Strage Lampedusa, “Non soccorsero migranti”: a giudizio equipaggio peschereccio “Aristeus”

Redazione

Agrigento

Strage Lampedusa, “Non soccorsero migranti”: a giudizio equipaggio peschereccio “Aristeus”

di Redazione
Pubblicato il Apr 16, 2018
Strage Lampedusa, “Non soccorsero migranti”: a giudizio equipaggio peschereccio “Aristeus”

Si terrà domani nel Tribunale di Agrigento l’udienza preliminare, che dovrà stabilire se archiviare o procedere con il dibattimento, nei confronti di sette indagati accusati di non aver soccorso il 3 ottobre 2013 un barcone carico di migranti che, a causa di un ribaltamento, affondò davanti Lampedusa provocando 366 morti: si tratta di Matteo Gancitano, comandante del motopesca Aristeus (che stava pescando nelle acque di Lampedusa), al suo vice Vittorio Cusumano e ai componenti dell’equipaggio, Alfonso Di Natale e quattro nordafricani componenti l’equipaggio.

Di due navi fantasma avevano raccontato alcuni superstiti intervistati dopo il disastro dall’Agenzia Habeshia: “Erano due navi grandi, di colore chiaro e della stazza di una motovedetta o di un peschereccio d’altura. Navigavano in coppia a poche centinaia di metri da noi, verso il largo. La nostra barca era ormai a meno di un chilometro dalla riva. Una delle due navi ha cambiato direzione, facendo un largo giro completo intorno al nostro barcone stracarico e poi ha ripreso velocemente la rotta, raggiungendo l’altra che si stava allontanando. Alcuni di noi, convinti che non ci avessero avvistato, hanno pensato di segnalare la nostra presenza dando fuoco a una coperta intrisa di gasolio. C’è stata una fiammata enorme che ha innescato un principio d’incendio. A quel punto, centinaia di persone, spaventate, si sono precipitate d’istinto sul lato opposto del ponte. E’ così che il barcone ha perso l’assetto: si è rovesciato ed è andato a fondo”.

Voci inizialmente rimaste inascoltate ma che in seguito hanno portato all’avvio dell’inchiesta con la richiesta di rinvio a giudizio su cui si esprimerà domani il Gup. Nel 2015, per immigrazione clandestina, naufragio e omicidio volontario plurimo è stato condannato il tunisino Khaled Bensalem scafista del barcone, sentenza divenuta definitiva con la conferma nei seguenti gradi di giudizio. Questo troncone di inchiesta, che vedrà sul banco degli imputati l’equipaggio della “Aristeus” dovrà stabilire se l’equipaggio del peschereccio è colpevole o meno dei reati contestati e, se saranno reputati colpevoli, forse bisognerà anche interrogarsi sui motivi che li avrebbero indotti a girarsi dall’altra parte.

“L’udienza preliminare che si terrà domani – ha affermato l’avvocato Arturo Salerni legale della famiglia di una delle vittime e presidente del comitato nuovi desaparecidos – potrebbe consentire di aprire alcuni squarci di luce su una vicenda terribile. Vicenda che purtroppo presenta caratteri simili ad altre tragedie che si sono verificate negli ultimi anni nei nostri mari. Sarà necessario comprendere in queste tragedie ricorrenti e prevedibili se vi siano responsabilità più generali in ordine all’assenza della realizzazione di un sistema veramente efficace di ricerca e soccorso da parte delle autorità competenti”.


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