Totò Cuffaro: “Ho combattuto la mafia. Basta con la politica, voglio stare...

Totò Cuffaro: “Ho combattuto la mafia. Basta con la politica, voglio stare con miei figli”

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Totò Cuffaro

“Un uomo che credeva di essere un re ed invece era un mendicante”. Si definisce cosi’ dal carcere di Rebibbia, dov’e’ detenuto per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio, Salvatore Cuffaro, in un’intervista a ‘Il Tempo’ a poche settimane dalla sua scarcerazione, fissata per il 16 dicembre. Magro, provato, l’ex presidente della Regione siciliana dice di avere definitivamente chiuso con la politica. “Sono stanco, provato, ma sto bene – sottolinea -. Nelle carceri si vive nella miseria che impone la legge dell’uomo. Pesa la condizione di detenuti. Questa nostra condizione e’ il nostro cilicio, ed avvolge corpo e mente. L’uomo che e’ in noi soffre e grida il suo silenzio; grida fame e miseria, grida, si sciupa e si dissecca la vita e grida il tempo, l’anima e in tutti noi si spezzano i cuori. Il carcere non ti priva soltanto della liberta’. Ti toglie il fiato, il respiro lungo della vita”. “Al carcere – aggiunge – non ci si abitua mai cosi’ come non si dimentica. Ancora adesso nelle notti insonni e amare sento piu’ forte il bisogno di fare l’appello degli affetti. Esco con la mente dalla cella, nel buio vado in giro per il carcere desolato; ascolto il rumore dei miei passi e respiro il tanfo che di notte e’ intriso di compassione. Nel buio sento il respiro duro e doloroso dei miei compagni detenuti, neanche le tenebre riescono a nascondere le angosce. Sconfitto, accendo la povera luce del mio letto e osservo la foto che mi ritrae insieme a mia moglie e ai miei figli e mi da’ conforto cogliere impresso nei loro occhi quello che mi serve”. Di farla finita, dice, “non ci ho mai pensato anche se purtroppo ho visto miei compagni, nelle celle accanto e di fronte, che si sono determinati nel farlo. La vita va accettata cosi’ com’e’. La Ballata del carcere di Reading, magnifica opera di Oscar Wilde, ben descrive la vita dei reclusi e la loro disperazione: ‘E il lancinante rimorso e i sudori di sangue, nessuno li conosce al pari di me: perche’ colui che vive piu’ di una vita deve morire anche piu’ di una morte'”.

