Toh! Si sono ricordati del Sud

Toh! Si sono ricordati del Sud

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Il ricercatore dello Svimez, Giuseppe Provenzano

L’altra mattina Roberto Saviano si è svegliato annunciando urbi et orbi che il sud sta andando in malora.
Non si sa come, la preoccupazione di Saviano ha raggiunto Matteo Renzi che non ha trovato di meglio che affermare “Niente piagnistei, rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci al lavoro”. Per lavoro si intenderebbe la creazione di un ministero e la creazione di un piano di intervento che ancora non c’è. Già il dieci luglio scorso redigendo su questo giornale la cronaca del convegno “Il futuro della sinistra e l’Italia che vogliamo” organizzato dall’Associazione Demos e con le conclusioni tratte da Pierluigi Bersani, riportavamo le dichiarazioni di un giovane ricercatore dello Svimez che anticipava questa “preoccupante” preoccupazione che adesso impazza in tutte le cronache. Scrivevamo: “Da ricercatore dello Svimez, Giuseppe Provenzano si sofferma sul Mezzogiorno constatando che oggi nel Pd non c’è nessuno che ci pensi seriamente. Un fenomeno, quello del Sud, più strutturale che congiunturale e fa una rivelazione agghiacciante “I dati del nostro mezzogiorno sono peggiori di quelli della Grecia”, inutile cantare vittoria “abbiamo preso il mezzogiorno” come fa l’incauto Raciti. “Già, e poi che ci fai?” – chiude amaramente Provenzano.
Come dire che sia il riformismo baldanzoso che la generazione più disincantata dovranno fare i conti con una crisi che non è mai solo economica ma morale. Quella sera era presente il segretario provinciale del Pd e poco o niente i cosiddetti renziani, i giovani segretari di circolo latitavano insieme a tutti quei postdemocristiani e pentapartitici derivati che oggi affollano le file del Pd.
Il dibattito, come dicevamo, impazza sui media e in provincia di Agrigento il silenzio è totale, tanto da far apparire stonato l’intervento dell’on. Cimino che oggi fa rimbalzare una email dove rileva “Il Sud e la Sicilia rappresentano una vera emergenza nazionale analogamente alla Grecia che rappresenta l’emergenza europea. Allora si affronti la questione meridionale con le dovute misure straordinarie. Non necessitano nuove risorse, bisogna poter spendere tutte quelle sono a disposizione bloccate dalla burocrazia attraverso pareri, vincoli e visti. Davanti all’emergenza deflazione si diano alla Protezione civile nazionale i poteri di spendere e realizzare con urgenza le opere infrastrutturali necessarie per quel Sud che pur non volendo può far fallire il Paese”. Michele Cimino come notorio, è approdato da Forza Italia a una sua formazione politica, probabilmente schifato di quel “61 a zero” dei tempi belli e magari vergognandosene. Il suo è il partito delle riforme snobbato dal Pd e dal baldanzoso Renzi svegliato da Saviano e per questo Cimino potrebbe rivelarci molto di più su quel finale di mail “quel sud che pur non volendo può far fallire il paese”, così confermando che lui c’era allora quando tutto andava a rotoli e c’è adesso come spettatore-attore. Come del resto ci sono ancora tutti i suoi colleghi siciliani che non riescono ad avanzare ricette e “pozioni” meno inconcludenti di quelle che ci hanno fornito fin’ora. Colleghi tutti impegnati a riciclarsi in un palazzo dei Normanni diventato peggio di una banca off-shore preferendo occultare l’immagine di un Sud Italia come la Grecia, anzi peggio della Grecia . Solo desolazione viene fuori dallo spaccato che ne fa lo Svimez: Dal 2000 al 2013 il Meridione è cresciuto del 13%, la metà del Paese ellenico ha segnato +24%. Per non parlare della disoccupazione che tocca il 20,5%. Più vicina alla percentuale greca, intorno al 25,6%, che non a quella dell’Italia centro-settentrionale che si ‘ferma’ al 9,5%.. Il Pil pro-capite, nel nostro Mezzogiorno, è di 16.976 euro, mentre sulle coste dell’Egeo è di poco più di 20 mila euro. Con una popolazione di 21 milioni di persone, praticamente il doppio di quella greca e se il Meridione fosse uno Stato, ora staremmo parlando di Sud-exit, altro che Grexit.. In attesa di analisi più probanti da parte loro, quello che leggiamo quotidianamente sul meridione e la Sicilia sembra un bollettino di guerra e si è giunti a scrivere che per il sud si tratta di una “dèbacle permanente” e se ci “vorranno almeno vent’anni” per rifarci ,come ci dicono i teutonici di Bruxelles, immaginiamo per la Regione Sicilia in quanti decenni dovremmo recuperare. Addirittura si sventola la notizia che la mafia lascia la Sicilia, chissà con quanto dolore per la carovana antimafia e che la colpa, oltre ai politici, è da addebitare agli stessi meridionali. Su questo è più preciso un sociologo di chiara fama, Domenico De Masi che ha rilasciato queste documentate dichiarazioni :”Colpa sicuramente dei meridionali, e lo dico da molisano. Dal 1860 non abbiamo fatto altro che attribuire colpe ai piemontesi, ai Borboni e così via. Nel 2014 ben 86 tra intellettuali, imprenditori e politici del Sud hanno firmato una sorta di manifesto in cui, tra le altre cose, enumeravano i vizi atavici di questa parte d’Italia. E sa quali erano? Nella sfera economica: individualismo, infantilismo, incompetenza, clientelismo, disorganizzazione. In quella etica: arroganza, disfattismo, dietrologia, familismo, irriconoscenza, presunzione. E, infine, nell’estetica: pressappochismo, provincialismo, rassegnazione, rozzezza. La verità è che le uniche vere multinazionali endogene e attive sono rimaste mafia, ndrangheta, camorra e sacra corona unita. Ben quattro in una sola area, un bel record. E dallo sfascio economico deriva quello culturale. Nel Nord 48 persone su 100 leggono almeno un libro l’anno; nel Sud la percentuale scende al 31%. Secondo la graduatoria delle 107 province italiane elaborata da Il Sole 24 Ore in base alla qualità della vita, tra le ultime 30 ben 29 sono meridionali”.
Per adesso siamo alle prime battute, Renzi forse sarà costretto a prendere qualche decisione ed è inutile sperare che i politici siciliani vadano a rinchiudersi in convento per un buon periodo di esercizi spirituali.
Singolarmente e alla chetichella, però, onde evitare il macello che ci profetizzò Leonardo Sciascia nel suo “Todo modo”.

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