Stato-mafia, pentito Galatolo: Per uccidere Pm Di Matteo coperture da 007 e...

Stato-mafia, pentito Galatolo: Per uccidere Pm Di Matteo coperture da 007 e Ros

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L'arresto del boss Vito Galatolo

“Eravamo convinti che dietro il progetto di attentato al Pm Nino Di Matteo ci fosse la copertura di apparati deviati dello Stato, i Servizi segreti e i Ros. Pensavamo che Matteo Messina Denaro fosse ‘solo’ il braccio armato per uccidere il magistrato. Ma di queste cose parlavamo tra di noi”. Lo ha detto il pentito di mafia Vito Galatolo proseguendo la sua deposizione, in videoconferenza, al processo sulla trattativa tra Stato e mafia. Alla domanda del Procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi se abbia conosciuto uomini d’onore “in contatto con queste strutture”, Galatolo risponde: “Sì, Gaetano Scotto della famiglia Arenella, ad esempio”. E cita come sede degli 007 una struttura “di Montepellegrino”. “Per Cosa nostra era una copertura – dice Galatolo – potevamo sapere cose prima che succedevano, insomma per sapere le cose prima degli altri”. Dice ancora di avere assistito “personalmente” a incontri tra esponenti delle forze dell’ordine e uomini d’onore della sua famiglia. “L’ex questore di Palermo, Arnaldo La Barbera era nel libro paga dei Madonia, della famiglia di Resuttana e frequentava vicolo Pipitone, quartier generale della cosca dell’Acquasanta, per incontrarsi con mio padre e Nino Madonia”. Anche Bruno Contrada veniva a qualunque ora. E poi c’era anche un uomo, con un evidente sfregio sul volto, soprannominato il ‘mostro’ (Si tratterebbe di Giovanni Aiello, ex poliziotto finito al centro di diverse indagini) che frequentava il fondo Pipitone e una volta entrarono assieme, ‘il mostro’ e Contrada, per incontrarsi con Nino Madonia”, racconta. “Venivano al Fondo Pipitone all’Arenella, sia con la divisa che senza”, dice ancora. Alla domanda del Presidente della Corte d’assise Alfredo Montalto sul motivo delle visite degli esponenti delle forze dell’ordine, Galatolo dice: “La maggior parte degli incontri li facevano i capi di Cosa nostra. Dalla A alla Z sono venuti lì dentro. Erano amici di polizia e carabinieri”.

Durante la sua detenzione nel carcere di Parma il collaboratore di giustizia avrebbe saputo da altri mafiosi detenuti, come Cristoforo Cannella, Francesco Giuliano e il catanese Enzo Aiello, di continue visite “di 007 e militari del Ros”.Uno che ci parlava spesso – ha aggiunto – era Nino Cina”. Aiello gli avrebbe inoltre riferito che i Servizi gli avrebbero offerto soldi per scagionare l’ex governatore Raffaele Lombardo, poi condannato per mafia. “Mentre il Ros – ha concluso – cercava di indurre i detenuti a collaborare con la giustizia”.

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