Sparatorie come nel Far West: quattro arresti

Sparatorie come nel Far West: quattro arresti

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Una notte da Far West mentre la canicola estiva soffocava una città forse un po’ troppo avvezza alla “giustizia privata”.

Due sparatorie, sette persone indagate: tre sono minorenni.

Il tutto ha inizio con una violenta discussione tra ragazzi: da una parte Francesco Carfì 23 anni, giovane disoccupato, dall’altra i fratelli Massimiliano e Stefano Trubia, pastori di 20 e 21 anni.

La sera del 7 agosto 2014. Dopo la violenta discussione il giovane operaio decide di farla pagare ai Trubia e organizza una vera e propria rappresaglia: spranghe, fucili, caschi integrali. Assieme al fratello e a un cugino nota i due pastori all’interno della villetta della Legalità, in via Settefarine. Partono due colpi di fucile, arma che Carfì riceve dal nonno, Rocco Cinardi di 67 anni. Partono due colpi, una terza cartuccia cade dall’arma e finisce sul terreno. Gli agenti troveranno sia la munizione ancora carica che le due esplose. Sempre nel parco, gli investigatori, raccoglieranno spranghe, bastoni e un telefonino.

Segno di una precipitosa fuga.

Due pattuglie arrivano sul posto e trovano i vari indizi disseminati nel parco. Qualcuno, poco prima, aveva chiamato il commissariato segnalando l’esplosione di colpi d’arma da fuoco.

Mentre i poliziotti sono ancora impegnati per i rilievi investigativi alla villetta, poche ore dopo, sempre nella stessa zona, in via Sciuti, comincia la spedizione punitiva dei Trubia. Quei colpi di fucile al parco proprio non intendono accollarseli. In sella a uno scooter e armati di pistola e fucile raggiungono l’abitazione di Carfì.

Vedono un ombra dietro la finestra e sparano. Con il fucile, perché la pistola si inceppa.

Per fortuna la “sagoma” dietro il vetro ne esce illesa, il colpo di fucile scheggia solo la finestra. Solo per un caso fortuito non si consuma un omicidio.

Peraltro sarebbe stato sangue innocente, poiché dietro la finestra non c’era Carfì, vero bersaglio dei Trubia, ma il patrigno, Gaetano Brosco di 44 anni.

Oggi i quattro protagonisti dei due fatti criminosi, da una parte Carfì e Cinardi, dall’altra i Massimiliano e Stefano Trubia, sono agli arresti, identificati e bloccati al termine di una brillante operazione condotta dal commissariato. Gli uomini della pubblica sicurezza, agli ordini del Primo dirigente Francesco Marino, sono riusciti a ricostruire l’intera vicenda.

«Meritoria – dice Marino – è stata l’attività investigativa degli agenti, sia gli uomini della squadra Volante, intervenuti sul posto, che gli uomini della giudiziaria. Abbiamo acquisito le riprese di alcune videocamere attive sul posto. Decisivo è stato anche l’apporto fornito alle indagini dalla squadra Balistica della questura di Palermo. Grazie all’azione di indirizzo svolta dalla Procura siamo riusciti a chiudere il cerchio».

Le richieste di carcerazione sono state firmate dal Procuratore Lucia Lotti.

«Non c’è stata alcuna collaborazione – dice Lara Seccaccini, pm titolare dell’indagine – da parte delle persone presenti al parco. Eppure ci risulta la presenza di ragazzini e giovani che poi, sentiti gli spari, sono fuggiti». La figura del nonno? «Certo, è un altro particolare che colpisce».

Cinardi, infatti, secondo gli investigatori, anziché dissuadere il nipote Carfì dal proposito di vendetta nei confronti dei Trubia, avrebbe messo a disposizione il suo fucile calibro 12 regolarmente detenuto. Esplodendo prima un colpo dal balcone, assicurandosi che l’arma fosse perfettamente efficiente e bene oleata. Pronta a colpire.

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