccanicamente ad un lavoro non bensì una  missione. La Confael è un’altra storia. Opera e si adopera  per riacquistare credibilità e consenso, ripartendo dal lavoro  e  ponendo il lavoratore  al centro dell’ azione del sindacato. Su questo versante  si sta già consolidando un progetto  di  ampliamento della base del sindacalismo autonomo nella provincia di Agrigento e per la Sicilia, al quale oltre a  Confael ha aderito anche l’Usb – Unione sindacale di base e manifestano interesse già ulteriori  importanti sigle”.

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