Tabaccaio ucciso, segato e dato in pasto ai porci: tornano in carcere i fratelli Nicosia (ft e vd)

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Tabaccaio ucciso, segato e dato in pasto ai porci: tornano in carcere i fratelli Nicosia (ft e vd)

di Redazione
Pubblicato il Lug 14, 2018
Tabaccaio ucciso, segato e dato in pasto ai porci: tornano in carcere i fratelli Nicosia (ft e vd)

Ritornano in carcere Maurizio Nicosia, 55 anni e Michele Nicosia, 54 anni accusati dell’omicidio di Giuseppe Bruno, tabaccaio scomparso nel 2004.

I due sono stati arresati a Villarosa (En), a conclusione di un’attività coordinata dalla Direzione distrettuale Antimafia di Caltanissetta, svolta congiuntamente dai Carabinieri e dalla Squadra mobile.

Gli indagati erano già stati arrestati a febbraio del 2017 nell’ambito dell’operazione “Fratelli di sangue” che aveva portato in carcere anche altri due esponenti della famiglia Nicosia di Villarosa, ma, nonostante il Tribunale avesse inizialmente confermato la misura restrittiva in seguito all’annullamento con rinvio della Corte di Cassazione, era stata disposta la revoca del provvedimento.

La Dda ha quindi presentato ricorso in Cassazione e la Suprema Corte ha annullato l’ordinanza di revoca della misura restrittiva emessa dal Tribunale del Riesame, chiedendo al contempo che quest’ultimo si pronunciasse per una terza volta. Ieri, il Tribunale del Riesame ha confermato l’iniziale ordinanza di custodia cautelare.

Le recenti dichiarazioni rese alla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta da un collaboratore di giustizia, ponendosi su un piano di perfetta sintonia con gli elementi investigativi acquisiti a suo tempo, hanno consentito di ricostruire l’esatta dinamica della vicenda delittuosa in esame, contraddistinta da tratti di inaudita ferocia, oltre che di accertare il movente, collegato alla violenta reazione dei Nicosia a fronte dell’intenzione manifestata dalla vittima di voler riscuotere un credito vantato nei loro confronti –  il corpo del Bruno, sezionato con una motosega, sarebbe stato, in parte dato in pasto ai maiali, in parte bruciato all’interno di un fusto metallico – oltre che di accertare il sordido movente, collegato alla violenta reazione dei Nicosia a fronte dell’intenzione manifestata loro dalla vittima di voler riscuotere un credito vantato nei loro confronti e correlati interessi.

Le indagini, coordinate all’epoca dalla Procura di Enna e svolte al tempo della scomparsa del commerciante, immediatamente denunciata dai suoi familiari dopo che la sua vettura era stata rinvenuta parcheggiata in prossimità dello svincolo Mulinello dell’autostrada A/19 Palermo-Catania, non permisero l’acquisizione di elementi sufficienti per l’esercizio dell’azione penale ed il relativo procedimento venne archiviato.

Nel video che segue l’operazione del 2017

Nel febbraio del 2017, come è noto,  Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale e Squadra mobile avevano eseguito quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip di Caltanissetta, su richiesta della Procura della Dda nissena per omicidio, distruzione di cadavere aggravati dalla modalità mafiosa e associazione di tipo mafioso.

Le indagini sviluppate dal 2015 dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta hanno anche consentito di fare luce sulla scomparsa del proprietario della rivendita di tabacchi Giuseppe Bruno, avvenuta a Villarosa il 27 maggio 2004, oggetto di numerose trasmissioni televisive.

Bruno, 50 anni, sposato e padre di quattro figli, residente nella frazione Cacchiamo di Calascibetta, autotrasportatore, aveva da poco tempo rilevato una tabaccheria a Calascibetta ed era scomparso nel primo pomeriggio dalla rivendita, lasciando tutti i suoi oggetti personali.

Le indagini, archiviate e riaperte per ben tre volte, avevano accertato che l’uomo si era recato nella masseria di un pregiudicato con la sua jeep, ritrovata dai familiari due giorni dopo la scomparsa parcheggiata nell’area di sosta Santa Barbara dell’A19. Il proprietario della masseria aveva ammesso di avere ricevuto la visita di Bruno, sostenendo che era andato via pochi minuti dopo.

In carcere finirono Damiano Nicosia, 61 anni; Amedeo Nicosia, 52 anni; Maurizio Giuseppe Nicosia, 55 anni e Michele Nicosia, 53 anni, tutti di Villarosa,

A loro carico vennero acquisiti gravi indizi di colpevolezza per il delitto di associazione di stampo mafioso, con aggravanti specifiche, finalizzata a commettere omicidi, usura, traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e porto di armi, nonché volta ad acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o, comunque, il controllo di attività economiche; con riguardo a Maurizio Giuseppe Nicosia e Michele Nicosia i gravi indizi riguardano, altresì, l’omicidio di Giuseppe Bruno nonché la distruzione del suo cadavere, delitti aggravati dalla modalità mafiosa.

Tale evento si inserisce in un contesto in cui i componenti del clan Nicosia, già in passato segnalatisi quali protagonisti di vicende delittuose correlate al traffico degli stupefacenti, oltreché per aver agevolato la latitanza del noto boss gelese Daniele Emmanuello, risultano aver ormai dimostrato la loro statura criminale prevalendo sugli uomini della tradizionale famiglia di Cosa nostra ed assicurandosi, con la forza intimidatrice tipica dell’associazione mafiosa, il completo controllo delle attività, lecite ed illecite, sul  territorio di Villarosa.


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