Ho perso 30 chili – aggiunge – e almeno in questo il carcere non e’ stato negativo”. E la mafia? “La mia coscienza – risponde – sa di non aver mai favorito la mafia ma di averla combattuta amministrativamente e culturalmente. Tante persone che mi sono state vicine con le lettere mi hanno aiutato a portare la croce con la preghiera”. E oggi Toto’ ‘vasa vasa’, aggiunge, “e’ un uomo piu’ vecchio, piu’ innamorato della vita, piu’ consapevole che la vita e’ il piu’ grande dono che abbiamo avuto: e’ amore, e’ rispetto dell’altro e della sua liberta’, e’ comprendere senza mai stancarsi. Ho avuto paura di non sapere affrontare questa avversita’ e di fallire la prova a cui ero stato chiamato. Oggi posso dire che ce l’ho fatta. Non mi manca il vecchio Toto’ anche se confesso che mi sarebbe molto di conforto e mi piacerebbe sapere che manca agli altri (ho ricevuto 13 mila lettere). So che tornato in liberta’ nulla sara’ come prima. Sono come il mendicante che credeva di essere un re, pensava di esserlo diventato perche’ si era fatto da se’ e che la vita si e’ incaricato di farlo tornare quello che e’ giusto che sia: se stesso”. “In cella – sottolinea -ci si abitua a tutto, non si ha scelta. Nella mia ora d’aria mattutina corro, poi leggo, studio, scrivo. Ho gia’ scritto e sono stati pubblicati due libri sulla vita in carcere, sui sentimenti dei detenuti, le loro ansie, speranze, illusioni e sogni. Scrivo del trattamento inumano nelle carceri sovraffollate. Io che sono medico, in carcere mi sono iscritto a giurisprudenza. Ancora due esami e potro’ laurearmi”. “Mi sono rimasti vicini tanti amici e colleghi di partito – aggiunge -. Moltissimi mi hanno scritto e altri sono venuti a trovarmi. Altri ancora hanno preferito prendere le distanze. Ricordo i primi con affetto e i secondi senza risentimento nelle mie preghiere. Mi e’ stata rubata una parte della vita, ma la perdita di questa parte e’ servita a sostenere la mia stessa vita e l’ha resa piu’ forte e piu’ vera. La vita e’ il dono piu’ grande che si riceve e l’aver avuto intaccato questo dono da una radicale ingiustizia impone a chi l’ha subita di amarla con piu’ forza e di combattere per la verita’, non innalzando barriere ma gettando ponti. Sono stato mortificato e ho avuto soggiogata la mia innocenza ma non sono stato cancellato nelle coscienze di tanti che mi vogliono bene”. “La politica – puntualizza – e’ stata la mia vita. Il luogo dove mi sono donato alla gente, alla mia Terra, dove mi sono realizzato come uomo e spero come cristiano. E’ stata purtroppo, suo malgrado, anche la causa del mio carcere. E’ finito il mio tempo per la politica. Poi mi troverei come un pesce fuor d’acqua. Appartengo a coloro che ritengono migliori i giorni in cui gli ideali si sposavano con la politica, perche’ erano fecondi, questi che adesso sta vivendo la politica mi pare siano giorni senza ideali, vuoti e sterili”. “Stando chiuso in una cella di 16 metri quadrati insieme ad altre tre persone passo il mio tempo a leggere giornali e libri, scrivere, vedere telegiornali e talk show – aggiunge -. Renzi e’ animato di grande volonta’ e voglia di fare. Credo pero’ dovrebbe essere piu’ dialogante, sulle riforme costituzionali avrebbe potuto ottenere gli stessi risultati coinvolgendo gli altri. Renzi e’ l’unico che e’ rimasto. Forza Italia con Berlusconi messo alle corde e’ aggrappata a niente. Non nascondo che sono preoccupato per il nostro Paese”.

Uscendo da Rebibbia trovera’ una citta’ senza sindaco. “Conosco bene Marino – dice Cuffaro -. E’ stato il direttore dell’Ismett (Centro trapianti siciliano) quand’ero al governo della Sicilia. Era un buon chirurgo. Differentemente da come lui si e’ comportato con me, gli auguro giorni sereni. In carcere ho imparato che un uomo ha il diritto di giudicare un altro uomo solo per aiutarlo”. La politica, da uomo disintossicato, e’ davvero cosi’ beffarda e insidiosa? “Ho rispettosamente bevuto per intero l’acqua amara che mi e’ stata assegnata – risponde -. Non l’ho rifiutata e neppure allontanata: sarebbe stato scortese verso chi mi aveva prescelto a riceverla… Il carcere e’ un volo in caduta libera nel dolore, e’ un cambiamento sostanziale della condizione umana. Io mi sono sforzato di difendere la mia dignita’. La politica certamente e’ passione, sacrificio e scelta di vita. Cosi’ l’ho vissuta, ma non posso negare che sia anche beffarda e insidiosa”. Tornasse indietro…? “Rifarei il presidente della mia terra perche’ e’ quanto di piu’ bello possa capitare a chi ama la propria gente. La consapevolezza di essere stato votato da quasi 2 milioni di siciliani e di avere avuto la loro fiducia mi riempie ancora adesso di orgoglio. La Sicilia e’ una terra bellissima, difficile e complicata, per questo merita ancor piu’ di essere amata e servita. Anche se la politica e’ stata motivo del mio dramma, se tornassi indietro la rifarei. Niente puo’ esserci di cosi’ pesante e doloroso da potermi far rinunciare all’orgoglio di essere Presidente dei siciliani. Neanche 5 anni di carcere”. E alla domanda sulla prima cosa che fara’ da uomo libero, risponde: “Corro subito a riabbracciare mia madre. In questi anni mi e’ stato negato persino un permesso di 24 ore per andare ad abbracciarla, lei che ha 92 anni. Poi andro’ a far visita a mio padre al camposanto. Voglio stare insieme a mia moglie e ai miei figli. Voglio dormire nel mio letto. Un uomo ha bisogno del suo letto”.

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