Teatro Pirandello Agrigento: “Strappatemi il sesso, copritemi di crudeltà”: firmato Lady Macbeth...

Teatro Pirandello Agrigento: “Strappatemi il sesso, copritemi di crudeltà”: firmato Lady Macbeth (ft)

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Il saluto finale

Ben sette i Macbeth che hanno percorso nel 2016 la scena mondiale per celebrare il quattrocentesimo anniversario shakespeariano.

Oggi, 2017, sono due i Macbeth che percorrono le scene italiane, quello di Branciaroli visto l’altra sera al “Pirandello” di Agrigento e l’altro con la regia di De Fusco.  I reggitori del “Teatro Pirandello” ci hanno sempre tenuti lontano da Shakespeare, forse anche per questo il pubblico, quasi esclusivamente giovani che a stento occupavano la mezza platea del teatro, sono rimasti  un po’ interdetti nell’accoglienza mentre  nel buio gli smartphone brillavano come lucciole. Sarebbe piaciuto a Pasolini che ne invocava  il ritorno e non sappiamo se Duncan e i suoi generali , se ne siano  accorti.  Delle lucciole-smartphone se ne è accorto Tony Servillo che l’altra sera in un teatro italiano, ci racconta la cronaca, ha interrotto la recita per ordinare lo spegnimento degli smart. Possibile che l’attuale diffusione del male e della follia sanguinaria  ci costringano a valutare come “banale” la tragedia shakespeariana?  Confermata ancora una volta “la banalità del male” di Hannah Arendt?

Avranno di che discutere quei giovani coi loro insegnanti anche se la messinscena ci è parsa  dispiegare poco tutta la gamma delle potenzialità dell’opera. La scenografia soprattutto, asciutta e nereggiante, rotta dal susseguirsi dei  coni di luce e da botole. Certo, Branciaroli è una colonna del teatro italiano e la sua duttilità che vibra nelle angosciose riflessioni di Macbeth fatica a completare l’evolversi della narrazione. Ci sembra che come regista non abbia voluto rischiare molto nonostante abbia al suo attivo una decina di opere del “bardo”.

Un grazie comunque va dato all’attore italiano per averci riproposto l’eternità di Shakespeare e gli interrogativi che ancora oggi avvolgono le sue opere.

Impossibile dimenticare, fra la tanta corruzione della carne e i tradimenti umani e politici, autoriflessioni come “non dormirai più Macbeth”, “ma chi sono”?, “a che punto è la notte?, “siamo immaturi per gestire la morte”, mentre la sua dark lady Macbeth (Valentina Violo) all’inizio del primo atto da il via alla lugubre libidine di potere con il trionfale “strappatemi il sesso, copritemi di crudeltà”. E si strappa la fascia mestruale intrisa di sangue.

Il tutto si svolge nella Scozia del Basso Medioevo e sarebbe fin troppo facile attualizzare l’opera shakespeariana  con i rimandi che la gestione del potere mondiale ci offre. Prendendo in prestito le crudeli riflessioni interiori di Macbeth potremmo riferirci ad una Marine Le Pen che per arrivare al potere ha defenestrato il padre, Teresa May che è ascesa al potere sulle ceneri di Cameron e Angela Merkel che ha pugnalato politicamente Helmut Kohl.

E che dire di Renzi  che ha “liquidato” Enrico Letta con un hashtag “stai sereno”?

Probabilmente il maggior recensore di Shakespeare, a nostro parere, è stato Paolo VI che descrisse il “bardo” come  “colui che porta alla scoperta delle leggi morali che fanno la vita grande e sacra e ci porta inoltre ad una religiosa comprensione del mondo. Il suo genio elevato, il suo linguaggio possente, inducono gli uomini ad ascoltare con riverenza le grandi verità che egli espone: di morte e giudizio, d’inferno e cielo. L’essenza dei suoi drammi sono un salutare monito all’uomo moderno, che Dio esiste, che c’è una vita dopo questa vita, che il malfattore è punito e il bene vien ricompensato. Il godimento che ci offre la visione di umanità del poeta non dovrebbe farci trascurare le solenni lezioni e i moniti morali contenuti nelle sue opere”.

 Testo e foto di Diego Romeo

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