Sorperesa in udienza: il boss latitante Messina e il pentito Salemi “legati”...

Sorperesa in udienza: il boss latitante Messina e il pentito Salemi “legati” da un numero di telefono

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Gerlandino Messina

Gerlandino Messina, il boss di Porto Empedocle catturato dopo oltre dieci anni di latitanza, avrebbe mantenuto, almeno telefonicamente, mentre era alla macchia, un rapporto con il collaboratore di giustizia Pasquale Salemi, peraltro suo parente. Il dato è emerso nel corso dell’udienza celebratasi nel pomeriggio davanti il Tribunale di Agrigento che lo sta processando per associazione mafiosa. A rivelare il dato è stato il colonnello Salvo Leotta, già comandante del reparto operativo di Agrigento, artefice insieme al colonnello Mario De Iulio della cattura dello storico latitante avvenuta a Favara il 23 ottobre del 2010. Leotta ha detto – rispondendo alle domande dell’avvocato Salvatore Pennica che cura la difesa del boss empedoclino –  che quando i carabinieri fecero irruzione nel covo di via Stati uniti a Favara venne trovato un pizzino – tra gli altri – contenente tre numero di telefono. Due non erano più attivi, il terzo era in uso a Pasquale Salemi, primo collaboratore di giustizia agrigentino dal percorso alquanto altalenante. Con le prime dichiarazioni, infatti, aveva omesso di accusare proprio Gerlandino di un omicidio. E mentre era tutelato dallo stato, Salemi ha anche mandato alcune lettere minacciose ad alcuni suoi conoscenti ai quali chiedeva soldi in cambio del suo silenzio. Leotta, oggi in servizio all’ambasciata italiana in Cile, non ha aggiunto altro sull’eventuale contatto telefonico tra Messina e Salemi. Il processo è stato aggiornato al prossimo 21 maggio.

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