Sindaco di Lampedusa: “Alzare la voce? Necessario per ottenere rispetto…”

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Sindaco di Lampedusa: “Alzare la voce? Necessario per ottenere rispetto…”

di Redazione
Pubblicato il Set 17, 2017
Sindaco di Lampedusa: “Alzare la voce?  Necessario per ottenere rispetto…”

Chiudere l’hotspot, anzi no. In ventiquattr’ore svanisce, con tanto di ringraziamenti alle forze dell’ordine, il “caso” Lampedusa. Ieri Toto’ Martello – neo sindaco dell’isola, ma politico di lungo corso e gia’ a capo dell’amministrazione dal ’93 al 2002 – ha fatto sentire la sua voce chiedendo al ministero dell’Interno di chiudere il centro per immigrati di contrada Imbriacola e mettere fine alle incursioni di 180 tunisini, sulla carta ospiti della struttura ma in verita’ – ha spiegato il sindaco – in giro per strade e bar di Lampedusa, a molestare donne, a rubacchiare nei negozi e a usare i marciapiedi come bagni all’aperto. Una situazione fuori controllo, a detta del primo cittadino, ma rientrata nel giro di poche ore: “Dopo il clamore mediatico determinato dalle mie dichiarazioni, la situazione a Lampedusa e’ tornata alla normalita’ – ha spiegato Martello nel primo pomeriggio -: sono aumentati i controlli sui migranti e il centro di accoglienza ha ripreso le sue funzioni. Purtroppo a volte nel nostro Paese e’ necessario ‘alzare la voce’ per ottenere il rispetto dei diritti e delle regole”. Regole che aveva invocato ancora stamane in una lettera aperta, rilanciando dopo il fosco quadro dipinto ieri: “Sapevo che pronunciando queste parole avrei creato un ‘caso’, che mi sarei attirato critiche e apprezzamenti, sguardi d’indignazione e messaggi di incoraggiamento”, ultimo in ordine di tempo il sostegno del senatore di FI Maurizio Gasparri. “Ma era l’unico modo – ha osservato il sessantenne Martello, con un passato nel Pci – per accendere i riflettori su quello che da alcune settimane sta avvenendo nell’isola”, ritenuta luogo d’accoglienza tanto che molte personalita’ ne hanno caldeggiato la candidatura a Nobel per la pace. Nel primo pomeriggio di oggi Lampedusa – nelle parole del suo sindaco – sembra tutta un’altra isola rispetto a quella sorta di terra di nessuno dipinta il giorno prima da Martello, che in una nota ringrazia “le forze dell’ordine e le istituzioni per il loro impegno che, ne sono certo, d’ora in avanti restera’ costante”. Poi afferma che non intende alimentare altre polemiche, “ne’ commentare prese di posizione da parte di chi cerca solo di ritagliarsi piccoli spazi di visibilita’: il mio unico interesse e’ il bene di Lampedusa e dei lampedusani. I veleni e gli insulti non mi intimidiscono e non mi fanno paura”, ed e’ difficile non leggere nelle sue parole una risposta all’ex sindaca di Lampedusa, Giusi Nicolini, che ieri aveva accusato Martello di “fare terrorismo. Basterebbe controllare il numero delle denunce presentate ai carabinieri: a me risulta solo un furto da un negozio di frutta e verdura, inoltre l’isola e’ piena di turisti”. Il fruttivendolo di cui parla Nicolini, raccontano nell’isola, non ama che i clienti – specie gli squattrinati che arrivano per mare con addosso solo i vestiti – tocchino i prodotti esposti, e qualche giorno fa due ragazzini egiziani sarebbero stati allontanati bruscamente solo per aver messo gli occhi su una cesta di olive da tavola. Intanto, anche oggi si e’ registrato uno sbarco di 135 migranti, giunti a Messina su una nave della Marina militare, dopo i 1.200 soccorsi tra giovedi’ e venerdi’. Secondo i dati del Viminale, nei primi 15 giorni di settembre sono arrivati 1.414 migranti, ai quali vanno aggiunti i 135 di oggi; il dato mensile piu’ basso del 2017, che ha avuto il suo picco a giugno con 23.526 arrivi.


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